Domani, 20 luglio, scadrà il bando esplorativo avviato dalla Regione Liguria per raccogliere le manifestazioni di interesse alla realizzazione del nuovo inceneritore destinato a chiudere il ciclo dei rifiuti regionali. Si entra così nella fase più delicata di una vicenda che da mesi divide amministratori, aziende e cittadini.
Le indiscrezioni parlano di almeno sette grandi gruppi pronti a partecipare, mentre la Val Bormida continua a essere indicata come il territorio maggiormente esposto all’ipotesi di ospitare l’impianto. Tra i possibili protagonisti figurano A2A Ambiente, Herambiente, Iren Ambiente, Acea Ambiente, Kanadevia Inova e altri operatori del settore. Nel frattempo, secondo quanto emerso nelle ultime ore, il ricorso presentato da Italiana Coke al TAR potrebbe aggiungere un ulteriore elemento di incertezza all’intera procedura.
Se domani si chiuderà formalmente la raccolta delle candidature, la vera partita inizierà subito dopo, quando Regione e ARLIR dovranno valutare le proposte ricevute e individuare il progetto ritenuto più idoneo.
Il Coordinamento NO Inceneritore: “La Val Bormida non sarà la pattumiera della Liguria”
Nel frattempo il Coordinamento NO INCENERITORE ribadisce con forza la propria contrarietà all’opera e annuncia che la mobilitazione è destinata a proseguire.
Questo il comunicato del Coordinamento:
“Il Coordinamento NO INCENERITORE continuerà a battersi affinché questo impianto non venga introdotto nel nostro territorio che ha già pagato le pesanti scelte industriali del passato e che non può più, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista etico, continuare a subire le inefficienze dei territori adiacenti.
Sappiamo ormai che l’80% dei rifiuti che verrebbero bruciati proviene da una città metropolitana che in questi anni non si è adoperata a migliorare una raccolta differenziata che è al di sotto degli standard europei e per la quale subisce anche una procedura di infrazione ogni anno, pagata dai cittadini.
Inoltre non possiamo non considerare l’inaccettabile appesantimento delle nostre infrastrutture, già oggi al collasso, che aumenterebbe ulteriormente i costi di conferimento dei rifiuti.
Rifiuti che da anni sosteniamo debbano essere differenziati e trattati come una risorsa, mentre l’inceneritore li ridurrebbe ad uno scarto costoso e ambientalmente pericoloso.
Non da ultimo sottolineiamo la mala gestione che la Valle continua a subire, sia con l’esempio delle ceneri abbandonate di Bragno, ancora oggi depositate senza controllo in un sito inadeguato, sia con gli sforamenti di benzo(a)pirene delle aziende presenti sul territorio, rispetto ai quali da anni chiediamo controlli e il rispetto delle regole.
Tutta la Val Bormida ligure e piemontese non accetterà assolutamente questo impianto calato dall’alto e intraprenderemo iniziative popolari e legali per fermarlo e mettere di fronte i responsabili di questa vera e propria speculazione alle responsabilità dei danni ambientali, economici e morali di questa scelta.
Ci auguriamo quindi che venga applicata la regola del buon senso per una migliore gestione della situazione, a vantaggio sia dei cittadini valbormidesi, che stanno lavorando per una progettazione diversa, sia dei genovesi, che meritano una gestione dei rifiuti più seria e rispettosa dell’ambiente e delle regole che gli altri territori, compresa la Val Bormida, rispettano da anni.”
Una decisione che segnerà il futuro del territorio
Qualunque sarà l’esito del bando, una cosa appare ormai evidente: la questione non riguarda soltanto la localizzazione di un impianto industriale, ma il modello di gestione dei rifiuti che la Liguria intende adottare nei prossimi decenni.
Da una parte c’è chi ritiene l’inceneritore indispensabile per ridurre il ricorso alle discariche e limitare l’esportazione dei rifiuti fuori regione. Dall’altra cresce il fronte di chi sostiene che prima di costruire un inceneritore occorra aumentare significativamente la raccolta differenziata, il recupero di materia e gli impianti dedicati al riciclo.
Domani si chiuderà il bando. Ma per la Val Bormida, con ogni probabilità, non sarà la conclusione della vicenda: sarà soltanto l’inizio di uno scontro destinato a proseguire nelle sedi istituzionali, nelle piazze e, come già annunciato dal Coordinamento, anche nelle aule dei tribunali.






