
Quando Giovanni Toti fondò il suo movimento civico, l’obiettivo era evidente: costruire una struttura politica personale capace di affiancare e, in parte, superare i tradizionali partiti del centrodestra. Oggi, osservando la nascita di “Liguria Insieme”, è difficile non notare più di una somiglianza con quel percorso.
Marco Bucci presenta il nuovo progetto come una casa comune delle esperienze civiche, un contenitore destinato a unire amministratori e liste locali mantenendone l’identità ma dando loro maggiore forza politica. È questa la linea illustrata durante la presentazione del movimento.
Dietro questa operazione, però, c’è inevitabilmente anche una lettura politica.
Bucci sembra voler costruire una propria rete di consenso territoriale, una struttura che vada oltre Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Esattamente ciò che fece Giovanni Toti durante il suo mandato alla guida della Regione.
Le liste civiche, nate spesso come realtà locali, rischiano così di trasformarsi in un soggetto politico regionale sempre più riconducibile direttamente al presidente della Regione.
Una scelta che difficilmente sorprende chi conosce i retroscena della politica ligure.
In questa operazione il ruolo di Claudio Scajola appare tutt’altro che marginale. L’attuale sindaco di Imperia è stato uno dei principali sostenitori della candidatura di Marco Bucci alle elezioni regionali. Il peso elettorale del Ponente ligure e, in particolare, della provincia di Imperia fu determinante nella vittoria del centrodestra.
Non è quindi azzardato ritenere che proprio da quell’area politica sia arrivato il suggerimento di rafforzare il consenso attraverso una grande federazione civica regionale.
Del resto Scajola conosce bene il valore delle reti territoriali e delle liste civiche. Da anni rappresentano uno dei principali strumenti della sua forza politica.
Il rischio, però, è che il civismo perda la sua natura originaria.
Le liste civiche nascono normalmente dal basso, per rappresentare un territorio, una comunità, un progetto amministrativo. Quando invece vengono coordinate direttamente dal presidente della Regione, inevitabilmente assumono anche il ruolo di strumento politico a sostegno della leadership regionale.
Non a caso sono già emerse le prime critiche, con chi sostiene che il vero civismo non possa nascere “dall’alto” ma debba svilupparsi spontaneamente nei territori.
La domanda, a questo punto, è inevitabile.
“Liguria Insieme” sarà davvero un contenitore aperto alle autonomie locali oppure diventerà il nuovo partito personale del presidente Marco Bucci?
La risposta arriverà nei prossimi mesi, quando inizieranno a delinearsi le candidature per le amministrative e, soprattutto, quando si capirà se questo progetto servirà davvero ai territori o principalmente a consolidare un nuovo equilibrio di potere all’interno del centrodestra ligure.






