TPL Linea, il conto degli errori: chi paga e chi doveva intervenire?

Quattromila euro di spese legali, un ricorso di Erreviaggi e anni di decisioni rinviate. Ma le responsabilità non possono fermarsi alla Provincia: anche i precedenti vertici aziendali e i sindacati devono spiegare che cosa hanno fatto per evitare questa situazione.

La vicenda TPL Linea si arricchisce di un nuovo capitolo, ma soprattutto di una domanda alla quale qualcuno dovrebbe finalmente rispondere: chi paga per gli errori commessi nella gestione del trasporto pubblico savonese?
Il ricorso al TAR presentato da ErreViaggi, legato alla questione dell’affidamento del servizio, porta con sé anche una voce economica di circa 4.000 euro di spese legali.
Una cifra modesta rispetto ai bilanci della Provincia e dell’azienda, ma che assume un significato ben diverso quando si considera la ragione per cui si è arrivati a questa situazione.
Se quelle spese sono la conseguenza di omissioni, ritardi o scelte amministrative sbagliate, è legittimo chiedersi se esistano gli estremi per un danno erariale e se qualcuno debba risponderne.
Naturalmente, non basta una spesa legale per dimostrare una responsabilità contabile. Occorre accertare il danno effettivo, il comportamento dei soggetti coinvolti e gli altri presupposti previsti dalla legge.
Ma proprio per questo sarebbe opportuno fare chiarezza, anziché considerare quei 4.000 euro una semplice voce da archiviare.

La Provincia responsabile, ma non può essere l’unica

La Provincia di Savona è al centro della vicenda per il proprio ruolo nell’organizzazione e nell’affidamento del servizio di trasporto pubblico.
Ma sarebbe troppo comodo concentrare ogni critica esclusivamente sull’ente provinciale, dimenticando che TPL Linea ha avuto negli anni presidenti, consigli di amministrazione e direttori generali.
Persone che conoscevano, o avrebbero dovuto conoscere, le condizioni dell’affidamento, i vincoli normativi e le possibili conseguenze di una situazione rimasta irrisolta.
E allora una domanda diventa inevitabile: possibile che nessuno abbia avvertito la necessità di sollecitare formalmente la Provincia a risolvere il problema?

Da Sacone a Franceri: che cosa hanno fatto i precedenti vertici?

È necessario tornare indietro e interrogarsi sulle gestioni precedenti.
A cominciare dall’ex presidente Sacone e dal direttore generale dell’epoca Ferrari Barusso.
Quali iniziative assunsero per affrontare la questione dell’affidamento? Furono inviate comunicazioni alla Provincia? Vennero segnalati i rischi giuridici ed economici? Furono proposte soluzioni?
Non si tratta di attribuire automaticamente a quei dirigenti responsabilità che devono essere dimostrate, ma di chiedere conto delle decisioni assunte durante i rispettivi mandati.
Lo stesso discorso riguarda la successiva presidenza Franceri e il suo consiglio di amministrazione, nel quale sedeva anche Pignocca, oggi vicepresidente.
E riguarda naturalmente anche il direttore generale recentemente allontanato dall’azienda.
Non è sufficiente affermare che la competenza per la gara spettava alla Provincia.
Chi amministra una società pubblica ha anche il compito di tutelarne la continuità, la stabilità e gli interessi.
Se un problema rischia di compromettere l’affidamento del servizio o di produrre contenziosi, la dirigenza aziendale non può limitarsi ad aspettare che qualcun altro intervenga.
Bisognerebbe quindi rendere pubblici gli atti e le eventuali comunicazioni intercorse tra TPL Linea e Provincia negli ultimi anni.
Se quelle sollecitazioni esistono, è giusto conoscerle. Se non esistono, sarà altrettanto importante comprenderne il motivo.

Quel 10% che non poteva essere ignorato

Un altro aspetto merita attenzione: la questione della quota del 10% del servizio, al centro delle contestazioni sull’affidamento.
Non si tratta di un argomento inventato improvvisamente da ErreViaggi, ma di una questione che deve essere esaminata alla luce delle regole applicabili al servizio e degli atti che hanno disciplinato l’affidamento.
Proprio per questo, avrebbe meritato un approfondimento preventivo, tecnico e giuridico.
Se esisteva un problema relativo all’affidamento di una parte del servizio mediante procedure competitive, perché non è stato affrontato per tempo?
Perché non sono state studiate eventuali soluzioni organizzative alternative, compatibili con la normativa?
Si sarebbe potuta valutare, ad esempio, anche una diversa articolazione societaria, con una società collegata o una struttura dedicata ad alcune attività, purché realmente legittima e non utilizzata per aggirare gli obblighi di gara.
Una soluzione del genere non sarebbe stata automaticamente percorribile, ma almeno avrebbe potuto essere oggetto di uno studio.
Il problema non è sostenere che esistesse una soluzione facile. Il problema è capire se qualcuno abbia seriamente cercato una soluzione prima che arrivasse il ricorso.

E i sindacati dov’erano?

In questa vicenda non possono essere dimenticate nemmeno le organizzazioni sindacali.
I sindacati hanno il compito fondamentale di difendere i lavoratori, ma proprio per questo dovrebbero prestare particolare attenzione alle scelte che possono mettere in discussione il futuro dell’azienda.
La questione del 10%, le modalità di affidamento e i possibili rischi per la gestione del servizio non riguardano soltanto amministratori e dirigenti.
Riguardano anche i dipendenti, la stabilità occupazionale e l’organizzazione del lavoro.
Quali iniziative hanno assunto le organizzazioni sindacali per ottenere chiarimenti?
Hanno chiesto un confronto specifico sull’affidamento? Hanno sollecitato verifiche sulle conseguenze per l’azienda e per i lavoratori? Hanno avanzato proposte?
Non spetta certamente ai sindacati indire le gare o sostituirsi agli amministratori pubblici. Ma è legittimo aspettarsi da loro una capacità di iniziativa che vada oltre la gestione delle emergenze.
Perché quando i problemi arrivano davanti a un tribunale amministrativo, spesso è già troppo tardi per affrontarli con serenità.

Una nuova presidente, ma i problemi sono sempre quelli

Oggi TPL Linea ha una nuova presidente, Serena Lancione, che si trova a gestire una fase particolarmente delicata.
La nuova governance eredita una situazione complessa, aggravata dall’uscita del direttore generale e dalla necessità di assicurare continuità alla gestione aziendale.
È una condizione che rende ancora più importante disporre di competenze tecniche approfondite, conoscenza dell’organizzazione interna e capacità di affrontare le questioni amministrative e giuridiche rimaste aperte.
Non basta cambiare i vertici per risolvere problemi che si trascinano da anni.
Anzi, proprio il continuo avvicendamento degli amministratori rischia di diventare un comodo sistema per disperdere le responsabilità.
Ogni nuova gestione può sostenere di aver ereditato i problemi da quella precedente. E ogni gestione precedente può ricordare che le decisioni definitive spettavano ad altri.
Nel frattempo, però, i problemi rimangono.

Il vero conto rischia di essere molto più alto

I 4.000 euro di spese legali rappresentano soltanto l’aspetto più immediatamente visibile della vicenda.
Il costo reale di una gestione amministrativa incerta può essere ben maggiore: contenziosi, consulenze, ritardi, difficoltà organizzative e rischi per la programmazione futura del servizio.
Senza dimenticare che TPL Linea opera in un settore nel quale i cittadini hanno già dovuto sopportare aumenti tariffari e disservizi.
È proprio questo il punto politico.
Ai cittadini si chiedono sacrifici, mentre quando emergono problemi nella gestione pubblica diventa difficilissimo individuare chi abbia assunto le decisioni e chi avrebbe dovuto intervenire.
Nessuno pretende condanne preventive. Ma nemmeno si può accettare che ogni responsabilità finisca per dissolversi nel passaggio da un presidente all’altro, da un direttore generale al successivo, da un’amministrazione provinciale a quella che verrà.
Sarebbe opportuno ricostruire pubblicamente tutta la vicenda, attraverso gli atti della Provincia, i verbali dei consigli di amministrazione, le comunicazioni aziendali e le eventuali iniziative sindacali.
Soltanto così si potrà distinguere chi ha cercato di risolvere il problema da chi eventualmente lo ha sottovalutato.
Perché la domanda non è soltanto chi pagherà quei 4.000 euro.
La domanda è chi risponde di anni di problemi non risolti.
E soprattutto: in TPL Linea e in Provincia esiste qualcuno disposto ad assumersi una responsabilità, oppure alla fine il conto, come sempre, resterà ai cittadini?

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