Aurelia Bis – La serie infinita: nuova stagione, stessi colpi di scena

C’è chi aspetta la nuova stagione della propria serie preferita su Netflix. E poi ci sono i savonesi, abbonati da anni – loro malgrado – alla fiction più longeva del territorio: Aurelia Bis. Una produzione senza finale, senza spoiler (perché tanto non succede mai nulla) e con una trama che si ripete ossessivamente: annuncio, rinvio, speranza, delusione. Titoli di coda. E si ricomincia.

L’ultima puntata prometteva bene: “ripartenza a marzo”. Suspense, attesa, dichiarazioni ufficiali. Poi, come da copione, arriva il colpo di scena… o meglio, il colpo di freno: marzo finisce e il cantiere resta fermo. Ma niente paura: è già pronta la nuova stagione. Titolo provvisorio: “Ripartiamo ad aprile (forse)”.

A margine del convegno sulla sicurezza delle infrastrutture – che già suona come una sottile ironia involontaria – l’amministratore delegato di Claudio Andrea Gemme annuncia la firma del contratto con la nuova impresa, la Infratech di Napoli. Nuovo cast, quindi. Dopo l’uscita di scena della precedente ditta, Ici, travolta da una crisi finanziaria e accompagnata alla porta dal tribunale fallimentare di Roma, entra in scena il nuovo protagonista. Applausi? Calma.

Perché chi segue la serie lo sa: cambiano gli attori, ma la sceneggiatura resta sempre la stessa.

Intanto, mentre i comunicati parlano di “nuova fase”, c’è una realtà molto meno televisiva e molto più concreta: quella dei lavoratori. Sei operai specializzati, due impiegati amministrativi, stipendi arretrati, mesi di attesa. Uno di loro, nel frattempo, è andato in pensione. Anche qui, più che una fiction, sembra un documentario sociale girato male.

Il segretario della Filca-Cisl, Andrea Tafaria, prova a riportare la discussione sulla terra: servono certezze, un cronoprogramma vero, e soprattutto il rispetto delle clausole occupazionali. Tradotto: prima di parlare di “ripartenza”, sarebbe il caso di chiudere i conti aperti.

E mentre si annuncia l’ennesimo “inizio imminente”, i numeri raccontano un’altra storia. Un’opera da 273 milioni di euro, lunga poco più di 5 chilometri, di cui quasi 4 in galleria. Doveva essere inaugurata nel 2013. Sì, 2013. Quando ancora si compravano i CD e i social erano pieni di foto con i filtri seppia.

Nel frattempo si progettano anche gli svincoli, si studiano collegamenti, si commissionano analisi. Tutto molto razionale, tutto molto teorico. Peccato che il protagonista – la strada – sia ancora lì, incompiuta, come una frase lasciata a metà.

E allora la domanda non è più “quando finirà?”, ma “quale sarà il prossimo episodio?”. Perché ormai l’Aurelia Bis non è più un’infrastruttura: è un genere narrativo.

E come tutte le serie troppo lunghe, rischia di perdere il pubblico. Solo che qui il pubblico non può cambiare canale. È bloccato nel traffico.

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