Orti Folconi, dietro la parola “riqualificazione” torna l’ombra del mattone

Savona scopre che anche gli Orti Folconi hanno un valore economico ed edilizio da mettere nero su bianco. Opere Sociali, proprietaria di una parte consistente dell’area davanti alla stazione, ha commissionato una perizia indipendente sul distretto TR1/1: circa 35 mila metri quadrati che dovranno entrare nel grande disegno urbanistico denominato, con formula certamente rassicurante, “La Città Parco”.

È un passaggio tecnico, si dirà. Ma è anche un passaggio politico e molto concreto: quando si valuta il valore edilizio di un terreno, evidentemente non si sta discutendo soltanto di aiuole, alberi, panchine e percorsi ciclabili. Si prepara il terreno, è proprio il caso di dirlo, alle decisioni patrimoniali e urbanistiche che verranno.

Il masterplan dell’architetto Alfonso Femia unisce Orti Folconi e Binario Blu-Piazza del Popolo. Sulla carta promette molto: 67 mila metri quadrati di parco urbano, collegamenti ciclopedonali, una passerella sul Letimbro, superfici permeabili, piantumazioni e la riduzione dell’asfalto. Tutte cose utili e necessarie in una città che soffre il caldo, il traffico e una cronica scarsità di spazi verdi davvero fruibili.

Ma il progetto non è soltanto un parco. Prevede anche un Palaeventi davanti alla stazione, un grande sistema di parcheggi — 2.275 posti, di cui 1.300 pubblici — residenze, attività commerciali e formule di “senior living”. È dunque una trasformazione immobiliare rilevante, non un semplice recupero ambientale.

L’amministrazione sostiene che il carico insediativo sarà inferiore a quello consentito dall’attuale PUC: meno 20 per cento complessivo, che diventerebbe meno 37 per cento escludendo il Palaeventi e il lotto di Opere Sociali. È un dato che va preso sul serio, ma che non può diventare una formula magica. Una riduzione rispetto a previsioni urbanistiche molto più pesanti non equivale automaticamente a dire che non vi sarà nuova cementificazione.

La domanda che i savonesi hanno il diritto di porre è semplice: quanti nuovi edifici verranno costruiti, con quali altezze, quante superfici saranno davvero verdi e permeabili, quanti alloggi saranno destinati al mercato privato e quali funzioni pubbliche saranno garantite? E ancora: chi pagherà il Palaeventi, la manutenzione del parco, i servizi, la viabilità e le opere di mitigazione?

Per ora siamo davanti a un masterplan, non a un progetto esecutivo. Il Comune stesso annuncia un dibattito pubblico, poi un accordo formale tra le parti e una realizzazione per fasi. È proprio questa la fase in cui occorre massima trasparenza: non quando le volumetrie saranno già stabilite e i cittadini potranno soltanto guardare i rendering.

Gli Orti Folconi sono un’area abbandonata da troppo tempo e Savona non può permettersi di lasciarla nel degrado. Ma riqualificare non deve significare consegnare un’altra parte strategica della città alla solita logica: un po’ di verde come cornice e il mattone come motore dell’operazione.

Un grande parco sarebbe una conquista. Un parco circondato da nuove costruzioni, parcheggi e interessi immobiliari, invece, rischierebbe di essere soltanto il nome elegante dato all’ennesima cementificazione.

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