In Val Bormida la qualità dell’aria non può essere ridotta a uno slogan rassicurante o a un titolo allarmistico. Per capire davvero occorrono dati aggiornati, completi e soprattutto confrontati nel modo corretto.
Il sito ColivingLiguria offre una mappa utile delle centraline pubbliche di Cairo Montenotte: Bragno, Mazzucca e Villa Sanguinetti. Nelle loro schede risultano monitorati PM10, PM2.5, biossido di azoto e benzene; a Bragno e Mazzucca anche biossido di zolfo. L’ozono, invece, non compare tra i parametri indicati per queste tre postazioni.
È un’informazione importante, perché racconta una realtà che merita attenzione continua: polveri sottili, sostanze legate alle combustioni e benzene — composto riconosciuto come cancerogeno — non sono dettagli da archiviare con una media generica o con un semplice «va tutto bene».
Ma la parte più significativa del sito è forse un’altra. Al momento il cruscotto non pubblica valori validati né grafici recenti: la connessione ai dati ufficiali ARPAL/OPAS risulta “non disponibile”. Una scelta prudente, certamente migliore che esibire numeri non verificati; tuttavia è anche il segno di un problema. I cittadini devono poter conoscere con immediatezza, giorno per giorno, ciò che respirano.
Le centraline non devono essere una presenza simbolica, buona solo quando scoppia una polemica o si registrano picchi di benzene. Devono diventare uno strumento di trasparenza: dati facilmente consultabili, serie storiche comprensibili, spiegazione dei superamenti e confronto serio con i valori sanitari indicati dall’OMS, senza confondere questi ultimi con i limiti di legge.
La Val Bormida porta già sulle spalle una pesante storia industriale e ambientale. Proprio per questo, mentre torna il dibattito su nuovi impianti e sull’inceneritore, sarebbe irresponsabile limitarsi alle promesse. Prima di aggiungere altre fonti emissive, occorre sapere con certezza qual è il punto di partenza: non a parole, ma con dati pubblici, continui e verificabili.






