C’è qualcosa di paradossale — e anche un po’ imbarazzante — nella situazione politica savonese di queste settimane. Da una parte il sindaco Marco Russo che ha già acceso i motori della campagna elettorale, presenza costante nei quartieri, cantieri, inaugurazioni e sopralluoghi, con fotografo al seguito come in una lunga e ininterrotta passerella. Dall’altra, il suo stesso partito, il Pd, che invece frena, riflette, tentenna. E soprattutto: dubita.
Già questo basterebbe a raccontare lo stato delle cose. Perché quando perfino il principale sponsor politico inizia a chiedersi se valga davvero la pena ricandidarti, significa che qualcosa si è rotto.
L’idea — nemmeno troppo smentita — di un sondaggio interno per misurare il gradimento del sindaco è un segnale chiaro. Non di forza, ma di preoccupazione. Il Pd vuole capire quanto pesa davvero Russo agli occhi dei savonesi. Tradotto: teme che il consenso sia in calo. E non è difficile capire perché.
La città, da mesi, manda segnali evidenti. La raccolta rifiuti continua a essere uno dei nervi scoperti dell’amministrazione, con disagi diffusi e proteste che non si placano. La viabilità resta un rebus quotidiano, tra cantieri, modifiche e scelte spesso incomprese. Le pedonalizzazioni hanno acceso polemiche e raccolte firme. E poi c’è il tema più profondo: una città che fatica, economicamente e demograficamente, senza vedere una direzione chiara.
In questo contesto, la scelta del sindaco di accelerare sulla presenza mediatica — più che politica — rischia di apparire come un tentativo di recupero affannoso. Una campagna elettorale iniziata con largo anticipo, che però sa più di rincorsa che di slancio.
Ma forse il problema è anche un altro. In questi anni, il rapporto tra Russo e il suo stesso partito non è mai stato davvero idilliaco. Anzi. C’è chi, dentro il Pd, non ha dimenticato un certo atteggiamento considerato distante, se non addirittura supponente. Nessun reale coinvolgimento, poche aperture, incarichi nelle partecipate distribuiti senza troppo entusiasmo verso il partito. Insomma, più che un’alleanza, una convivenza forzata.
E adesso il conto potrebbe arrivare.
Perché la politica, alla fine, è anche questo: equilibrio interno, gestione dei rapporti, capacità di costruire consenso non solo tra i cittadini, ma anche dentro casa propria. E quando entrambe le cose iniziano a scricchiolare, il rischio è che il terreno sotto i piedi diventi improvvisamente instabile.
Il sostituto c’era già poi, per colpa di una spritz di troppo, c’è stato un ripensamento, ma il nome di possibili alternative già circola, anche se sottovoce. Segno che il “modello Savona”, tanto sbandierato in passato, oggi non convince più nemmeno chi lo aveva promosso.
Così, mentre il sindaco continua il suo tour fotografico tra quartieri e cantieri, la vera partita si gioca altrove: nei corridoi del Pd, tra dubbi, calcoli e timori.
Perché la domanda, ormai, non è più solo se Russo vincerà le elezioni.
Ma se ci arriverà davvero da candidato.






