Milena Debenedetti: Una vita di autobus

La situazione attuale di TPL è a dir poco drammatica, per la scarsità di mezzi e le condizioni di lavoro sempre peggiori degli autisti, specie i più giovani, a cui vengono imposti straordinari, fatti saltare i riposi, negate le ferie, con grave rischio, oltretutto, per la sicurezza loro e dei passeggeri, dato il tipo di lavoro.  Uno stato di cose vergognoso a cui, specie per una partecipata pubblica, specie tra le altre per una amministrazione di pseudo sinistra, andrebbe messa mano al più presto, invece di far finta di niente o proporre peggioramenti ulteriori e insostenibili.

Ma se assistiamo oggi a una sorta di parossismo, vorrei sottolineare una cosa, e lo dico da quasi settantenne utente dei bus da una vita: il trasporto pubblico, a Savona, non ha mai funzionato bene, non ha mai coniugato efficienza, puntualità e copertura adeguata delle tratte.

Certo posso parlare principalmente per i percorsi che frequentavo io, ma bastano come esempio.

Più di mezzo secolo fa, quando andavo a scuola, nonostante le corse bis era impossibile per chi viveva alle Fornaci salire su un bus del mattino, diciamo intorno alle sette e trenta, a meno di provare la vita delle sardine in scatola, rischiando di non scendere alla propria fermata, o aggrapparsi all’esterno come a S. Francisco. I mezzi erano già pieni a Vado e Zinola. Alcuni non fermavano proprio.

Quando facevo le medie alle Pertini, allora Boselli, il bus di Porto Vado non fermava come adesso in via Giacchero, ma passava da via XX settembre, piuttosto distante, e per l’appunto rendendo impossibile la discesa, a meno di essere un quarterback piuttosto ben messo e far saltare i viaggiatori davanti, studenti fortunelli dello scientifico, come birilli. Solo una volta ogni ora c’era la famosa “corriera del giro” che faceva un percorso più lungo facendo sbuffare gli utenti (beata ingenuità!). Sarebbe stata utile anche per il ritorno, con fermata proprio dietro le medie e di fronte al classico, ma ovviamente NON ESISTEVA una corsa all’una. Mai pensato.

In tempi recenti, con il Porto Vado diventato 6, devo dire che le cose andavano benone: ogni dieci minuti e puntuale, tanto che i savonesi o vadesi che si lamentavano di scarsi parcheggi in centro mi facevano venir voglia di insultarli, al netto dei soliti problemi in orario scolastico. Poi c’erano gli autobus dal ponente, come il 40, che qualche fermata alle Fornaci la facevano.

Ma le cose buone non durano, ed ecco l’alternanza col 6/ a percorso diverso e capolinea alla stazione, non Villapiana come il 6. E pazienza, non sono molti che da Vado o Fornaci devono andare in Villapiana, basta il centro e poi magari si cambia bus.

Solo che l’alternanza ha iniziato a non funzionare bene, ovviamente, e invece di avere un 6 o 6/ ogni dieci minuti, spesso saltavano o arrivavano insieme. Morale, io che all’epoca andavo in consiglio comunale, per non ritardare partivo almeno mezz’ora prima, arrivando spesso al pelo.

Le coincidenze, poi, sempre state ipotesi remote, per esempio per il 5 diretto all’ospedale.

Ma basta esempi e ricordi, credo di aver reso l’idea, sono sicura che ora sarà anche peggio, sono tornata savonese da poco, sperimenterò.

In ogni caso, anche prima che la situazione mostrasse drammatiche carenze, una revisione di orari e percorsi basata sugli afflussi potenziali, mirata a maggiore efficienza e attrattiva dei mezzi, specie per chi studia e lavora, sarebbe stata fondamentale.  Stupisce che una amministrazione che predica riduzione del traffico, e intanto fa isole pedonali a caso che il traffico lo congestionano, non se ne renda conto e non pretenda maggiori risorse.

Il punto credo sia uno solo: la maggior parte di amministratori pubblici gli autobus NON LI PRENDE MAI.

Allora, li sfido: provate a lasciare a casa la macchina per un mese, a muovervi coi mezzi pubblici, ovunque vogliate andare, e POI, soltanto POI, onusti di questa esotica e insolita esperienza, sedetevi a un tavolo con gli esperti e gli amministratori del servizio pubblico, e provate a pianificare soluzioni.  Altrimenti, come dicono a Napoli, chiacchiere e tabacchiere in legno…

Milena Debenedetti

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