
Ma viene da chiedersi: se il Partito Democratico e i suoi simili sono davvero organizzazioni democratiche, perché gli iscritti non rimuovono dirigenti che si sono dimostrati palesemente inadeguati? A cosa serve lamentarsi a mezzo stampa, se poi nelle sedi opportune nessuno alza un dito?
Se chi scrive è davvero un iscritto al partito, dovrebbe forse prendersela prima di tutto con se stesso. Sono loro – gli iscritti – ad aver messo lì quei dirigenti. E, cosa ancor più grave, sono loro a tenerceli. Incollati alle poltrone, anno dopo anno, sconfitta dopo sconfitta.
E poi c’è il grande paradosso: molti di questi militanti si dichiarano portatori dei valori della Resistenza. Ma quando si tratta di ribellarsi ai “capi” che tradiscono quegli stessi valori (vedi casi Berruti o Russo), tutto si riduce a qualche brontolio. Altro che rivoluzione.
Sembra quasi che i dirigenti del partito siano stati scelti dall’Olimpo e catapultati sulla terra da qualche divinità immortale. Agli iscritti, poveretti, non resta che piangere e votare. Perché, si sa, qualsiasi alternativa al centrosinistra viene subito bollata come fascista, patriarcale, reazionaria o, peggio ancora, trampiana.
Ma fino a quando si potrà andare avanti così?
