Savona, tre giovani riaprono il Fronte del Porto. A loro gli auguri, alla politica qualche domanda

Giacomo, Gianluca e Mirco scommettono su Savona e rilanciano uno storico locale di via Gramsci. Una bella notizia, che merita di essere festeggiata. Ma attenzione a non confondere un cambio di gestione con una rinascita del commercio cittadino.

Ci sono notizie che meritano di essere accolte con soddisfazione, senza riserve. La riapertura del Fronte del Porto, in via Gramsci a Savona, è una di queste.

Tre giovani, Giacomo, Gianluca e Mirco, hanno deciso di mettersi in gioco, raccogliendo il testimone di un locale conosciuto dai savonesi, rimasto chiuso per diversi mesi.

Una scelta coraggiosa, soprattutto in un periodo in cui avviare o rilanciare un’attività commerciale significa affrontare costi elevati, incertezze economiche e difficoltà quotidiane.

I tre ragazzi vogliono restituire alla città un punto di ritrovo dove trascorrere una serata in compagnia, tra buona cucina, birra e sport.

A loro vanno i nostri complimenti più sinceri e un grande augurio di successo.

Ci auguriamo che il locale sia sempre pieno, che riescano a conquistare una clientela affezionata e che il loro entusiasmo venga ripagato da risultati concreti.

Savona ha bisogno di giovani che credano nella città, che investano e che abbiano voglia di costruire qualcosa.

E proprio per rispetto verso questi ragazzi è necessario distinguere la loro iniziativa dalla consueta rappresentazione politica che accompagna ormai ogni inaugurazione.

Una riapertura non è una nuova apertura

Il Fronte del Porto non è un locale nato oggi. Esisteva già, è rimasto chiuso per mesi e ora riparte grazie a una nuova gestione.

È una buona notizia, certamente. Ma non significa che Savona abbia improvvisamente scoperto una nuova stagione di prosperità commerciale.

Eppure, a giudicare dall’entusiasmo con cui certi amministratori partecipano a queste occasioni, sembrerebbe quasi che in città sia scoppiata una nuova corsa all’oro, con imprenditori in fila per aprire negozi, bar e ristoranti.

Purtroppo la realtà racconta qualcosa di diverso.

Le serrande abbassate continuano a caratterizzare diverse vie cittadine, comprese quelle del centro.

In via Manzoni chiude lo Sporting Bar Haiti, un’altra serranda che si abbassa nel cuore di Savona. Una notizia che meriterebbe almeno la stessa attenzione riservata alle inaugurazioni.

E non si tratta certo di un caso isolato.

Ogni attività che chiude rappresenta una perdita per la città: meno servizi, meno lavoro, meno occasioni di incontro e, spesso, un altro locale vuoto destinato a rimanere tale per chissà quanto tempo.

E naturalmente non poteva mancare la politica

Alla riapertura del Fronte del Porto non poteva mancare la rappresentanza dell’amministrazione comunale.

Per inaugurare una birreria, la scelta dei testimonial è importante. E nella fotografia della riapertura del Fronte del Porto, accanto a un giovane consigliere di maggioranza, compare anche la nostra vicesindaca. Una scelta che, almeno sul piano della comunicazione, non passerà certamente inosservata.

Naturalmente è giusto che gli amministratori partecipino alle iniziative dei commercianti e dimostrino vicinanza a chi decide di investire.

Ma sarebbe altrettanto importante vederli impegnati, con la stessa attenzione, quando un commerciante annuncia la chiusura della propria attività.

Perché davanti a una nuova insegna è facile sorridere, stringere mani e farsi fotografare.

Davanti a una serranda che si abbassa definitivamente, invece, le occasioni per una bella fotografia sono decisamente meno numerose.

E con le elezioni comunali del 2027 che si avvicinano, il sospetto che ogni occasione venga utilizzata anche per promuovere l’immagine dell’amministrazione diventa comprensibile.

Quante attività aprono e quante chiudono?

Al di là delle fotografie e dei comunicati, sarebbe interessante conoscere qualche numero.

Quante attività commerciali hanno cessato l’attività a Savona negli ultimi cinque anni? Quante sono state le nuove aperture effettive? Quante, invece, semplici subentri in locali già esistenti?

E soprattutto: qual è il saldo complessivo?

Perché la salute economica di una città non si misura contando le inaugurazioni, ma verificando quante attività riescono a nascere, sopravvivere e crescere.

Sono dati che l’amministrazione dovrebbe rendere facilmente accessibili e discutere pubblicamente, senza limitarsi a celebrare i singoli episodi positivi.

Non per alimentare polemiche, ma per comprendere se il commercio savonese stia davvero attraversando una fase di ripresa oppure continui a perdere pezzi.

Ai ragazzi il nostro sostegno, alla politica il compito di lavorare

E allora torniamo a Giacomo, Gianluca e Mirco.

Sono loro i protagonisti di questa notizia, non gli amministratori presenti nella fotografia.

Sono loro che dovranno alzare la serranda ogni giorno, affrontare le spese, organizzare il lavoro, soddisfare i clienti e costruirsi un futuro.

A loro auguriamo davvero di riuscirci.

Invitiamo anche i savonesi a sostenere questa nuova gestione, perché ogni attività che torna a vivere contribuisce a rendere la città più accogliente e vivace.

Il Fronte del Porto merita di avere successo. E i tre ragazzi meritano che si parli soprattutto del loro impegno, non delle passerelle politiche.

Quanto all’amministrazione comunale, continui pure a partecipare alle inaugurazioni. Ma tra un brindisi e una fotografia, un reels trovi anche il tempo di occuparsi delle attività che chiudono.

Perché una città non rinasce grazie ai tagli dei nastri e ai sorrisi davanti agli obiettivi.

Rinasce quando le serrande che si alzano diventano stabilmente più numerose di quelle che si abbassano.

E a Savona, prima di parlare di rinascita commerciale, sarebbe opportuno dimostrarlo con i numeri.

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