Inceneritore a Cairo, due NO ma due strade diverse (Abbiamo messo a confronto le due mozioni)

Maggioranza e minoranza sono entrambe contrarie all’impianto in Val Bormida. Ma cambiano gli strumenti: la minoranza chiedeva di fermare formalmente qualsiasi iter riguardante Cairo, la maggioranza chiederà alla Regione di escludere Cairo e la Valle.

Dopo le discussioni, le schermaglie e le accuse reciproche della seduta del Consiglio comunale di Cairo Montenotte, forse il modo migliore per capire cosa sia realmente accaduto è molto semplice: leggere e confrontare i due documenti.

Da una parte la mozione presentata dalla minoranza, firmata da Fulvio Briano, Giorgia Ferrari, Renzo Berretta e Lisa Tortarolo.

Dall’altra il documento della maggioranza “Noi per Cairo – Lambertini Sindaco”, approvato dal Consiglio e destinato ora ad essere trasmesso alla Regione Liguria e agli altri enti interessati.

Una cosa va chiarita subito: non siamo di fronte a un documento favorevole e a uno contrario all’inceneritore.

Entrambi dicono NO.

Ma lo dicono in maniera diversa e, soprattutto, propongono strumenti differenti per far valere quel NO nei confronti della Regione.

La minoranza: un “NO incondizionato” e la diffida

La proposta della minoranza partiva da una formulazione particolarmente netta.

Si chiedeva al Consiglio comunale di esprimere il proprio “no incondizionato” al proseguimento di qualsiasi iter tecnico-amministrativo della Regione Liguria finalizzato a individuare nel territorio di Cairo Montenotte un sito compatibile per la costruzione del nuovo inceneritore.

Ma il passaggio politicamente e amministrativamente più forte era un altro.

La minoranza chiedeva al sindaco Paolo Lambertini e alla Giunta di trasmettere una formale diffida alla Regione Liguria, ad ARLIR e a ogni altro ente competente.

Nella bozza allegata alla mozione veniva chiesto di non proseguire, relativamente al territorio di Cairo, alcun iter tecnico, amministrativo, istruttorio o procedimentale diretto o indiretto all’individuazione di siti compatibili, alla valutazione delle aree, alla selezione delle proposte o alla predisposizione degli atti prodromici alla gara.

Non solo.

La minoranza chiedeva l’immediata esclusione del territorio comunale da qualunque procedura, un riscontro scritto della Regione sullo stato dell’iter e sugli eventuali atti già adottati e l’impegno del sindaco a informare tempestivamente il Consiglio comunale di ogni successivo sviluppo.

In sostanza: non soltanto dichiarare politicamente che l’inceneritore non si vuole, ma chiedere formalmente alla Regione di non andare avanti su Cairo.

La maggioranza: NO altrettanto netto, ma niente diffida

Il documento della maggioranza segue una strada differente.

“Noi per Cairo – Lambertini Sindaco” richiama innanzitutto la posizione già assunta dal Consiglio comunale il 28 aprile 2025 e quella espressa congiuntamente dai sindaci della Val Bormida il 13 maggio 2026.

Il documento ribadisce la contrarietà alla realizzazione e alla localizzazione di un termovalorizzatore a Cairo e in Val Bormida.

Ma contiene anche la frase che segna la vera distanza rispetto alla mozione della minoranza.

La maggioranza ritiene infatti opportuno “superare l’impostazione della diffida contenuta nella mozione originaria”, pur mantenendo e rafforzando la posizione contraria alla localizzazione dell’impianto.

Ed è qui che le due strade si dividono.

Le ragioni del NO della maggioranza

Va detto con chiarezza: il documento approvato non lascia dubbi sulla posizione politica della maggioranza.

Viene ribadita la “ferma contrarietà alla realizzazione e alla localizzazione di un termovalorizzatore nel territorio del Comune di Cairo Montenotte e della Val Bormida”.

E le motivazioni sono numerose.

Si ricorda il pesante passato industriale della Val Bormida e il carico ambientale sopportato dal territorio nel corso dei decenni.

Si parla delle condizioni della qualità dell’aria, della presenza di attività industriali esistenti e delle criticità ambientali registrate nel tempo.

Si sottolinea inoltre come la Valle ospiti già numerose attività legate al ciclo dei rifiuti e come un’ulteriore concentrazione di impianti possa compromettere le prospettive di sviluppo, riqualificazione e diversificazione economica del territorio.

C’è poi il problema della viabilità.

Secondo il documento, la provenienza prevalentemente esterna dei rifiuti destinati al termovalorizzatore comporterebbe un ulteriore aumento del traffico pesante su una rete stradale già caratterizzata da significative criticità.

Il NO, dunque, non è affatto sfumato.

Il punto decisivo: cosa si chiede alla Regione?

È nella parte conclusiva che emerge però la differenza più evidente tra i due documenti.

La minoranza chiedeva di diffidare formalmente la Regione dal proseguire qualsiasi procedimento riguardante Cairo e di ottenere l’immediata esclusione del territorio dalla procedura.

La maggioranza impegna invece sindaco e Giunta “a invitare formalmente Regione Liguria ad escludere Cairo e la Val Bormida dalle aree deputate alla realizzazione ed alla collocazione di detto impianto”, riservandosi inoltre ogni ulteriore iniziativa nelle sedi competenti a tutela del territorio e dei cittadini.

Ecco, in poche parole, la differenza.

La minoranza: “non procedete e togliete Cairo dalla procedura”.

La maggioranza: “escludete Cairo e la Val Bormida dalle aree destinate all’impianto”.

L’obiettivo politico dichiarato è sostanzialmente comune.

Lo strumento scelto per perseguirlo è diverso.

Due NO che non sono riusciti a diventare uno

Sarebbe quindi sbagliato raccontare questa vicenda sostenendo che in Consiglio comunale si siano confrontati favorevoli e contrari all’inceneritore.

Le carte dicono altro.

Tutti dichiarano di non volerlo a Cairo e in Val Bormida.

La minoranza proponeva però una linea più incisiva sul piano procedurale: intervenire immediatamente sull’iter attraverso un atto formale nei confronti della Regione.

La maggioranza ha scelto invece una strada istituzionale diversa: motivare dettagliatamente il NO e chiedere formalmente alla Regione di escludere Cairo e l’intera Val Bormida, riservandosi ulteriori iniziative.

Alla fine resta però un dato politico difficilmente ignorabile: un Consiglio comunale nel quale tutti si dichiarano contrari all’inceneritore non è riuscito a trovare le parole per votare insieme un unico documento.

Ed è forse questo il risultato più amaro della seduta.

Ora la Regione dovrà rispondere

Il documento approvato dispone la propria trasmissione al presidente della Regione Liguria, all’assessore competente sul ciclo dei rifiuti, al presidente del Consiglio regionale, ad ARLIR, alla Provincia di Savona, ad ARPAL, ad ASL2 e ai sindaci dei Comuni della Val Bormida.

Ora quindi la questione si sposta a Genova.

Perché al di là delle divisioni politiche di Cairo, un messaggio dal territorio arriva comunque con chiarezza: l’inceneritore in Val Bormida non è voluto.

La domanda adesso è molto semplice:

la Regione prenderà atto di questa posizione ed escluderà realmente Cairo e la Val Bormida dalle ipotesi di localizzazione?

È su questa risposta che, nelle prossime settimane, dovrà concentrarsi l’attenzione.

P.S. 

Quella parola che si poteva anche togliere

C’è infine un particolare della discussione consiliare che merita di essere ricordato.

La parola che maggiormente divideva i due schieramenti era “diffida”.

Ebbene, durante il confronto la minoranza si era dichiarata disponibile, pur di arrivare all’approvazione di un documento condiviso, a sostituire la parola “diffida” con la più morbida “comunicazione”.

La disponibilità non è però servita a raggiungere l’accordo: la maggioranza non ha votato comunque la mozione della minoranza e ha preferito approvare il proprio documento.

È un particolare importante perché rende più difficile spiegare la mancata unità esclusivamente con le perplessità giuridiche legate alla parola “diffida”.

Se quella parola poteva essere cambiata, infatti, rimane una domanda politica molto semplice: perché, se tutti erano contrari all’inceneritore, non si è riusciti a votare insieme un unico NO?

Forse, alla fine, il problema non era soltanto il vocabolario.

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