Aurelia Bis, stavolta sarà davvero il 2028? Dopo tredici anni di promesse, crederci è diventato un atto di fede

Anas annuncia un nuovo cronoprogramma: apertura al traffico entro dicembre 2028. Ma dopo fallimenti, cantieri interrotti, imprese sostituite e scadenze continuamente rinviate, ai savonesi viene chiesto ancora una volta di avere pazienza. La domanda è inevitabile: sarà finalmente la volta buona?

C’è una data che i savonesi dovrebbero segnare sul calendario, possibilmente con una matita. Meglio evitare la penna, perché con l’Aurelia Bis le date hanno una curiosa tendenza a cambiare.
Dicembre 2028.
È questa la nuova scadenza annunciata da Anas per l’apertura al traffico dell’Aurelia Bis tra Albisola e Savona.
Stentiamo a crederci. Non per pessimismo preconcetto, ma per una ragione molto semplice: la storia di quest’opera è diventata una lunga collezione di annunci, rinvii, problemi e nuovi cronoprogrammi.
L’inaugurazione dei lavori risale al 2013. Se la nuova previsione venisse rispettata, sarebbero trascorsi quindici anni prima di vedere le automobili percorrere una strada lunga poco più di cinque chilometri.
Quindici anni.
Un tempo sufficiente per vedere un bambino nascere, crescere e arrivare alle scuole superiori. Ma, evidentemente, non sempre sufficiente per completare una strada.

Un’opera che sembra avere più cronoprogrammi che chilometri

L’ultima notizia, riportata da La Stampa nell’articolo di Massimo Picone, presenta il nuovo programma dei lavori.
Anas ha affidato al Consorzio Stabile Infratech di Napoli interventi per ulteriori 62 milioni di euro, necessari a portare a termine il lotto.
Tra le prossime tappe figurano il completamento delle opere nelle gallerie Grana e Basci, gli interventi di rinforzo del viadotto Sansobbia e le lavorazioni nel tratto verso corso Ricci.
Entro la fine del 2027 dovrebbe essere realizzata la nuova rotatoria Albisola-Luceto, mentre la conclusione complessiva dei lavori è prevista per novembre 2028.
Un mese dopo, secondo il programma, dovrebbe arrivare l’apertura al traffico.
Tutto preciso, tutto programmato, tutto apparentemente sotto controllo.
Peccato che anche i precedenti programmi fossero accompagnati da scadenze, previsioni e rassicurazioni.
E sappiamo come è andata.

Prima i fallimenti, poi le imprese, infine i nuovi annunci

L’Aurelia Bis ha attraversato una vicenda travagliata, segnata dalle difficoltà delle imprese incaricate, dalle procedure concorsuali, dalla sospensione delle attività e dalla necessità di individuare nuove soluzioni per completare l’opera.
La precedente affidataria, ICI, era subentrata dopo le difficoltà del Consorzio Stabile Italiana Costruzioni Infrastrutture. Poi sono arrivati altri problemi, fino alla nuova riorganizzazione degli affidamenti.
Ogni volta la stessa speranza: adesso si riparte.
Ogni volta la stessa domanda: quando si finirà?
E intanto il territorio ha continuato a convivere con cantieri, aree occupate, interventi incompleti e una viabilità che attende da anni un alleggerimento del traffico.
Non è soltanto una questione di tempi burocratici.
È una questione di credibilità delle istituzioni e della capacità di portare a conclusione opere pubbliche considerate strategiche.

Il nuovo appalto da 62 milioni: una buona notizia, ma non una garanzia

Una novità concreta, questa volta, esiste.
L’aggiudicazione dell’appalto al raggruppamento guidato da Infratech, per 62.402.384 euro, risulta pubblicata nell’ottobre 2026. Non siamo dunque soltanto davanti a un annuncio politico: esiste un affidamento formalizzato.
È giusto riconoscerlo.
Ma un contratto aggiudicato non significa una strada completata. E chi conosce la storia dell’Aurelia Bis sa bene che tra l’affidamento dei lavori e la loro conclusione possono inserirsi ostacoli tutt’altro che trascurabili.
Lo dimostra la vicenda delle imprese precedenti.
E lo dimostra anche il fatto che, mentre si annuncia il 2028, restano da affrontare interventi delicati come quelli sul versante di viale Famagosta, interessato dal cedimento di una paratia dello svincolo Miramare.
Un problema che richiede interventi di ripristino e che aggiunge ulteriori preoccupazioni a una vicenda già sufficientemente complicata.

E nel frattempo chi paga il prezzo dei ritardi?

A pagare non sono soltanto gli automobilisti costretti quotidianamente a fare i conti con il traffico.
Sono i residenti delle Albisole, i pendolari, i commercianti, gli autotrasportatori e quanti percorrono ogni giorno una viabilità che avrebbe dovuto essere alleggerita da anni.
Ci sono poi i disagi provocati dai cantieri, i problemi legati ai materiali di scavo accumulati, le interferenze con le strade locali e le preoccupazioni di chi abita nelle zone interessate.
Tutte conseguenze che non scompaiono semplicemente annunciando una nuova data.
Anzi, il nuovo cronoprogramma prevede ancora lavorazioni impegnative nel 2027 e nel 2028, con inevitabili ripercussioni sulla viabilità.
Per questo sarebbe opportuno che Anas e le amministrazioni locali non si limitassero a organizzare riunioni periodiche, ma rendessero pubblici aggiornamenti dettagliati e verificabili sull’avanzamento dei lavori.

Il tavolo di monitoraggio: l’unica opera che non si ferma mai

Naturalmente anche per l’Aurelia Bis non poteva mancare il celebre tavolo tecnico di monitoraggio.
Una delle infrastrutture più affidabili della politica italiana.
I cantieri possono fermarsi, le imprese possono cambiare, i finanziamenti possono essere rimodulati, le scadenze possono slittare.
Ma il tavolo resta.
Si riunisce, prende atto, esprime soddisfazione, raccomanda attenzione, ribadisce l’importanza strategica dell’opera e fissa il prossimo incontro.
Il 5 maggio 2026, annunciando la ripartenza dei lavori, la Regione aveva assicurato che il tavolo sarebbe rimasto attivo per seguire l’avanzamento del cantiere.
A settembre, dopo un nuovo incontro, gli amministratori locali hanno chiesto ad Anas il massimo impegno, ricordando le delusioni accumulate negli anni precedenti.
Evidentemente la prudenza comincia a diffondersi anche tra chi partecipa alle riunioni.
Del resto, dopo tredici anni, sarebbe difficile continuare a distribuire ottimismo senza almeno qualche precauzione.

Dicembre 2028: appuntamento con la storia. O con il prossimo rinvio?

Non sarebbe corretto sostenere che anche questa scadenza verrà certamente disattesa.
Il nuovo affidamento e la ripresa delle attività rappresentano elementi concreti che possono finalmente consentire il completamento dell’opera.
Ma sarebbe altrettanto ingenuo considerare il dicembre 2028 una certezza.
Il territorio ha già ascoltato troppe promesse per accontentarsi dell’ennesimo calendario.
Questa volta servono risultati verificabili: avanzamento dei cantieri, rispetto delle singole scadenze, soluzione delle criticità tecniche e informazioni trasparenti ai cittadini.
Perché la fiducia non si recupera con i comunicati stampa. Si recupera rispettando gli impegni.
E allora prendiamo per buona, almeno sulla carta, la nuova data.
Dicembre 2028.
Mancano poco più di due anni.
Magari sarà davvero la volta buona e i savonesi potranno finalmente percorrere questa benedetta Aurelia Bis.
Ma dopo tutto quello che è successo, ci sia consentito un piccolo dubbio.
Non vorremmo che nel dicembre 2028, anziché inaugurare la strada, ci ritrovassimo a inaugurare il cronoprogramma del 2030.
Perché a Savona, ormai, l’Aurelia Bis rischia di diventare un’opera straordinaria: una strada sulla quale, da tredici anni, corrono soprattutto le promesse.
E quelle, bisogna riconoscerlo, non hanno mai incontrato traffico.

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