Lettera di un lettore deluso (ma lucido)

Ho letto con attenzione le lettere di alcuni militanti del PD, sia di chi difende l’attuale giunta, sia di chi rimpiange la precedente. Tra gli entusiasti nostalgici rispunta persino Di Tullio, che evidentemente confida nella proverbiale scarsa memoria storica del “popolo bue”.

Ma viene da chiedersi: se il Partito Democratico e i suoi simili sono davvero organizzazioni democratiche, perché gli iscritti non rimuovono dirigenti che si sono dimostrati palesemente inadeguati? A cosa serve lamentarsi a mezzo stampa, se poi nelle sedi opportune nessuno alza un dito?

Se chi scrive è davvero un iscritto al partito, dovrebbe forse prendersela prima di tutto con se stesso. Sono loro – gli iscritti – ad aver messo lì quei dirigenti. E, cosa ancor più grave, sono loro a tenerceli. Incollati alle poltrone, anno dopo anno, sconfitta dopo sconfitta.

E poi c’è il grande paradosso: molti di questi militanti si dichiarano portatori dei valori della Resistenza. Ma quando si tratta di ribellarsi ai “capi” che tradiscono quegli stessi valori (vedi casi Berruti o Russo), tutto si riduce a qualche brontolio. Altro che rivoluzione.

Sembra quasi che i dirigenti del partito siano stati scelti dall’Olimpo e catapultati sulla terra da qualche divinità immortale. Agli iscritti, poveretti, non resta che piangere e votare. Perché, si sa, qualsiasi alternativa al centrosinistra viene subito bollata come fascista, patriarcale, reazionaria o, peggio ancora, trampiana.

Ma fino a quando si potrà andare avanti così?

Igino L.

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