
Mentre in Puglia il sindacato SLA CISAL denuncia apertamente una situazione che definisce ormai insostenibile, nel Nord Italia il silenzio delle organizzazioni sindacali rischia di diventare assordante. Eppure, secondo molti lavoratori, le criticità non solo esistono, ma in diversi tronchi autostradali sarebbero persino più gravi.
Il comunicato diffuso dal sindacato pugliese non usa mezzi termini. Si parla di personale insufficiente, lavoratori lasciati da soli a gestire impianti e automatismi sempre più complessi, turni coperti a fatica, ricorso continuo ai lavoratori stagionali, spesso costretti a giornate di dodici ore e trasferimenti da una stazione all’altra per tamponare l’emergenza. Una situazione che, secondo il sindacato, non può più essere considerata normale.
La denuncia non riguarda soltanto le condizioni di lavoro, ma anche una precisa filosofia aziendale: ridurre i costi comprimendo gli organici, affidandosi sempre più alla disponibilità e al sacrificio dei dipendenti anziché investire in assunzioni stabili e nella sicurezza del servizio.
Il punto, però, è un altro.
Se in Puglia c’è un sindacato che espone il problema pubblicamente, organizza iniziative e chiede con forza risposte all’azienda, in molte realtà del Nord questa stessa determinazione sembra essersi smarrita. E questo nonostante le segnalazioni provenienti dai lavoratori parlino di organici ridotti all’osso, pensionamenti non sostituiti, crescente automazione senza un adeguato rafforzamento del personale e un continuo aumento delle responsabilità.
L’impressione è che si sia ormai instaurata una sorta di rassegnazione. Si continua a tirare avanti grazie alla professionalità di chi ogni giorno garantisce il servizio, ma senza affrontare le cause strutturali del problema.
Fa riflettere anche un altro aspetto. Autostrade per l’Italia continua a presentare risultati economici importanti, ma chi opera quotidianamente nei caselli, nelle sale radio, nei centri di manutenzione e nei sistemi tecnologici denuncia una realtà ben diversa: meno persone, più lavoro, maggiore stress e responsabilità crescenti.
L’automazione viene spesso presentata come la soluzione a tutto. In realtà, la tecnologia non elimina il bisogno di personale qualificato. Anzi, richiede competenze maggiori e aumenta le responsabilità di chi resta. Un sistema altamente informatizzato non si gestisce da solo e, quando qualcosa si blocca, serve personale preparato, presente e numericamente adeguato.
Per questo sorprende che proprio nelle regioni dove la rete autostradale è più estesa e trafficata il dibattito sindacale appaia così debole. Se davvero le condizioni denunciate dai lavoratori sono persino peggiori rispetto a quelle raccontate dal sindacato pugliese, allora la domanda è inevitabile: perché nessuno alza la voce?
Il rischio è che il silenzio venga interpretato come assenza di problemi. Ma i problemi, a quanto raccontano molti dipendenti, esistono eccome. E continuare a ignorarli significa scaricare ancora una volta sui lavoratori il peso di un’organizzazione che sembra reggersi sempre più sulla loro disponibilità, sul senso del dovere e sulla capacità di sopperire a carenze che dovrebbero essere affrontate dall’azienda.
Il comunicato dello SLA CISAL di Bari si chiude con una frase che dovrebbe far riflettere tutti: “I lavoratori non sono un costo da comprimere, ma il patrimonio più importante dell’azienda.”
Una considerazione che dovrebbe valere da Bari a Milano, senza distinzioni geografiche. Perché la sicurezza, la qualità del servizio e la dignità del lavoro non possono cambiare a seconda della latitudine
C’è una domanda che prima o poi qualcuno dovrà avere il coraggio di porre. Perché al Sud c’è chi denuncia pubblicamente carenze di organico, turni massacranti e precarietà, mentre in molte realtà del Nord, dove le lamentele dei lavoratori sono altrettanto frequenti, sembra calato un silenzio quasi imbarazzante? La tutela dei lavoratori non dovrebbe avere un codice di avviamento postale. Se un problema esiste, va denunciato ovunque, non soltanto dove qualcuno ha ancora il coraggio di alzare la testa.







