Palazzo Della Rovere di Fulvio Parodi

Giuliano della Rovere nacque ad Albisola nel 1443, entrò giovane nell’Ordine francescano sotto la protezione dello zio Francesco della Rovere.

La rapida carriera ecclesiastica iniziò a partire dal 1471, data dell’elezione a pontefice dello zio col nome di Sisto IV. Ebbe presto ruoli e compiti di prestigio che lo portarono ad avere un reddito consistente e il potere derivante dal ruolo di legato per diversi territori come in Francia ad Avignone dove gli fu concesso, oltre il consueto, di esercitare la giustizia sui mercanti e banchieri italiani. Nell’aprile 1480 fu nominato legato a latere per la Francia, Paesi Bassi e i regni di Inghilterra e Scozia.

Già alla morte di Sisto IV avvenuta nel 1484, si rese conto della difficoltà in cui lo poneva la scomparsa dello zio e così fortificò la propria abitazione e la riempì di armati.

Avendo contribuito ad eleggere Innocenzo III come successore dello zio, ebbe all’inizio incarichi di rilevanza, ma in seguito qualche insuccesso lo rilegò ad un ruolo defilato.

Per Giuliano i veri problemi iniziarono nel 1492 quando salì al soglio Pontificio Rodrigo Borgia con il nome di Alessandro VI, le divergenze politiche e personali tra i due furono sempre molto forti.

Per il cardinale, Roma era diventata insicura e già nel 1493 dava l’incarico a Giuliano da Sangallo, l’architetto preferito da Lorenzo il Magnifico, di costruire a Savona il suo palazzo. Agli inizi del 1494 Giuliano Della Rovere si era rifugiato nella fortezza di Ostia da cui usciva solo accompagnato dalla scorta armata; da Ostia il 24 aprile si imbarcò per Savona, probabilmente pensando di non poter più fare rientro a Roma.

In quell’anno acquistò il sito dove costruire la residenza in cui si trovava palazzo San Tommaso ristrutturato nel 1368; il palazzo si sarebbe affacciato su via Nattoni, attuale via Pia, a metà strada tra piazza del Brandale, luogo della fazione popolare, e quella della Maddalena, luogo della fazione aristocratica.

A cavallo tra il 1494 e il 1495, Urbano Vegerio, procuratore di Giuliano Della Rovere, le cui famiglie erano anche imparentate, faceva acquisti di materiali per la costruzione del palazzo.

All’inizio del 1495 inizia la costruzione del fabbricato; del Sangallo il progetto e direzione lavori sino al 1497 influenzato dal disegno di Leon Battista Alberti per palazzo Rucellai, dunque ricalcando il modello delle facciate albertiane della Firenze quattrocentesca, con vasto cortile porticato “alla romana”. Savona sino a quel momento era rimasta fossilizzata in un’urbanistica trecentesca e il palazzo rinascimentale era una novità.

Probabilmente si può datare al 1500 la conclusione della fase iniziale dei lavori, quando al Sangallo e al nipote Bernardo venne accordata la cittadinanza savonese. A questa prima fase appartiene la volta in stucco dell’ingresso su via Pia e la piccola volta accessibile da vico del Marmo che, in fase di restauro, sono state interpretate come una sorta di firma del Sangallo.

Il palazzo non divenne tanto la residenza savonese del cardinale quanto una vera e propria esibizione autocelebrativa, anche perché nel 1503 fu proclamato papa, dopo essere stato anche vescovo di Savona dal 1499 al 1502.

Salito al soglio pontificio si dedicò ad altro senza comunque trascurare Savona e i savonesi a lui vicini. Nel 1532 gli eredi di Giulio II venderanno il palazzo non ancora ultimato a Francesco Maria della famiglia Spinola di Garessio che ne manterrà il possesso sino al 1638, quando la proprietà passerà a Marco Antonio degli Asinari Del Carretto e dopo a Lelio Federico Ivrea Del Carretto.

Nel 1676, le Clarisse lo comprarono e verrà realizzata la chiesa conventuale di Santa Chiara. Le monache acquistarono la casa Mulassana, confinante con il palazzo, quella sull’attuale via Pia, dove l’ing. G. B. Costanzo progettò la cappella aperta ai cittadini.

Nel 1797 con la caduta della Repubblica di Genova il palazzo è espropriato e incamerato nel demanio e per questo le suore abbandonarono definitivamente il convento. Nel periodo napoleonico furono fatte importanti modifiche per mano del prefetto Chabrol che lo trasformò in prefettura. Tra queste la divisione della chiesa in due piani, al piano superiore fu ricavata la grande sala di rappresentanza. Con la Restaurazione, i Savoia mantennero la destinazione d’uso del palazzo a pubblico e amministrativo.

Nella seconda metà dell’Ottocento, sia nella facciata rivolta verso il duomo sia in quella verso via Pia, furono aperte porte e vetrine a fini commerciali e dal 1920 in avanti divenne sede del tribunale e di uffici pubblici, apportando anche in questi casi parecchie modifiche.

Il palazzo mantenne la destinazione di tribunale civile e penale fino al 1990, quando fu trasferito nel nuovo palazzo di giustizia progettato dall’architetto Leonardo Ricci.

Nel 1993, fu promosso da parte della Soprintendenza il restauro del complesso che si protrasse per diversi anni.

 Fulvio Parodi

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