Celle Ligure, il 40% di spiagge libere non c’è. Ma le nuove concessioni si preparano lo stesso

Il Consiglio comunale del 15 ottobre porta alla luce una situazione paradossale: le spiagge libere e libere attrezzate si fermano al 34,68%, sotto la soglia prevista dalla legge regionale. Il Comune punta su una nuova spiaggia da realizzare entro febbraio 2029, finanziata con le future concessioni balneari. Ma la normativa pone anche precisi limiti al rilascio di nuove concessioni quando manca la quota minima di litorale pubblico.

A Celle Ligure il mare c’è, le spiagge anche. Quello che manca, almeno secondo i conteggi riconosciuti dalla Regione Liguria, è la percentuale di litorale da destinare alla libera balneazione.

La questione è tornata al centro del Consiglio comunale del 15 ottobre, grazie a un’interrogazione del consigliere di minoranza Gadina, che ha messo l’amministrazione di fronte a un dato difficilmente contestabile: oggi Celle non raggiunge la quota del 40% di spiagge libere e libere attrezzate prevista dalla normativa regionale.

E non si tratta soltanto di una differenza numerica. Dietro quelle percentuali si nasconde una questione ben più importante: quale futuro si vuole dare al litorale cellese? Un mare sempre più organizzato intorno alle concessioni e agli stabilimenti balneari, oppure una costa realmente accessibile a tutti?

La Regione ha fatto i conti. E quelli del Comune non tornano

La vicenda nasce dalla variante al Progetto di utilizzo delle aree demaniali marittime, adottata dal Comune nel febbraio 2026.

La Regione Liguria, esaminando la documentazione, ha evidenziato un problema tutt’altro che secondario: nel conteggio delle spiagge libere erano stati inseriti anche tratti di litorale non concretamente utilizzabili.

In sostanza, si consideravano disponibili anche spiagge che ancora non esistono oppure dove oggi non si può fare il bagno.

La Regione ha chiesto di escludere dal calcolo alcuni tratti: 60 metri in prossimità del porticciolo, dove la balneazione è interdetta; 44 metri corrispondenti a una scogliera artificiale; altri 8 metri destinati ad attività nautiche.

Il risultato, illustrato nell’interrogazione, è il seguente:

Per dirla semplicemente, quasi il 60% del litorale balneabile è occupato da spiagge in concessione, mentre quelle completamente libere rappresentano meno di un quinto.

Un dato che dovrebbe far riflettere chiunque consideri il mare un patrimonio collettivo e non soltanto una risorsa economica.

La legge non parla soltanto del 40%. C’è un altro vincolo

Qui entra in gioco un aspetto particolarmente importante, che rende la situazione di Celle ancora più delicata.

La legge regionale ligure n. 13 del 1999, all’articolo 11 bis, disciplina il rapporto tra spiagge libere, spiagge libere attrezzate e arenili in concessione.

Non basta raggiungere complessivamente il 40%: la normativa stabilisce anche che almeno la metà della quota destinata alla libera fruizione debba essere costituita da spiagge completamente libere.

Questo significa che, per rispettare il rapporto ordinario, occorre garantire almeno il 20% di spiagge libere, oltre alla quota complessiva del 40% tra libere e libere attrezzate.

E Celle, stando ai dati esposti in Consiglio, si ferma al 19,21%.

Dunque non manca soltanto il raggiungimento della percentuale complessiva. Risulta inferiore alla soglia anche la quota delle spiagge completamente libere.

Ma c’è un secondo aspetto, forse ancora più significativo.

La stessa normativa regionale pone limitazioni al rilascio di nuove concessioni quando la percentuale minima di spiagge libere e libere attrezzate non risulta garantita a causa delle concessioni esistenti.

Ed è qui che la questione diventa particolarmente interessante.

Perché il Comune di Celle non sta semplicemente discutendo di come aumentare le spiagge libere. Sta anche preparando nuove procedure di assegnazione delle concessioni balneari.

La domanda, a questo punto, diventa inevitabile: è possibile procedere con i nuovi bandi quando la quota minima di spiagge libere non è ancora raggiunta?

La risposta richiede un esame puntuale della legge, del nullaosta regionale e delle caratteristiche delle concessioni da mettere a gara. Non sarebbe corretto affermare automaticamente che i bandi siano illegittimi.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare il problema già risolto.

La soluzione del sindaco? Una spiaggia pronta nel 2029

La risposta del sindaco contiene un elemento particolarmente significativo.

Per raggiungere la quota richiesta, l’amministrazione punta sul potenziamento della spiaggia in corrispondenza dell’ex colonia milanese.

Il progetto, secondo quanto dichiarato in Consiglio, è stato consegnato il 13 ottobre e dovrà essere esaminato dalla Giunta, portato in Consiglio comunale e inserito nel programma triennale delle opere pubbliche, con la necessaria variazione di bilancio.

Ma il particolare più interessante riguarda il finanziamento.

La nuova spiaggia libera sarà finanziata attraverso le risorse derivanti dalle nuove concessioni balneari, con il costo dell’intervento ripartito tra le concessioni che verranno messe a gara.

Il bando, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2026.

E quando sarà pronta questa nuova spiaggia?

Febbraio 2029.

Avete letto bene: 2029.

Nel frattempo, il Comune ritiene che, una volta inserita l’opera nel piano triennale e perfezionato il finanziamento attraverso l’assegnazione delle concessioni, il progetto potrà essere considerato finanziato ai fini del raggiungimento della quota regionale.

Ma qui nasce un evidente interrogativo.

Per realizzare la spiaggia libera servono le risorse delle nuove concessioni. E per procedere con le concessioni occorre rispettare, o dimostrare di poter rispettare secondo le condizioni previste, le percentuali stabilite dalla Regione.

Non si rischia di creare un circolo vizioso nel quale le concessioni finanziano la spiaggia libera che dovrebbe consentire le concessioni stesse?

È un passaggio che meriterebbe spiegazioni molto più approfondite.

Ma c’è una deroga regionale. E una sentenza del TAR proprio su Celle

C’è però un elemento che rende la vicenda ancora più interessante.

Una disposizione regionale del 2025 ha sospeso, fino al 30 settembre 2027, l’applicazione del divieto di nuove concessioni previsto dall’articolo 11 bis, per consentire le procedure di affidamento, fermo restando il rispetto dei rapporti percentuali risultanti dal PUD vigente.

Quindi il Comune potrebbe richiamare questa disposizione per procedere con le gare. Ma la deroga non significa che le spiagge mancanti siano diventate disponibili, né cancella l’obiettivo del 40%.

E c’è di più.

Il 26 gennaio 2026 il TAR Liguria, con la sentenza n. 95, si è già pronunciato proprio sulla situazione delle spiagge di Celle Ligure.

Nella sentenza i giudici hanno esaminato il precedente quadro del litorale cellese, rilevando che le spiagge libere e libere attrezzate rappresentavano circa il 24% del fronte mare balneabile allora considerato, ben al di sotto del 40%.

Il TAR ha inoltre riconosciuto la rilevanza del divieto di ulteriori concessioni previsto dalla normativa regionale in presenza di quella situazione.

I dati utilizzati nella sentenza si riferiscono al precedente assetto del PUD e non coincidono con quelli illustrati nel Consiglio comunale di ottobre. Ma il precedente giudiziario è particolarmente significativo.

Non siamo davanti a una semplice polemica politica.

La questione del rispetto delle percentuali di spiaggia libera a Celle è già stata oggetto di una valutazione giudiziaria.

Sarebbe quindi opportuno che l’amministrazione chiarisse pubblicamente come intenda coordinare la nuova variante, il nullaosta regionale, la deroga temporanea e le procedure di gara.

E rispunta la spiaggia vicino al porticciolo

Come se non bastasse, il sindaco ha riferito di un sopralluogo effettuato con il nuovo comandante della Capitaneria di Porto di Savona, per valutare la possibilità di rendere balneabile un tratto attualmente interdetto in prossimità del porticciolo.

Se quella zona venisse riconosciuta balneabile, secondo il sindaco consentirebbe addirittura di superare la soglia del 40%.

Ma è proprio questo il passaggio più discutibile.

Una spiaggia non diventa sicura perché serve a migliorare una percentuale.

Il consigliere Gadina lo ha sottolineato con chiarezza, dichiarando di considerare quella zona non soltanto poco fruibile, ma potenzialmente pericolosa per la balneazione.

Una preoccupazione che merita attenzione.

Le ordinanze della Capitaneria non sono fastidiosi ostacoli burocratici da superare per sistemare i conti. Sono provvedimenti che devono tutelare la sicurezza della navigazione e dei bagnanti.

Naturalmente spetterà all’autorità competente stabilire se esistano le condizioni per modificare il divieto.

Ma sarebbe quantomeno singolare se un tratto di mare finora interdetto diventasse improvvisamente utilizzabile proprio nel momento in cui al Comune mancano alcuni punti percentuali per raggiungere il 40%.

Il rischio di trasformare un diritto in un’operazione contabile

La Regione Liguria, nel proprio nullaosta, ha posto condizioni precise: i nuovi tratti potranno essere conteggiati soltanto alle condizioni indicate nel provvedimento, tra cui la concreta realizzazione degli interventi, la loro approvazione e il finanziamento, nonché la dimostrazione dell’effettiva possibilità di balneazione.

Non basta, dunque, disegnare una spiaggia su una planimetria.

E non basta promettere che un giorno sarà disponibile.

Il problema di Celle è proprio questo: il 40% dovrebbe rappresentare una garanzia concreta per cittadini e turisti, non un traguardo da raggiungere attraverso opere future e modifiche delle classificazioni.

Le spiagge libere attrezzate, inoltre, non sono equivalenti alle spiagge completamente libere.

Anche quando l’accesso è gratuito, la presenza di servizi e gestioni organizzate può comportare differenze sostanziali nell’utilizzo degli spazi.

Per questo il dato del 19,21% di spiagge completamente libere merita di essere tenuto ben distinto dal totale del 34,68%.

E proprio perché la legge distingue le due tipologie, l’amministrazione dovrebbe spiegare non soltanto come intenda raggiungere il 40%, ma anche come garantirà la quota minima riservata alle spiagge interamente libere.

Le domande alle quali il Comune dovrebbe rispondere

A questo punto gli interrogativi sono numerosi.

  • Qual è il costo effettivo dell’intervento previsto presso l’ex colonia milanese e quanti metri di nuova spiaggia libera saranno realizzati?

  • Come si concilia la previsione di nuove gare con il mancato raggiungimento del 40% e con la sentenza del TAR Liguria?

  • Quali garanzie esistono che il finanziamento dell’opera si concretizzi attraverso le future concessioni?

  • Perché la conclusione dei lavori è prevista soltanto nel febbraio 2029?

  • Che cosa accadrà se la Capitaneria confermerà il divieto di balneazione vicino al porticciolo?

  • E soprattutto, se le nuove spiagge non verranno realizzate nei tempi previsti, quali alternative ha predisposto l’amministrazione?

A quest’ultima domanda il sindaco ha sostanzialmente risposto che, allo stato attuale, non ritiene necessario individuare soluzioni alternative.

Una fiducia nel futuro che appare quantomeno ottimistica.

Perché tra un progetto presentato, una gara pubblicata, un finanziamento acquisito e una spiaggia realmente utilizzabile possono passare anni.

E nel frattempo il diritto dei cittadini a una quota adeguata di mare libero rimane un problema concreto.

Il mare è di tutti. Almeno fino a prova contraria

La vicenda del 40% racconta molto del modo in cui viene affrontata la gestione delle spiagge a Celle Ligure.

Da una parte ci sono concessioni, bandi, programmi, investimenti e progetti. Dall’altra ci sono i cittadini che chiedono semplicemente di poter andare al mare senza dover necessariamente utilizzare uno stabilimento balneare.

Nessuno mette in discussione l’importanza economica degli stabilimenti, il lavoro che garantiscono e i servizi che offrono.

Ma la valorizzazione turistica non può trasformarsi in una progressiva compressione degli spazi pubblici.

Il mare non appartiene ai concessionari, e neppure all’amministrazione comunale. È un bene pubblico la cui fruizione deve essere tutelata.

E oggi a Celle esiste un problema documentato: le percentuali previste dalla normativa regionale non risultano raggiunte.

L’amministrazione conta di risolverlo con una nuova spiaggia entro il 2029 e con la possibile riapertura alla balneazione di un tratto vicino al porticciolo.

Nel frattempo, però, prepara le procedure per le concessioni.

Forse la domanda più semplice è anche quella più scomoda: a Celle Ligure si stanno progettando nuove spiagge per garantire più mare libero ai cittadini, oppure si sta cercando il mare libero necessario per poter assegnare nuove concessioni?

La differenza non è piccola.

Perché il 40% non dovrebbe essere un numero da far tornare nei documenti comunali.

Dovrebbe essere una spiaggia sulla quale un cittadino possa stendere il proprio asciugamano. Oggi, non nel 2029.

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