Burlando racconta mezzo secolo di politica, ma Savona resta fuori dal bilancio

Nell’intervista Claudio Burlando al SECOLOXIX  ripercorre con orgoglio una lunga carriera: il Pci, il Comune di Genova, l’esperienza da ministro, i due mandati alla guida della Regione, i rapporti con Prodi e D’Alema, gli incontri con i grandi nomi della politica nazionale e internazionale. Un racconto da protagonista, quello dell’ex governatore, che anche lontano dalle cariche continua a coltivare relazioni, consigli e interventi pubblici.

Manca però un capitolo importante: il bilancio del suo rapporto con Savona.

Non perché un presidente di Regione possa essere ritenuto responsabile di ogni vicenda della provincia, ma perché Burlando ha governato la Liguria per dieci anni, dal 2005 al 2015. Un periodo lungo abbastanza per lasciare un segno. E Savona, a guardare i risultati, ha perso centralità, funzioni e capacità di contare.

Il caso più evidente è la Margonara. La vicenda dell’approdo turistico, sostenuta politicamente negli anni del governo Burlando, si è trasformata in un intreccio di atti, promesse e contenziosi. Oggi la Regione dovrà risarcire con 500 mila euro gli eredi Gambardella per gli errori compiuti nel progetto. Una conclusione che pesa non soltanto nelle casse pubbliche, ma anche nella credibilità di una politica che aveva presentato quell’operazione come un’occasione di sviluppo.

Poi c’è Tirreno Power, la centrale a carbone di Vado. Nel processo per il presunto disastro ambientale Burlando fu ascoltato proprio sulle decisioni della sua Giunta in materia di autorizzazioni e limiti emissivi. La sua difesa fu, in sostanza, che le decisioni erano tecniche e non frutto di pressioni politiche. Ma un presidente di Regione non può limitarsi a dire che decidevano gli uffici quando in gioco ci sono ambiente, salute e un territorio già gravato da industrie pesanti.

La politica serve proprio a questo: ad assumersi responsabilità. Non soltanto a tagliare nastri quando tutto sembra andare bene, ma a spiegare le proprie scelte quando emergono dubbi, danni e conseguenze.

Sul resto occorre essere precisi. La Cassa di Risparmio di Savona fu incorporata nel gruppo Carige prima dell’arrivo di Burlando alla presidenza della Regione. Non gli si può dunque attribuire direttamente quella scelta. Ma durante i suoi mandati non si vide una politica regionale capace di restituire a Savona un peso autonomo nel sistema economico ligure, sempre più concentrato su Genova.

Lo stesso vale per il porto. L’accorpamento formale dell’Autorità portuale di Savona con Genova arrivò nel 2016, dopo la fine della presidenza Burlando. Ma il processo di progressiva subordinazione del porto savonese al capoluogo era già nell’aria, e non risulta una grande battaglia regionale per difendere davvero l’autonomia e il ruolo decisionale dello scalo di Savona.

Burlando può continuare, come ha fatto in altre occasioni, a esprimere apprezzamento per Marco Russo e per l’attuale amministrazione savonese. È una valutazione politica legittima. Ma Savona ha il diritto di ricordare che molti dei problemi di oggi non sono nati ieri: vengono da lontano, da stagioni nelle quali la Regione era guidata proprio da Burlando.

Nell’intervista l’ex governatore racconta una vita trascorsa nella stanza dei bottoni. Forse sarebbe utile aggiungere anche un capitolo meno celebrativo: quello delle scelte che hanno lasciato Savona più debole, più dipendente da Genova e con troppi conti ancora aperti.

Condividi

Lascia un commento