A Savona il Movimento 5 Stelle ha due consiglieri comunali, Manuel Meles e Federico Mij, che in questi cinque anni hanno svolto un’opposizione seria, puntuale e spesso solitaria alla maggioranza guidata da Marco Russo e dal Pd.
Non un’opposizione fatta di slogan o di comunicati per riempire le pagine dei social, ma di interventi in Consiglio comunale, accessi agli atti, denunce politiche, domande scomode e critica costante alle scelte dell’amministrazione. Lo avevano fatto anche nella precedente legislatura, quando a guidare Savona era il centrodestra: dunque non si può certo accusarli di scegliere il bersaglio a seconda della convenienza.
Proprio per questo appare incomprensibile la linea che sembra affacciarsi nei vertici regionali e provinciali del Movimento: spingere i Cinque Stelle savonesi verso un’alleanza elettorale con il Pd e con la ricandidatura di Marco Russo.
Sarebbe una scelta politicamente masochistica e, soprattutto, incoerente. Per cinque anni si è detto ai cittadini che molte scelte della giunta Russo erano sbagliate, insufficienti o dannose per Savona; poi, alla vigilia delle elezioni, ci si dovrebbe presentare accanto agli stessi amministratori, magari fingendo che tutto si possa cancellare con la formula magica del “campo largo”.
Ma largo quanto? E soprattutto: largo per fare che cosa?
Un’alleanza non può essere soltanto la somma di sigle, incarichi e calcoli elettorali. Dovrebbe nascere da un programma condiviso e da una valutazione onesta di ciò che è accaduto in questi anni. Altrimenti il rischio è che il Movimento perda la propria identità e consegni agli elettori un messaggio disarmante: ieri oppositori duri, oggi alleati fedeli.
A rendere il quadro ancora più grottesco arriva la notizia della candidatura di Livio Di Tullio nella lista a sostegno di Russo. Di Tullio non è un nome qualsiasi: fu vicesindaco e assessore all’Urbanistica nella giunta Berruti, quella stagione amministrativa che ha lasciato a Savona problemi enormi, a partire dalle vicende del bilancio comunale e di alcune società partecipate.
Di Tullio ha confermato di voler tornare in campo per “dare una mano” a Russo, pur avendo espresso in passato riserve su alcune scelte dell’attuale amministrazione. La sua candidatura, secondo quanto riportato dalla stampa locale, sarebbe maturata dopo un contatto con Andrea Orlando. Una circostanza politicamente significativa, visto che proprio Orlando sta condividendo con Giuseppe Conte il palco della Festa dell’Unità di Genova.
E allora la domanda è inevitabile: mentre Conte parla di rinnovamento, partecipazione e coerenza, a Savona si prepara un’operazione che mette insieme il Pd di Russo, il ritorno di un ex protagonista della giunta Berruti e, forse, persino quei Cinque Stelle che per cinque anni hanno denunciato i limiti di entrambi?
Meles e Mij dovrebbero riflettere bene prima di accettare questa strada. Non perché l’autonomia garantisca automaticamente la vittoria, ma perché almeno consentirebbe di salvare una cosa sempre più rara nella politica italiana: la coerenza.






