SEAS, il sondaggio che sembra una presa in giro: «Quanto paghereste in più per avere un servizio migliore?»

Dopo gli aumenti della TARI, i problemi del porta a porta, i mastelli, i sacchetti abbandonati e una pulizia delle strade spesso contestata, ai savonesi arriva la domanda delle domande: siete disponibili a spendere ancora di più?

Bisogna riconoscerlo: a SEAS il senso dell’umorismo non manca.

Mentre a Savona continua una raccolta dei rifiuti che ha provocato proteste, segnalazioni e fotografie tutt’altro che edificanti, l’azienda ha pensato bene di sottoporre ai cittadini un questionario sul gradimento del servizio.

Fin qui niente di strano. Anzi, chiedere agli utenti che cosa pensino può essere utile.

Poi, però, arriva una domanda che rischia di trasformare un normale sondaggio sulla qualità del servizio in qualcosa che molti cittadini possono legittimamente percepire come una provocazione:

«A fronte di un miglioramento concreto del servizio di gestione dei rifiuti, quale aumento del costo saresti eventualmente disposto/a a sostenere?»

Tradotto dal linguaggio dei questionari: quanto saresti disposto a pagare in più per avere un servizio migliore?

Il problema è che i savonesi hanno già pagato di più.

Come ricorda anche l’articolo che riportiamo, nel 2025 la TARI ha già subito aumenti importanti. E ulteriori incrementi sono arrivati o sono previsti. Dunque sarebbe forse stato più interessante porre la domanda al contrario:

«Considerato quanto pagate, ritenete di ricevere un servizio adeguato?»

Questa sì che sarebbe stata una domanda interessante.

Prima il servizio, poi eventualmente si parla dei costi

Il principio dovrebbe essere piuttosto semplice: quando un cittadino paga una tariffa per un servizio pubblico, dovrebbe innanzitutto ricevere un servizio efficiente in rapporto a ciò che già versa.

Non dovrebbe essere messo davanti all’alternativa implicita: volete qualcosa di meglio? Allora quanto siete disposti a spendere ancora?

Perché a Savona non stiamo parlando di un servizio impeccabile al quale aggiungere qualche optional.

Stiamo parlando di una città nella quale il passaggio al porta a porta è stato accompagnato da mesi di polemiche sui mastelli, sulle modalità di conferimento, sui contenitori condominiali, sulla pulizia e sul decoro urbano.

Basta girare per alcune zone della città per incontrare situazioni che non hanno esattamente l’aspetto della rivoluzione ecologica promessa.

E proprio nei giorni scorsi abbiamo raccontato il caso degli abitanti di via Amalfi, che hanno dovuto attendere oltre un anno e insistere per ottenere i contenitori condominiali al posto della selva di mastellini individuali.

Altro che servizio premium.

E c’è pure il piccolo particolare della TARI

Il punto più paradossale è proprio questo.

Quando un’azienda chiede: «Quanto saresti disposto a pagare in più per un miglioramento concreto?»

la prima risposta che viene spontanea è: prima fateci vedere il miglioramento concreto.

Poi eventualmente ne discutiamo.

Perché sarebbe singolare trasformare l’inefficienza in una specie di tariffario: il servizio così com’è costa X; se lo volete migliore, mettete altri soldi.

No.

Il cittadino potrebbe ragionevolmente chiedere qualcosa di diverso: con tutti i soldi che già versiamo, che servizio dovremmo avere? E quello che riceviamo oggi corrisponde realmente a quanto paghiamo?

È questa la questione che dovrebbe stare al centro del sondaggio.

Il questionario che avremmo voluto leggere

Qualche domanda, fossimo stati noi a prepararlo, l’avremmo aggiunta.

Una soltanto, per esempio: «Dopo l’introduzione del porta a porta, ritieni Savona più pulita di prima?»

Oppure: il sistema dei mastelli ha migliorato la qualità della vita dei cittadini? La frequenza dello spazzamento è soddisfacente? Quanto tempo passa tra una segnalazione e l’intervento? Il rapporto tra TARI pagata e servizio ricevuto è soddisfacente?

E magari un’altra domanda, particolarmente attuale: come si spiega il forte calo della quantità complessiva dei rifiuti registrata a Savona dopo l’introduzione del porta a porta?

Su questo abbiamo già sollevato interrogativi, perché le spiegazioni relative ai conferimenti provenienti dai Comuni vicini e ad alcune frazioni di rifiuto possono spiegare una parte del fenomeno, ma meritano dati dettagliati per capire fino in fondo dimensioni e cause della diminuzione.

Anche questa sarebbe trasparenza.

Non serve chiedere quanto siamo disposti a spendere. Serve dimostrare come vengono spesi i soldi

SEAS ha tutto il diritto di effettuare un’indagine sul gradimento degli utenti e anche di studiare quanto i cittadini attribuiscano valore a eventuali servizi aggiuntivi.

Ma il contesto conta.

E rivolgere oggi ai savonesi una domanda sulla loro disponibilità a sostenere ulteriori costi mentre una parte della città continua a lamentare problemi nel servizio significa esporsi inevitabilmente a una reazione molto semplice:

ma state scherzando?

Prima si dimostri che il sistema funziona.
Prima si rendano pubblici e comprensibili costi, risultati e obiettivi.
Prima si garantiscano strade pulite, raccolte puntuali e un’organizzazione che non costringa cittadini e amministratori di condominio a battaglie interminabili.

Dopo, forse, si potrà parlare dei miglioramenti ulteriori e di quanto costino.

Perché altrimenti il messaggio che passa è devastante: avete già pagato di più, il servizio non vi soddisfa? Nessun problema. Diteci quanto sareste disposti a pagare ancora.

Più che un questionario di gradimento, sembra un test sulla pazienza dei savonesi.

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