Un valbormidese ci scrive: Bormida, nessun veleno trovato. Ma allora cosa è successo davvero?

Riceviamo e pubblichiamo questa email da un nostro lettore della Valbormida sulla moria dei pesci a Ferrania

Gentile  redazione

ho letto con attenzione tutta la documentazione pubblicata sulla vicenda della moria di pesci nel torrente Bormida e, anziché tranquillizzarmi, mi ha lasciato alcune domande alle quali, almeno per ora, non riesco a dare una risposta.

Premetto una cosa: mi sembra corretto che ARPAL, ASL e gli altri enti abbiano svolto gli accertamenti e abbiano reso pubblici gli esiti. È giusto anche prendere atto che le analisi dell’acqua non abbiano rilevato sostanze inquinanti oltre i limiti di legge e che gli esami tossicologici sui pesci abbiano escluso la presenza di decine di sostanze velenose.

Benissimo.

Ma allora mi chiedo: perché quei pesci sono morti?

Se non è stato un avvelenamento e non emergono contaminazioni significative nelle acque, quale spiegazione dobbiamo dare a un episodio che tutti hanno potuto vedere con i propri occhi?

Nei documenti si parla della presenza di batteri del genere Aeromonas, normalmente presenti nell’ambiente acquatico ma capaci, in determinate condizioni, di provocare elevate mortalità tra i pesci.

Ed è qui che nasce la mia seconda domanda.

Quali sono state quelle condizioni?

Perché proprio in quei giorni? Cosa ha favorito la proliferazione di questi batteri? Il caldo? La scarsità d’acqua? Altri fattori ambientali? Oppure esiste qualcos’altro che ancora non conosciamo?

Poi c’è un altro aspetto che continua a lasciarmi perplesso.

Dopo la moria dei pesci sono arrivate le segnalazioni relative all’improvviso aumento della portata del torrente e alla presenza di schiuma.

Sono episodi completamente indipendenti oppure fanno parte dello stesso fenomeno?

La cosa interessante è che nemmeno il Comune di Cairo Montenotte sembra voler dare una risposta definitiva. Nella comunicazione inviata alla Procura e agli altri enti, infatti, precisa di non essere in grado, allo stato attuale, di affermare l’esistenza di un nesso causale tra i diversi episodi, rimettendo ogni ulteriore valutazione agli organi competenti.

Ed è proprio questo passaggio che mi induce a riflettere.

Se tutto fosse stato realmente chiarito, probabilmente il fascicolo sarebbe stato semplicemente archiviato.

Invece gli stessi enti parlano di ulteriori approfondimenti.

Per questo motivo credo che sarebbe sbagliato trasformare l’esito delle analisi in uno slogan del tipo: “non è successo nulla”.

No, qualcosa è successo eccome.

I pesci sono morti.

La schiuma è stata segnalata.

Le anomalie idrologiche sono state osservate.

Le analisi hanno escluso molte possibili cause, ma non mi pare abbiano ancora individuato con certezza quella vera.

E allora mi permetto un’ultima considerazione.

Quando si parla di ambiente e della salute di un fiume importante come la Bormida, credo che la prudenza non sia mai troppa. Continuare a cercare risposte non significa alimentare allarmismi, ma fare ciò che ogni cittadino si aspetta dalle istituzioni: comprendere fino in fondo cosa è accaduto, affinché episodi simili non si ripetano.

Un vostro lettore.

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