Carige Il Gruppo Orsero doveva 90 milioni di euro ma ha rinegoziato il debito

Per i magistrati hanno spolpato la società e riciclato i soldi

I pm: “Così i re della frutta fecero sparire 127 milioni”

Centoventisette milioni. Secondo i pm genovesi sarebbe il “profitto ricavato… cagionando un danno rilevante alla Gf Group e alla società del gruppo (Orsero, ndr) abusando della qualità di soci e amministratori”. È scritto nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari: 16 persone, tra cui sei membri della famiglia Orsero (Anna Chiara, Antonio, Gianni, Luciano, Raffaella nonché Maria Grazia Cassanini, vedova del capostipite). Parliamo della dinastia ligure della frutta che sotto la guida di Raffaello fu un colosso mondiale, ma che negli ultimi anni era piombata nella crisi più profonda. Secondo i pm gli indagati “si associavano tra loro per realizzare plurimi fatti di appropriazione indebita in danno di Gf Group (e altre società del gruppo), dichiarazioni fraudolente, intestazioni fittizie e fatti di riciclaggio”. L’avviso dell’ottobre scorso ritorna di attualità perché gli Orsero sono stati tra i maggiori debitori di Carige (90 milioni). Una banca di cui gli Orsero – non erano gli unici – sono stati debitori e amministratori: Raffaella è stata nel cda della controllata Carisa.

L’INCHIESTA dei pm Marcello Maresca e Francesco Pinto parte proprio dai ‘finanziamenti facili di Carige. Per l’accusa, “gli indagati, soci della holding del gruppo Orsero, costituivano un’associazione (denominata Montecarlo Group e poi Gf Montecarlo) allo scopo di conseguire i profitti occulti scaturenti dall’attività in nero del gruppo”. Si parla “di fittizia intestazione… di somme di provenienza illecita…” tra l’altro mediante “sovrafatturazione”, “veicoli offshore” e “attività di spallonaggio”.

Un’inchiesta (su con- ti dal 2008 al 2016) arrivata ai Caraibi, dove sono emersi 24 milioni. Per i pm il profitto sarebbe di 127 milioni, cifra con- testata da Cesare Manzitti, legale di alcuni membri della famiglia. Anche il gip Cinzia Perroni ha parlato di “riscontri insufficienti”. Intanto sono stati versati 10 milioni all’Agenzia delle Entrate: ravvedimento operoso in vista di una possibile richiesta di patteggiamento. Ma la partita degli Orsero per restare a galla è passata attraverso operazioni che hanno suscitato polemiche. Per esempio, come riferì il sito Ninin, la cessione della partecipazione nella Vio (Vado Intermodal Operator) all’Autorità Portuale di Savona. Cioè a un soggetto pubblico. Un’operazione da 23 milioni che nel “2014 ha garantito agli Orsero una plusvalenza di 9,6 milioni. E qui Laura Bottici, senatrice M5S, chiese chiarimenti al governo di Matteo Renzi: “Gli Orsero guadagnano la liquidità necessaria per accreditarsi con le banche, ma il conto lo pagano i cittadini”. Di qui la domanda all’allora premier: “Perché lo Stato dovrebbe sconfessare la sua politica economica per togliere le castagne dal fuoco a un’azienda fra le tante?

I finanziamenti (20 mila euro leciti e registrati nel 2012, ndr) di Gf Group Spa della famiglia Orsero alle Leopolde di Renzi e alla Fondazione Open sono certo una coincidenza, ma Renzi deve riferire in aula”. Gli Orsero hanno sempre intrattenuto rapporti con la politica – centrosinistra e centrodestra del conterraneo Claudio Scajola – e con la Curia di Angelo Bagnasco. Ma c’è stata anche la partita per la ristrutturazione del debito con le banche. La prima grossa perdita del gruppo risale al 2012 (48 milioni); nel 2013 il rosso è di 88 milioni. A fine 2013 il patrimonio netto del gruppo si azzera. Situazione pericolosa: le perdite divorano il capitale e i debiti incombono. E ci sono le disavventure nell’Alitalia dove gli Orsero erano entrati dopo la chiamata “alle armi di Silvio Berlusconi ricavandone un buco di 12 milioni. L’anno clou è il 2014: la società si ritrova con un capitale netto negativo per 85 milioni e con debiti bancari saliti da 240 milioni a 380 milioni. Il fallimento è dietro l’angolo.

ECCO SPUNTARE l’accordo di ristrutturazione del debito. Il piano approvato con le banche e autorizzato dal Tribunale a metà del 2015 vede gli istituti chiamati al sacrificio pena il crac. Le banche si comprano strumenti finanziari partecipativi (simil-azioni della Gf group) per 42 milioni, più un convertendo (obbligazioni destinate a diventare azioni) per 71 milioni. Agli Orsero viene chiesto di dimagrire: arriva uno spin off delle attività immobiliari che porta via debito per 53 milioni e si cedono altre attività. Il debito nel 2015 scende a 174 milioni. E il capitale, grazie anche alle banche, torna in positivo. Ma la cura non basta. Finché Gf Group non torna a fare utili, il debito (quello totale nel 2015 supera ancora i 300 milioni) non sarà onorato. Le banche ci mettono un’altra pezza: il tasso d’interesse, come spiega il bilancio Gf Group, è contrattato a livelli bassi. La vera via d’uscita arriverà con un nuovo partner. A fine del 2016 ecco il cavaliere bianco: è la Glenalta Food che fonde per incorporazione la Gf Group quotandola poi in Borsa nel 2017 con la nuova denominazione di Orsero Spa. Oggi la crisi è finita: la società fa utili, ma gli Orsero non sono più i soli padroni del gruppo.

E il denaro del finanziamento a Carige, “sarà restituito in breve – spiega l’avvocato Manzitti – e contiamo di completare la restituzione in tempi non lunghi. Non che i soldi sono spariti”.”

FERRUCCIO SANSA il Fatto Quotidiano

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