Inceneritore in Val Bormida: in Provincia la politica sceglie di non scegliere
La mozione di Rodolfo Mirri non viene neppure discussa. La presidenza rinvia tutto a dopo le elezioni del 22 novembre. Sala gremita di cittadini, ma nessuna presa di posizione. Quando il voto si avvicina, anche l’inceneritore diventa un argomento scomodo.

Era abbastanza prevedibile. Con le elezioni provinciali ormai alle porte, affrontare un argomento delicato e divisivo come quello dell’inceneritore in Val Bormida avrebbe significato costringere le forze politiche a uscire allo scoperto, assumendosi pubblicamente una responsabilità.
E così, nel Consiglio provinciale di Savona, la mozione presentata dal consigliere Rodolfo Mirri contro l’ipotesi di realizzazione di un termovalorizzatore non è stata nemmeno discussa.
Non è stata approvata, ma neppure respinta. Semplicemente rinviata.
Una soluzione politicamente comoda: nessun voto, nessuna divisione da registrare, nessuno costretto a spiegare agli elettori da quale parte sta.
La motivazione: siamo in campagna elettorale
Secondo quanto riferito da chi era presente alla seduta, la presidenza ha motivato il mancato esame della mozione richiamando l’assenza del carattere d’urgenza e l’imminente appuntamento elettorale.
Il prossimo 22 novembre si voterà infatti per eleggere il nuovo presidente e rinnovare il Consiglio provinciale, dopo le dimissioni di Pierangelo Olivieri.
La presidenza facente funzioni avrebbe quindi ritenuto inopportuno affrontare una questione dal forte contenuto politico, preferendo lasciare la discussione al nuovo presidente.
Una motivazione che, secondo la ricostruzione raccolta, è stata contestata durante la seduta.
Ma viene spontanea una domanda: da quando la vicinanza delle elezioni impedisce a un’assemblea elettiva di discutere un problema che riguarda il futuro ambientale di un intero territorio?
Le istituzioni non dovrebbero smettere di confrontarsi sui problemi soltanto perché si avvicina un appuntamento elettorale.
Anzi, proprio in questi momenti i cittadini avrebbero maggiormente diritto di conoscere le posizioni di chi li rappresenta.
Una sala gremita, ma la politica resta in silenzio
Un altro elemento significativo è stata la partecipazione del pubblico.
La sala consiliare era gremita di cittadini interessati alla questione dell’inceneritore. Era presente anche la Rai, a testimonianza dell’attenzione suscitata dall’argomento.
Chi era presente descrive un clima piuttosto teso, con qualche momento di agitazione tra il pubblico e un evidente imbarazzo politico di fronte alla prospettiva di affrontare una discussione tanto delicata.
Naturalmente, sarebbe scorretto sostenere che il centrodestra abbia votato a favore dell’inceneritore. Non c’è stato alcun voto e, quindi, non è possibile attribuire ai consiglieri una posizione che in quella sede non hanno formalmente espresso.
Ma è altrettanto legittimo osservare che il rinvio ha evitato un confronto pubblico che avrebbe obbligato tutti a chiarire le proprie intenzioni.
E questo, politicamente, non è un dettaglio.
Una mozione che rischia di diventare propaganda elettorale
Già nei giorni scorsi avevamo sollevato un interrogativo: la mozione contro l’inceneritore rappresentava una concreta iniziativa politica oppure rischiava di trasformarsi nell’ennesimo strumento di propaganda in vista delle elezioni provinciali?
Il rinvio non scioglie il dubbio. Semmai lo rafforza.
Il centrosinistra aveva presentato un documento che chiedeva una contrarietà netta all’impianto, mettendo politicamente in difficoltà gli avversari.
Ma una mozione, per produrre un risultato, deve anche essere costruita in modo da poter raccogliere una maggioranza.
Altrimenti il rischio è quello di ottenere un effetto mediatico immediato senza arrivare ad alcuna decisione concreta.
E con le elezioni del 22 novembre ormai vicine, il sospetto che la vicenda possa essere utilizzata nella campagna elettorale è tutt’altro che infondato.
Il vero problema resta sul tavolo
Intanto la Valle Bormida continua ad attendere risposte.
Un territorio che ha già pagato un prezzo pesantissimo in termini di inquinamento industriale, bonifiche incompiute e preoccupazioni sanitarie meriterebbe un confronto serio, fondato su dati ambientali, valutazioni tecniche e scelte trasparenti.
La contrarietà manifestata da numerosi amministratori locali non può essere liquidata come una semplice contrapposizione politica.
Ma occorre anche affrontare un’altra questione, troppo spesso dimenticata nel dibattito.
Se davvero si vuole evitare la costruzione di un inceneritore, perché non si concentra una parte maggiore dell’impegno politico sull’aumento della raccolta differenziata, sulla riduzione dei rifiuti indifferenziati e sul recupero dei materiali?
È su questo terreno che si dovrebbe misurare la credibilità delle amministrazioni, comprese quelle che oggi si dichiarano contrarie all’impianto.
Perché le mozioni possono esprimere indirizzi politici, ma non fanno sparire i rifiuti.
Dopo le elezioni, forse se ne riparlerà
La discussione è dunque rinviata a quando sarà insediata la nuova amministrazione provinciale.
Nel frattempo i candidati continueranno a cercare consensi, le coalizioni a definire accordi e i partiti a misurare gli equilibri.
L’inceneritore, invece, resterà lì, come problema irrisolto.
Non sappiamo se la mozione di Mirri, qualora fosse stata discussa, sarebbe stata approvata o bocciata. Sappiamo però che i cittadini presenti non hanno potuto assistere al confronto politico che si aspettavano.
La politica ha trovato il modo di non dividersi: non discutere.
Una scelta che può apparire conveniente per chi deve affrontare le urne, ma decisamente meno convincente per chi chiede risposte sul futuro del proprio territorio.
E alla fine resta una domanda: se un tema così importante non è abbastanza urgente per essere discusso oggi, quando lo diventerà? Dopo che saranno state assegnate le poltrone?
IL SERVIZIO AL TG3 al minuto 7.45






