Ho letto sugli organi di stampa che SEA-S, la società incaricata della raccolta rifiuti, starebbe pensando di spostare la data di pagamento degli stipendi al 15 di ogni mese. Apparentemente, potrebbe sembrare un dettaglio tecnico, ma le conseguenze per i lavoratori sono tutt’altro che banali: a dicembre, infatti, i dipendenti riceverebbero l’ultimo stipendio il 26 novembre, poi la sola tredicesima a dicembre, e per vedere il salario successivo dovrebbero aspettare fino al 15 gennaio. Tradotto: un buco di 45 giorni senza stipendio ordinario.
A quanto risulta, per ora nessun accordo definitivo è stato firmato. Ma di fronte a una simile proposta, che suona come l’ennesimo tentativo di sistemare i conti aziendali scaricando il problema sulle spalle dei lavoratori, ci si sarebbe aspettati che le organizzazioni sindacali si alzassero dal tavolo e proclamassero immediatamente uno sciopero.
Vale la pena di ricordare che con AMNU, dal 1973, e poi con ATA dal 1994, nonostante i momenti drammatici che l’azienda ha attraversato (compresi i passaggi verso il concordato preventivo), gli stipendi non erano mai slittati di un solo giorno. Solo dopo il concordato ci furono ritardi sul pagamento delle tredicesime, ma fu un effetto diretto di un provvedimento previsto dalla legge fallimentare.
Oggi, invece, siamo di fronte a un paradosso: mentre si continua a vendere il sistema porta a porta come la panacea di tutti i mali, l’azienda si rifà sui dipendenti. Di fronte a questi scenari, sarebbe interessante capire se i sindacati intendono battere un colpo o preferiranno limitarsi a qualche comunicato di circostanza.
E soprattutto, sarebbe bene che i dipendenti facessero sentire la propria voce, ricordando le promesse fatte dall’attuale amministrazione comunale in campagna elettorale. Promesse in cui si assicurava che per loro non ci sarebbero state conseguenze negative.
Conviene tenerlo a mente non solo quando si voteranno le rappresentanze sindacali, ma anche quando si tornerà alle urne per eleggere il sindaco e la nuova giunta. Perché la credibilità delle istituzioni si misura anche nella puntualità con cui si onorano i salari di chi lavora ogni giorno per tenere pulita una città che – a giudicare da come stanno andando le cose – appare sempre più sporca, non solo di rifiuti.






