Celle Ligure – Una casa di riposo non è un’azienda qualunque. È il luogo in cui vivono persone anziane e fragili, spesso affidate alla struttura dalle famiglie con fiducia e sacrificio economico. Per questo, quando emergono problemi di personale, turni ridotti, caldo insopportabile e difficoltà finanziarie, non possono bastare rassicurazioni generiche.
L’incontro svoltosi in Prefettura, richiesto dopo lo stato di agitazione proclamato dalla Cgil, ha portato alla luce una situazione tutt’altro che tranquilla alla Fondazione Nostra Signora di Misericordia di Celle. Il sindacato denuncia carenza di operatori, carichi di lavoro pesanti e l’assenza di climatizzazione in una struttura dove, durante l’estate, lavoratori e ospiti avrebbero dovuto affrontare temperature di 32-33 gradi.
C’è poi la questione economica. Lo stesso presidente della Fondazione, Marco Mordeglia, ha riconosciuto l’esistenza di un debito nei confronti della cooperativa che gestisce il personale, spiegando che la Fondazione sta cercando soluzioni attraverso incontri con gli istituti bancari.
In paese circolano però voci molto più preoccupanti, che vanno naturalmente prese con la massima cautela e verificate nelle sedi competenti. Secondo queste indiscrezioni, fino al 2021 la situazione dei conti sarebbe stata sostanzialmente in equilibrio; dal 2021 in avanti il debito verso la cooperativa sarebbe cresciuto di circa 250 mila euro l’anno, fino a raggiungere oggi una cifra vicina al milione di euro.
Sono numeri che, se confermati, imporrebbero una spiegazione pubblica dettagliata. Come si è formato il debito? Quali decisioni lo hanno prodotto? Perché la situazione non è stata affrontata prima? E soprattutto: esiste un piano credibile per riportare la Fondazione in sicurezza senza scaricare il prezzo sui lavoratori, sugli ospiti e sulle loro famiglie?
La cosa che sorprende maggiormente, sempre alla luce delle voci che circolano, è che il sindaco abbia rinnovato al presidente Mordeglia l’incarico per altri cinque anni. Una scelta che appare difficile da comprendere proprio mentre la Fondazione affronta una crisi tanto seria.
Il taglio di quattro ore ai dipendenti è stato per il momento bloccato fino al 31 dicembre. Bene, ma non può essere considerata una soluzione: tre operatori nel pomeriggio per quattro piani e 63 ospiti non sembrano il modo più rassicurante per garantire assistenza, dignità e sicurezza.
Celle non può permettersi che una struttura storica e fondamentale per la comunità venga lentamente impoverita, tra debiti, organici insufficienti e rinvii. Servono trasparenza sui conti, un confronto vero con lavoratori e famiglie e risposte precise da parte della Fondazione e del Comune. Perché qui non è in gioco soltanto un bilancio: è in gioco la serenità di decine di anziani.






