Pontinvrea, il vento cambia: l’eolico accende il fronte della protesta

Ieri sera, allo Chalet delle Feste di Pontinvrea, non è stata una semplice assemblea pubblica. È stato, piuttosto, il segnale di un territorio che comincia a fare i conti — sul serio — con quello che rischia di diventare uno dei temi più divisivi dei prossimi anni: l’eolico nell’entroterra savonese.

La sala piena, gli interventi partecipati, i comitati arrivati da tutta la Val Bormida e oltre: tutto racconta di una mobilitazione che non nasce per caso, ma che affonda le radici in mesi di preoccupazioni crescenti.

Presenti il sindaco di Pontinvrea Camiciottoli e quello di Altare Briano e l’onorevole della lega Bruzzone

Un territorio sotto pressione

I numeri, snocciolati durante la serata, sono quelli che fanno scattare l’allarme.

Nel triangolo tra Pontinvrea, Cairo e Sassello si parla di 20 nuove pale eoliche pronte a trovare spazio sui crinali. Ma allargando lo sguardo tra Cairo, Altare, Mallare e i confini di Savona, il conto sale fino a 36 aerogeneratori.

E se si considera l’intera provincia, tra impianti esistenti e progetti, si arriva a circa 160 pale eoliche.

Per molti residenti, semplicemente, è troppo.

“Non siamo contro le rinnovabili — è stato ribadito più volte — ma qui si è superato il limite. Basta alzare gli occhi per capire che il territorio è già saturo”.

I progetti nel mirino

Durante l’incontro sono stati citati nel dettaglio i principali interventi in arrivo:

  • 5 aerogeneratori tra Bric Bartesio e Londrino inferiore (coinvolgendo anche Sassello)
  • 7 pale su Bric dei Mori
  • 2 torri su Bric Autzè
  • 6 impianti su Bric Eremita
  • Il Bric Surite su Altare
  • Il Piccapietre su Ferrania
  • Il Quiliano che interessa anche Altare.

Tutti questi impianti, oltre agli esistenti, praticamente cambieranno completamente i connotati al nostro territorio.

Una geografia precisa, che trasforma la questione da astratta a concreta: nomi, luoghi, crinali ben conosciuti da chi li vive ogni giorno.

Non solo paesaggio: i problemi messi sul tavolo

Uno dopo l’altro, gli interventi hanno toccato tutti i nodi critici legati all’eolico. Non slogan, ma questioni concrete.

Trasporto e cantieri

Portare pale lunghe decine di metri sulle alture significa:

  • allargare strade
  • modificare tornanti
  • intervenire sui versanti

Opere che, è stato sottolineato, non sono temporanee, ma lasciano segni permanenti.

 Impatto ambientale

Si è parlato di:

  • taglio di alberi
  • frammentazione degli habitat
  • rischio erosione del suolo

Con una preoccupazione condivisa: in territori già fragili, ogni intervento pesa il doppio.

Durata e fine vita

Altro tema forte: le pale non durano per sempre.

Dopo 20-30 anni:

  • perdono efficienza
  • devono essere smantellate

E qui nasce la domanda che ha attraversato la sala: chi si farà carico dello smaltimento?

Smaltimento e rifiuti

È stato ricordato come le pale, realizzate in materiali compositi, siano difficili da riciclare.

Il rischio?
Che un impianto “verde” lasci in eredità rifiuti complessi e costosi da gestire.

Un fronte che si allarga

A Pontinvrea non c’erano solo i residenti. Presenti anche:

  • il comitato Monte Cerchio
  • gruppi contrari al progetto di Altare (Bric Surite)
  • associazioni ambientaliste come il WWF

Segno che la protesta sta superando i confini dei singoli comuni per diventare una questione di area vasta.

Dopo le assemblee e le marce di Altare, le petizioni a Cairo, Osiglia e Murialdo, il movimento si sta strutturando.

Non un “no” ideologico

Un passaggio, ripetuto più volte, merita attenzione.

La contrarietà non è contro le rinnovabili in sé.
È contro quella che molti definiscono una concentrazione eccessiva e non equilibrata degli impianti.

Il punto, emerso chiaramente, è un altro: quanto può reggere ancora questo territorio?

La vera partita

L’assemblea di Pontinvrea lascia una sensazione precisa: la discussione è appena iniziata, ma il clima è già acceso.

Da una parte, la spinta verso la transizione energetica.
Dall’altra, comunità locali che chiedono di non diventare l’unico prezzo da pagare.

E sullo sfondo resta la domanda più scomoda — quella che ieri sera aleggiava tra le parole, ma che nessuno ha ancora davvero affrontato: chi decide dove si mettono le pale… e soprattutto chi decide quando sono troppe?

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