MI SONO RICREDUTO: CHE BELLA VITA FARE IL SINDACO!

Pensavo fosse un mestiere difficile, pieno di responsabilità e preoccupazioni. Invece ho scoperto che il segreto è semplicissimo: basta trovare sempre qualcun altro a cui dare la colpa.

Devo fare pubblicamente ammenda. Per anni ho vissuto nella convinzione, evidentemente sbagliata, che amministrare una città fosse un compito difficile, impegnativo, persino stressante.

Pensavo alle responsabilità, ai problemi quotidiani, alle proteste dei cittadini, alle decisioni complicate. Insomma, immaginavo il sindaco come una persona costretta a lavorare dalla mattina alla sera per risolvere i problemi della propria città.

Quanto ero ingenuo!

Oggi mi sono ricreduto. Fare il sindaco, almeno in certe città immaginarie che assomigliano terribilmente alla nostra, deve essere uno dei mestieri più piacevoli del mondo.

Lo stipendio non è male, la fascia tricolore dona una certa eleganza, le inaugurazioni non mancano e, tra un impegno istituzionale e l’altro, si trova persino il tempo per coltivare un simpatico hobby: girare video per la città.

Ma il vero vantaggio, quello che rende questo mestiere irresistibile, è un altro: non è mai colpa tua.

Si rompe continuamente una fontana? Semplice: il progetto è di quelli che c’erano prima.

La raccolta dei rifiuti presenta qualche problemino? Colpa dei cittadini maleducati, che evidentemente non hanno ancora capito quanto sia meraviglioso il nuovo sistema.

Chiudono un ponte per mesi, magari proprio quello che serve a mezza città? Colpa dell’Anas.

Ne chiudono un altro? Colpa dell’Autorità portuale.

I cantieri vanno per le lunghe? Colpa degli imprevisti, del caldo, della pioggia, delle ditte, delle autorizzazioni. Volendo, si potrebbe tirare in ballo anche Mercurio retrogrado.

E se proprio non si trova un responsabile, c’è sempre la soluzione universale: la colpa è di quelli di prima.

Una formula straordinaria, buona per tutte le stagioni, che non scade mai e non richiede neppure il libretto delle istruzioni.

Naturalmente qualche cittadino potrebbe obiettare che un sindaco, pur non essendo responsabile di tutto, dovrebbe almeno farsi sentire, pretendere risposte, sollecitare interventi, battere i pugni sul tavolo.

Ma sono i soliti incontentabili.

Non capiscono che amministrare una città moderna richiede soprattutto una grande capacità comunicativa. E cosa c’è di meglio di un bel video, magari con un sorriso rassicurante e qualche frase sul futuro?

Del resto, un ponte chiuso prima o poi riaprirà, una fontana prima o poi funzionerà, un cantiere prima o poi finirà.

L’importante è che nel frattempo il video venga bene.

A questo punto sto pensando seriamente di candidarmi anch’io.

Non ho particolari competenze amministrative, ma possiedo un telefonino con una buona videocamera e, soprattutto, ho finalmente imparato la regola fondamentale: quando qualcosa non funziona, guardare altrove.

Per sicurezza, prima di candidarmi, preparerò anche un elenco di possibili colpevoli: Anas, Autorità portuale, Regione, Governo, ditte appaltatrici, cittadini maleducati e amministrazioni precedenti.

Dovrebbe bastare per un intero mandato.

Insomma, che bella vita fare il sindaco!

L’unico vero rischio è incontrare un cittadino che, invece di guardare i video, abbia la pessima abitudine di guardare come va la città.

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