Cinema: Il caso Paradine

 Il caso Paradine  (The Paradine Case) è un film giudiziario statunitense, del 1947, diretto da Alfred Hitchcock e prodotto da David O. Selznick.

Il film si ispira all’omonimo libro di Robert Smythe Hichens uscito nel 1933.

Anna Maddalena Paradine, una fascinosa e misteriosa donna di origini straniere che vive a Londra, viene arrestata con l’accusa di aver ucciso, con del veleno messo in un bicchiere di Porto, il ricco marito: un anziano colonnello cieco.

La signora Paradine, benestante, consigliata dal suo legale di fiducia non bada a spese, e ingaggia per la difesa il famoso avvocato Anthony Keane (Gregory Peck): considerato uno dei migliori penalisti della città.

L’avvocato è felicemente sposato da 11 anni. Conoscendo meglio la sua cliente Anna Maddalena Paradine che dimostra di avere una personalità e un’intelligenza fuori dal comune, egli prova a un certo punto per lei un’ammirazione sconfinata, una stima che non si preoccupa di nascondere. A casa sua la cosa non passa inosservata e fa ingelosire la moglie Gay, una donna complessa e fragile che quando è in preda alla gelosia avverte di essere succube impotente degli uomini più colti e affermati.

Il marito, persona di grande dirittura morale, accortosi della sofferenza della moglie per causa sua, decide di lasciare la difesa della Paradine a un altro avvocato, ma la moglie Gay non ci sta, essa sa che se poi la Paradine, difesa da un altro legale, fosse stata riconosciuta colpevole e condannata all’impiccagione, suo marito  avrebbe potuto nutrire verso di lei dei risentimenti profondi,  in quanto senza quella fastidiosa sua gelosia avrebbe potuto lavorare per salvare quella donna e magari forse farla assolvere.

Keane si ributta sul suo lavoro di difesa con grande concentrazione scommettendo sulla colpevolezza del cameriere devoto dei Paradine, Andrè Latour, soprattutto dopo che Andrè, in una sera ventosa e piovosa, si era recato da lui per sfogare il proprio odio verso la padrona Paradine: descrivendola come malvagia, cinica ed egoista.

L’avvocato Keane vede nel socialmente debole André Latour, la persona ideale su cui far convergere i sospetti di omicidio, magari sostenendo che l’odio del cameriere verso la donna dipendeva da una relazione difficile avuta con la signora stessa,  interrotta da lei dopo un certo tempo per ovvi motivi di decoro familiare. La cosa avrebbe potuto rendere chiaro il movente omicida del cameriere, ossia l’odio, il rancore sordo e troppo compresso verso un rivale socialmente più forte in grado di possedere come un oggetto la donna tollerandone qualche adulterio.

L’avvocato Keane affascinato dalla Paradine commette, forse per la prima volta, un errore imperdonabile, la pista accusatoria verso il povero cameriere Latour si dimostrerà infatti fallimentare e addirittura con il sospetto di essere stata costruita giocando sulla debolezza sociale del cameriere, appartenente a una classe umile, perciò in qualche modo privo di quelle risorse necessarie per poter meglio influire sulla giustizia.

Alfred Hitchcock supplisce all’effetto immobilismo del teatro presente nel film, con numerosi movimenti circolatori di macchina, primi piani, panoramiche a 200 gradi, e dettagli ad incastro di elevata comunicazione in grado di creare  una dinamicità del reale che buca lo schermo.

Uno schermo bucato  dal grande effetto di verosimiglianza delle scene e dal gioco di trasposizione illusoria dello spettatore, con gli occhi magici delle telecamere, al centro delle scene: con una vista a specchi da una posizione di osservazione alta e mobile in grado di seguire tutto da vicino e a volte da lontano.

Effetti estetici della fotografia strabilianti, tutto al naturale grazie a una luce che esalta i volumi delle cose e della loro texture con la tecnica del bianco e nero.

Biagio Giordano

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