TPL Savona, il trasporto pubblico finisce in tribunale. E i cittadini restano alla fermata

Tra sentenze del TAR, scioperi, carenza di autisti, biglietti più cari e nuove privatizzazioni, il trasporto pubblico savonese sembra aver smarrito la sua funzione principale: trasportare i cittadini.

A Savona il trasporto pubblico continua a viaggiare su due binari. Su uno corrono le dichiarazioni, i progetti, le riorganizzazioni e le decisioni amministrative. Sull’altro, molto più lentamente, viaggiano gli autobus. Quando viaggiano.
L’ultima puntata di questa vicenda, che ormai assomiglia a una serie televisiva senza lieto fine, arriva dal Tribunale amministrativo regionale.
Il TAR della Liguria, accogliendo il ricorso della società Erreviaggi, ha imposto alla Provincia di Savona di indire entro 180 giorni la gara per affidare all’esterno almeno il 10% del servizio di trasporto pubblico.
Una decisione che non nasce dal nulla, ma da un obbligo collegato alla scelta di affidare direttamente il servizio a TPL Linea.

La domanda, quindi, non è perché il TAR sia intervenuto, ma perché si sia dovuti arrivare davanti a un tribunale per ottenere l’applicazione di una procedura prevista dalla normativa.

Nel frattempo, la Provincia dovrà sostenere anche 4.000 euro di spese legali. Non una cifra capace di compromettere un bilancio, certamente, ma un altro piccolo conto che si aggiunge a una gestione già abbastanza complicata.

Cinquanta autisti mancanti. E si pensa di trasferirne altri 35

La situazione assume contorni quasi paradossali quando si passa dalle carte amministrative alla realtà quotidiana.
Secondo i dati denunciati dai sindacati, TPL dovrebbe disporre di 320 autisti, oltre a quelli destinati agli scuolabus. Quelli effettivamente disponibili sarebbero invece circa 270.
Ne mancherebbero dunque una cinquantina.
E quale sarebbe una delle conseguenze della riorganizzazione prevista dalla Provincia?
Il possibile passaggio di 35 lavoratori, insieme a una parte degli autobus, al nuovo gestore privato.
Naturalmente quei lavoratori continuerebbero a svolgere un servizio di trasporto pubblico, ma resta una questione fondamentale: come si pensa di garantire l’efficienza della parte di TPL che rimarrà pubblica, senza aggravare ulteriormente le difficoltà organizzative?
I sindacati protestano, e su questo punto le loro preoccupazioni meritano attenzione.
Ma anche loro dovrebbero contribuire a individuare soluzioni concrete, perché difendere l’unità aziendale è un obiettivo comprensibile, mentre difendere un’organizzazione che non riesce a garantire adeguatamente il servizio sarebbe ben altra cosa.
E non basta nemmeno sostenere che il privato sia necessariamente un male.
Il problema non è stabilire se un autobus debba essere pubblico o privato. Il problema è sapere se arriverà, se rispetterà gli orari, quanto costerà e chi risponderà degli eventuali disservizi.

Biglietti più cari, tecnologia che non funziona

Nel frattempo, agli utenti è stato chiesto di mettere mano al portafoglio.
Da agosto il biglietto urbano è passato da 1,50 a 1,80 euro, con un aumento del 20%. Sono state inoltre rimodulate le tariffe degli abbonamenti.
TPL ha motivato gli aumenti con la crescita dei costi e con la necessità di mantenere l’equilibrio economico dell’azienda.
Motivazioni che possono anche essere comprensibili.
Ma se il cittadino paga di più, sarebbe ragionevole aspettarsi almeno un servizio migliore.
E invece arriva un’altra notizia poco rassicurante.
Secondo le segnalazioni sindacali, il sistema di bigliettazione elettronica presenta frequenti malfunzionamenti. Validatrici che non funzionano, tessere multicorse problematiche, difficoltà di ricarica e utenti impossibilitati a convalidare regolarmente il titolo di viaggio.
Una modernizzazione che, almeno stando alle denunce dei lavoratori, rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato.
Perché quando la tecnologia non funziona non si crea soltanto un disagio per i passeggeri: si rischia anche di perdere incassi.
E allora sarebbe interessante conoscere quanto sia costato il nuovo sistema, quali verifiche siano state effettuate prima della sua introduzione e quale sia l’effettiva entità dei mancati introiti.

Una Provincia che decide, ma chi si assume la responsabilità?

C’è poi una questione politica che non può essere ignorata.
La Provincia di Savona è il socio di maggioranza di TPL e ha un ruolo fondamentale nelle scelte che riguardano il futuro dell’azienda.
Eppure, proprio mentre si affrontano decisioni delicate, l’ente provinciale attraversa una fase di transizione istituzionale dopo le dimissioni del presidente Pierangelo Olivieri.
Il risultato è un quadro nel quale si sovrappongono problemi aziendali, scelte amministrative, controversie giudiziarie e responsabilità politiche.
Senza dimenticare le recenti vicende che hanno interessato la direzione generale di TPL e il rinnovo dei vertici aziendali.
Alla nuova presidente Serena Lancione spetta certamente un compito difficile.
Ma sarebbe sbagliato pensare che basti cambiare i vertici per risolvere problemi accumulati nel tempo.
Le responsabilità non possono essere scaricate tutte sull’ultimo arrivato, così come non possono dissolversi ogni volta che cambia un amministratore.

Il rischio di dividere i problemi anziché risolverli

L’affidamento all’esterno del 10,5% del servizio riguarda circa 840 mila chilometri di percorrenze, con linee dell’entroterra e collegamenti costieri.
La Provincia sostiene che si tratta di un adempimento normativo e che saranno tutelati gli equilibri economici.
I sindacati temono invece una frammentazione del servizio e un indebolimento di TPL.
Entrambe le posizioni contengono questioni che meritano di essere esaminate.
Ma manca ancora una risposta convincente alla domanda principale: quali vantaggi concreti porterà questa operazione ai cittadini?
Avremo più corse? Autobus più puntuali? Collegamenti migliori con l’entroterra? Una riduzione dei costi? Oppure semplicemente due gestori al posto di uno, con il rischio di moltiplicare i problemi di coordinamento?
Prima di procedere sarebbe opportuno rendere pubblici i conti economici dell’operazione, i costi previsti, le conseguenze per TPL e soprattutto gli standard di qualità che il nuovo gestore dovrà rispettare.
Perché una gara può essere perfettamente regolare dal punto di vista amministrativo senza necessariamente garantire un miglioramento del servizio.

Il grande assente: il passeggero

In tutta questa vicenda c’è un protagonista che sembra interessare meno degli altri: il cittadino.
Quello che ogni mattina aspetta l’autobus per andare al lavoro.
Lo studente che deve raggiungere la scuola.
L’anziano che utilizza il trasporto pubblico per recarsi in ospedale.
Chi vive nell’entroterra e non dispone di un’automobile.
Sono queste persone che dovrebbero rappresentare il centro di ogni decisione.
Invece il dibattito sembra concentrarsi prevalentemente su percentuali di affidamento, trasferimenti di personale, ricorsi e procedure.
Tutte questioni importanti, certamente, ma che dovrebbero essere strumenti per garantire il servizio, non diventare il fine dell’intera discussione.

E alla fine chi paga?

La vicenda TPL racconta qualcosa che va oltre il trasporto pubblico.
Racconta un modo di amministrare nel quale i problemi vengono spesso affrontati quando sono ormai diventati emergenze.
Si rinvia, si discute, si cambiano dirigenti, si annunciano riorganizzazioni. Poi arriva un ricorso, interviene un tribunale e improvvisamente ciò che sembrava rinviabile diventa urgente.
Nel frattempo i lavoratori protestano, i cittadini subiscono disagi e le tariffe aumentano.
La Provincia ha le proprie ragioni giuridiche, i sindacati difendono i lavoratori, l’azienda deve far quadrare i conti.
Tutto comprensibile.
Ma chi difende il diritto dei cittadini ad avere un trasporto pubblico efficiente?
Perché il vero fallimento non sarebbe affidare il 10% delle linee a un privato.
Il vero fallimento sarebbe ritrovarsi, tra qualche anno, con più gestori, più burocrazia, più costi e gli stessi autobus che non arrivano.
E forse sarebbe il caso di ricordare a tutti, amministratori compresi, una verità piuttosto semplice:
TPL significa Trasporto Pubblico Locale. Non Tribunali, Polemiche e Lamentele.
E i savonesi, più che assistere all’ennesima puntata di questa interminabile vicenda, vorrebbero semplicemente salire su un autobus. Possibilmente in orario.

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