Liguria, la rivoluzione del 118 divide: perché la centrale unica fa discutere

La riorganizzazione del servizio di emergenza 118 in Liguria continua ad alimentare un acceso confronto politico, sindacale e sanitario. Da una parte la Regione difende la scelta della centrale operativa unica regionale come un passo necessario per rendere il sistema più moderno ed efficiente; dall’altra sindacati, operatori e numerosi amministratori locali denunciano il rischio di un progressivo indebolimento dei servizi territoriali, soprattutto nelle province.

Il progetto della Regione

La riforma prevede l’accorpamento delle cinque centrali operative provinciali del 118 in un’unica centrale regionale con sede a Genova. Il processo è stato avviato gradualmente e, secondo il cronoprogramma della Regione, dovrebbe portare al completamento dell’unificazione dell’intero sistema. L’obiettivo dichiarato è quello di coordinare in maniera più efficace i soccorsi, uniformare le procedure e ottimizzare l’impiego del personale e dei mezzi disponibili.

Secondo l’assessorato alla Sanità, una cabina di regia unica consentirebbe di inviare l’ambulanza più vicina indipendentemente dai confini delle singole ASL, ridurre i tempi di coordinamento nelle maxi emergenze e garantire una gestione omogenea su tutto il territorio ligure.

Le critiche: “Si perde il presidio del territorio”

Le contestazioni, però, non si sono fatte attendere.

La FP CGIL e la UIL hanno parlato apertamente di “desertificazione del servizio pubblico”, sostenendo che la chiusura delle centrali provinciali rappresenti molto più di una semplice riorganizzazione amministrativa. Secondo i sindacati, la conoscenza del territorio da parte degli operatori costituisce un elemento fondamentale nella gestione delle emergenze, soprattutto in una regione complessa come la Liguria, caratterizzata da vallate, piccoli comuni e collegamenti difficili.

Le organizzazioni sindacali ricordano inoltre che il 118 ligure è stato per anni considerato un modello nazionale e temono che la centralizzazione finisca per sacrificare competenze costruite in decenni di esperienza.

Il caso Savona

Particolarmente forte è stata la protesta nel savonese.

La prospettiva della chiusura della centrale operativa di Savona ha provocato una mobilitazione che ha coinvolto cittadini, operatori sanitari e rappresentanti istituzionali. È stata anche lanciata una petizione che in poco tempo ha raccolto migliaia di adesioni, segno di una forte preoccupazione della popolazione.

Secondo i contrari alla riforma, Savona rappresenta inoltre un importante punto di sicurezza per l’intero sistema regionale, in grado di fungere da centrale di backup in caso di problemi tecnici o emergenze che coinvolgano Genova.

I timori dei lavoratori

Accanto agli aspetti organizzativi ci sono quelli occupazionali.

Molti dipendenti temono trasferimenti verso Genova con inevitabili ripercussioni sulla vita familiare e lavorativa. I sindacati denunciano inoltre carenze di personale già esistenti che, a loro giudizio, rischiano di aggravarsi con la concentrazione delle attività in un’unica sede.

Il vero nodo

La domanda che divide il dibattito è semplice: una centrale unica migliorerà davvero il servizio oppure allontanerà la gestione delle emergenze dai territori?

Chi sostiene la riforma ritiene che le moderne tecnologie di geolocalizzazione rendano ormai superato il modello delle centrali provinciali.

Chi la contesta replica invece che, nelle emergenze, la conoscenza diretta del territorio, delle strade, delle criticità locali e della rete dei soccorsi rappresenta un valore che nessun software può sostituire completamente.

Una partita ancora aperta

L’accorpamento del 118 è destinato a rappresentare uno dei temi più delicati della sanità ligure nei prossimi mesi. Per la Regione si tratta di una modernizzazione indispensabile; per molti operatori e amministratori locali è invece l’ennesimo passo verso la progressiva centralizzazione dei servizi pubblici.

Come spesso accade, il giudizio definitivo arriverà soltanto con i fatti: saranno i tempi di risposta, la qualità dei soccorsi e la sicurezza garantita ai cittadini a dire se la riforma avrà realmente migliorato il sistema oppure se le preoccupazioni espresse in questi mesi erano fondate.

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