Nell’….intervista …. il sindaco difende scelte e visione, ma tra rifiuti, traffico e tensioni politiche emergono crepe che la narrazione ufficiale fatica a coprire
C’è una parola che attraversa tutta l’intervista del sindaco Marco Russo: continuità.
Continuità nelle scelte, nel progetto, nella visione di città. Un filo coerente, almeno nelle intenzioni, che dovrebbe rassicurare. Ma il problema è che, a Savona, più che la continuità si percepisce l’attrito.
Attrito tra ciò che viene raccontato e ciò che i cittadini vivono ogni giorno.
La città “corretta” e quella reale
Russo rivendica la capacità di correggere il tiro, di ascoltare, di adattare.
Eppure, basta uscire di casa per accorgersi che le correzioni spesso arrivano dopo, e quasi sempre sotto pressione.
Il caso dei rifiuti è emblematico: il sindaco parla di un sistema imposto, di un piano non deciso da questa amministrazione. Tutto vero. Ma è altrettanto vero che la gestione concreta – fatta di mastelli, bidoni condominiali, retromarce improvvise – racconta un’altra storia: quella di un modello applicato senza conoscere davvero la città.
Il dato del 70% di raccolta differenziata è sventolato come un successo. Ma la domanda che resta sospesa è semplice:
a quale prezzo, in termini di qualità della vita?
Perché tra sacchetti abbandonati, confusione organizzativa e tensioni con gli operatori, la sensazione diffusa non è di efficienza, ma di adattamento forzato.
Pedonalizzazioni: visione o esperimento?
Sul fronte mobilità, il sindaco insiste su una parola ormai diventata mantra: sostenibilità.
Peccato che, anche qui, la percezione sia diversa.
Le modifiche alla viabilità – da piazza Mameli a piazza Diaz – vengono descritte come tasselli di un piano più ampio. Ma nel quotidiano appaiono spesso come tentativi scollegati, che spostano i problemi invece di risolverli.
Il punto non è essere contro le pedonalizzazioni.
Il punto è che, senza alternative credibili – trasporto pubblico efficiente, infrastrutture completate, parcheggi funzionali – rischiano di diventare penalizzazioni mascherate da progresso.
E citare l’eterna incompiuta dell’Aurelia bis come soluzione futura suona ormai come una promessa logora, consumata dal tempo e dai rinvii.
Tpl e la città delle multe
Altro nodo: il trasporto pubblico.
Russo difende la solidità di TPL Linea e parla di innovazioni in arrivo.
Ma nel frattempo la realtà è fatta di linee insufficienti, ipotesi di riduzioni serali e una gestione della sosta percepita come aggressiva.
Le multe, dice il sindaco, servono a garantire rotazione.
Ma quando una città inizia a sentirsi più controllata che servita, il problema non è solo tecnico: è politico e culturale.
Perché si crea quella sensazione – pericolosa – di un’amministrazione che chiede sacrifici senza offrire alternative credibili.
Il nodo politico: il convitato di pietra
Sul fronte politico, Russo minimizza. Nessuna divisione nel PD, nessuna tensione.
Eppure il nome di Roberto Arboscello aleggia come un’ombra ingombrante.
Non serve che qualcuno lo dica apertamente: a Savona lo sanno tutti che il vero tema non è la continuità, ma la fiducia.
Fiducia interna al partito, prima ancora che nella città.
E quando un sindaco sente il bisogno di ribadire che non cerca altri ruoli, significa che la partita è già aperta.
La narrazione delle opere
Nel finale dell’intervista arriva la classica “lista della spesa”: cantieri, progetti PNRR, riqualificazioni.
Tutto legittimo. Tutto reale.
Ma anche qui si intravede un limite: l’idea che la quantità di opere equivalga automaticamente a qualità amministrativa.
Savona non è una città che chiede solo lavori pubblici.
È una città che chiede coerenza tra progetto e quotidianità, tra visione e vita reale.
Il punto politico vero
Russo dice che Savona è in trasformazione.
Probabilmente ha ragione.
Il problema è capire verso cosa.
Perché oggi la sensazione diffusa è quella di una città sospesa:
- troppo piccola per certi modelli “da grande città”
- troppo complicata per soluzioni calate dall’alto
- troppo stanca per accettare esperimenti continui
Il sindaco rivendica coerenza.
I cittadini chiedono risultati.
Nel mezzo c’è Savona, che non è un progetto su carta ma una realtà fatta di strade, abitudini, equilibri fragili.
E forse il vero rischio, più che l’incoerenza, è un altro: confondere la determinazione con l’ostinazione.






