Arboscello ha trovato la ricetta per risolvere i problemi della politica savonese: occuparsi di quelli del centrodestra.

Roberto Arboscello

Nell’intervista pubblicata dal Secolo XIX, il consigliere regionale del PD va all’attacco di Angelo Vaccarezza e sottolinea divisioni, guerre interne, sconfitte e difficoltà del centrodestra savonese. E su una cosa è difficile dargli torto: da quelle parti l’unità, ultimamente, sembra più una dichiarazione d’intenti che una condizione reale.

Il problema è che, mentre Arboscello guarda con attenzione le crepe nella casa degli altri, sembra dimenticare qualche vistosa infiltrazione nel tetto di casa propria.

TPL: tutti sconfitti, tranne Arboscello?

Prendiamo la vicenda TPL Linea.

Arboscello sostiene che le ingerenze politiche abbiano superato il limite e che, nella partita per il nuovo vertice, siano stati sconfitti Vaccarezza, Ripamonti e più in generale il centrodestra.

Possibile. Ma manca un piccolo particolare: anche Savona e il PD savonese non sembrano esattamente usciti dalla vicenda con la coppa in mano.

Alla presidenza di TPL è arrivata Serena Lancione, professionista proveniente da Torino. Nulla da eccepire sulle sue capacità, che naturalmente andranno giudicate sul lavoro. Ma politicamente una domanda è perfettamente legittima: possibile che nella provincia di Savona non esistesse una figura con competenze adeguate per presiedere l’azienda di trasporto pubblico del territorio?

E soprattutto: se Arboscello è oggi uno dei massimi esponenti savonesi del Partito Democratico, dov’era il peso politico del PD savonese durante questa partita?

Perché è curioso raccontare la sconfitta degli avversari dimenticando di essere usciti dallo stesso campo senza medaglia.

Il PD savonese mai così debole

Ed è questo forse il vero problema che l’intervista evita accuratamente.

Il Partito Democratico savonese appare politicamente debolissimo. E lo è proprio mentre Arboscello rappresenta una delle sue figure istituzionali più importanti.

Un partito che un tempo decideva sindaci, amministrazioni e alleanze oggi sembra spesso costretto ad assistere alle decisioni prese altrove, salvo poi spiegare chi ha perso nel centrodestra.

Una sorta di telecronista della sconfitta altrui.

Peccato che ogni tanto dovrebbe guardare anche il tabellone della propria squadra.

Poi arriva Russo. E qui Arboscello si supera

Ma il passaggio più interessante dell’intervista riguarda Marco Russo.

Arboscello dice che il progetto del sindaco «si è messo in piedi in questi anni» e parla di un progetto «molto ambizioso e di ampio respiro», aggiungendo che bisognerà attendere i risultati. E soprattutto, di fronte all’ipotesi di una sua candidatura a sindaco, taglia corto: «Oggi il candidato sindaco lo abbiamo e va sostenuto».

Tradotto: avanti con Russo.

Qui la politica savonese entra nella sua dimensione più affascinante.

Perché è noto negli ambienti politici che tra PD e sindaco i rapporti in questi anni non siano sempre stati propriamente una luna di miele. Russo ha costruito e rivendicato una propria autonomia politica e il PD savonese ha spesso dato l’impressione di dover inseguire, più che guidare, il progetto amministrativo.

Quanto alle critiche che Arboscello avrebbe espresso privatamente nei confronti del sindaco, se ne può parlare politicamente solo come indiscrezioni e valutazioni riferite negli ambienti politici, non come fatti accertati. Ma il contrasto tra i malumori che da tempo circolano nel centrosinistra e l’endorsement pubblico dell’intervista resta comunque evidente.

Ed è proprio qui che emerge tutta la debolezza del PD.

Russo snobba il PD, il PD rilancia Russo

Dopo quasi cinque anni nei quali il sindaco ha mantenuto una forte autonomia dal partito, quale sarebbe dunque la risposta del PD?

Cercare un proprio candidato?

Aprire una discussione politica sulla città?

Mettere sul tavolo una figura nuova?

Costruire finalmente una leadership savonese?

Macché.

Russo c’è già.

Una soluzione comodissima.

Il PD savonese rischia così di ripetere esattamente lo schema della volta precedente: non esprimere una candidatura propria e accomodarsi su quella di Marco Russo.

Una specie di subaffitto politico con rinnovo automatico.

E poco importa se nel frattempo il padrone di casa abbia spesso dimenticato persino il nome dell’inquilino.

La domanda, allora, diventa inevitabile: un partito che aspira a guidare Savona possibile che non riesca neppure a immaginare un candidato sindaco proveniente dalle proprie fila?

E se Russo fosse davvero, come sostiene oggi Arboscello, il naturale candidato da sostenere, sarebbe interessante capire che cosa sia rimasto in questi anni dell’identità politica del PD savonese.

Perché sostenere un sindaco civico è una scelta politica legittima. Farlo perché non si dispone di alternative sarebbe invece la certificazione di una debolezza.

L’unità, purché la facciano gli altri

Ed eccoci al paradosso.

Arboscello rimprovera al centrodestra di essere diviso. Giustamente.

Ma il centrosinistra savonese quale spettacolo offre?

Un PD debole, un sindaco civico che ha costruito una propria strada, alleati non sempre entusiasti e un partito che, anziché preparare una propria proposta per il futuro, sembra già pronto a consegnare nuovamente le chiavi a Russo.

L’unità del centrodestra preoccupa Arboscello. Quella del centrosinistra, evidentemente, si risolve con una delega.

Finalmente una risposta chiarissima

C’è però un punto dell’intervista nel quale Arboscello appare molto più convincente.

Quando gli chiedono del suo futuro e della possibile candidatura al Parlamento, risponde di aver iniziato molti anni fa un percorso politico e amministrativo e che saranno partito e territorio a decidere «con quali modalità e dove».

E aggiunge che, se il lavoro svolto sarà giudicato positivamente, verrà data la possibilità di rappresentare la provincia in Parlamento.

Ecco.

Finalmente una candidatura sulla quale il PD savonese sembra avere almeno un nome da mettere sul tavolo.

Per Palazzo Sisto IV c’è già Russo.

Per Roma, invece, Arboscello.

Il centrodestra continuerà pure a litigare. Ma nel PD savonese, almeno sulla geografia delle candidature, comincia a intravedersi una certa chiarezza.

Resta soltanto da capire chi, nel frattempo, si occuperà di ricostruire il partito a Savona.

Sempre che qualcuno consideri ancora la questione urgente.

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