Le mafie non sono più soltanto quelle raccontate nei film, fatte di coppole, “pizzini” e lupara. Oggi parlano il linguaggio della tecnologia, investono in criptovalute, cercano hacker, utilizzano strumenti informatici avanzati e, secondo gli investigatori, guardano perfino al mercato nero delle armi di nuova generazione provenienti dai teatri di guerra. È questo il quadro emerso dall’audizione del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, che ha acceso l’attenzione anche del sindacato di polizia, il quale chiede allo Stato un deciso cambio di passo in termini di uomini, mezzi e tecnologie.
Il messaggio è chiaro: mentre le organizzazioni criminali si evolvono rapidamente, lo Stato rischia di inseguirle con strumenti e organici insufficienti.
Droni, hacker e armi da guerra
Tra gli aspetti più inquietanti evidenziati da De Lucia vi è l’interesse delle organizzazioni mafiose verso armamenti sempre più sofisticati. Non soltanto kalashnikov ed esplosivi, ma anche droni e tecnologie provenienti dal mercato nero alimentato dalla guerra tra Russia e Ucraina. Parallelamente cresce l’interesse per il mondo cyber, con hacker e specialisti informatici che potrebbero diventare nuove figure di supporto alle organizzazioni criminali, insieme all’utilizzo delle criptovalute per occultare capitali e riciclare denaro.
Uno scenario che impone investigazioni sempre più tecnologiche e specialistiche.
I porti liguri sotto osservazione
Se il traffico internazionale di droga continua a rappresentare il principale business delle mafie, è inevitabile che i porti diventino punti strategici.
La Liguria occupa una posizione privilegiata nei collegamenti marittimi del Mediterraneo e dispone di infrastrutture logistiche tra le più importanti del Paese. Genova, Vado Ligure e Savona movimentano ogni anno milioni di tonnellate di merci e migliaia di container: un’opportunità economica enorme, ma anche un potenziale obiettivo per le organizzazioni criminali interessate all’importazione di stupefacenti e al riciclaggio.
Non a caso le forze dell’ordine hanno effettuato negli ultimi anni numerose operazioni antidroga nei porti liguri.
Savona conosce bene il problema
Anche il porto di Savona-Vado non è rimasto estraneo a queste dinamiche.
Solo poche settimane fa la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno sequestrato circa 340 chilogrammi di cocaina nascosti in un container arrivato nello scalo di Vado Ligure, confermando come le rotte internazionali della droga interessino anche il territorio savonese.
Negli anni la Direzione Investigativa Antimafia ha inoltre più volte richiamato l’attenzione sulla presenza in Liguria di articolazioni della ‘ndrangheta, particolarmente attive nei settori della logistica, degli appalti, dell’edilizia e del movimento terra, con capacità di infiltrazione nell’economia legale ben superiori all’immagine tradizionale della criminalità organizzata.
La sfida è tecnologica
Il sindacato di polizia sostiene che non basta aumentare il numero degli agenti. Serve un investimento importante anche in formazione, intelligence digitale, strumenti di intercettazione, analisi dei dati e tecnologie investigative.
Se le mafie utilizzano software criptati, criptovalute, droni e competenze informatiche, lo Stato non può combatterle con strumenti pensati vent’anni fa.
La criminalità cambia volto
La mafia del XXI secolo spara meno, investe di più. Cerca aziende, appalti, porti, logistica e finanza. Preferisce infiltrarsi nell’economia piuttosto che attirare l’attenzione con la violenza, pur mantenendo intatta la capacità intimidatoria quando necessario.
Per questo l’allarme lanciato dopo l’audizione del procuratore De Lucia non riguarda soltanto la Sicilia. Interessa tutto il Paese e, per la sua posizione strategica nel Mediterraneo, riguarda anche la Liguria e il sistema portuale di Savona-Vado.
La sfida non è soltanto arrestare i criminali, ma impedire che riescano a sfruttare il vantaggio tecnologico e finanziario accumulato negli ultimi anni. Perché la mafia di oggi non si presenta più con la coppola: arriva nascosta dentro un container, dietro un computer o attraverso un bonifico apparentemente regolare.






