Il sindaco e i ponti: una storia d’amore decisamente sfortunata

A Savona i ponti chiudono, i cittadini protestano e le responsabilità sembrano sempre appartenere a qualcun altro. Anas, Autorità portuale, Soprintendenza: per ogni ponte c’è un ente competente. Ma il sindaco che cosa può fare?

Bisogna riconoscerlo: il sindaco di Savona Marco Russo con i ponti non sembra particolarmente fortunato.

Non appena se ne presenta uno, arriva un problema. Un ponte chiude, un altro funziona a metà, un terzo rimane bloccato per settimane. E, curiosamente, ogni volta la responsabilità principale appartiene a qualcun altro.

Cominciamo dal ponte di Zinola, che dal 12 ottobre sarà chiuso completamente per la demolizione e ricostruzione, con pesanti conseguenze sulla viabilità tra Savona e Vado Ligure.

Il sindaco ha chiesto ad Anas di mantenere almeno una corsia aperta. Anas ha risposto che, per ragioni strutturali e di sicurezza, non è possibile. E così la chiusura è stata confermata.

Naturalmente la sicurezza viene prima di tutto. Ma viene spontanea una domanda: davvero non esistono altri strumenti per far sentire la voce di una città?

Altrove i sindaci hanno scelto strade differenti. In Basilicata, sei primi cittadini hanno contestato la chiusura di una galleria Anas con una diffida e una manifestazione pubblica. Successivamente è stato possibile ripristinare il senso unico alternato, grazie anche all’avanzamento dei lavori.

Certo, una galleria non è un ponte da demolire. Ma la differenza nelle modalità della protesta istituzionale merita almeno una riflessione.

Poi c’è il ponte mobile della Darsena.

Doveva rimanere chiuso dieci giorni per manutenzione. Dal primo settembre siamo arrivati a ottobre e il ponte è ancora bloccato.

Commercianti esasperati, residenti costretti a lunghi giri, attività penalizzate. Il consigliere Fabio Orsi ha chiesto ripetutamente un intervento deciso del Comune.

Ma anche qui il responsabile della struttura è un altro ente: l’Autorità portuale.

Il Comune ha sollecitato risposte e la vicesindaca ha chiesto maggiore trasparenza. Intanto il ponte rimane chiuso e i commercianti continuano a protestare.

Passiamo al ponte di Santa Rita.

Qui la vicenda è ancora più singolare. Lavori iniziati nel settembre 2024, cantiere prolungato, circolazione limitata e mesi di rallentamenti.

Durante gli scavi sono emersi reperti archeologici che hanno richiesto l’intervento della Soprintendenza.

Per carità, i reperti vanno tutelati. Ma intanto i cittadini aspettano. A giugno era stata prospettata la conclusione dei lavori in circa due mesi.

E anche in questo caso, naturalmente, c’è una spiegazione che chiama in causa un altro soggetto.

Non dimentichiamo poi i problemi affrontati in passato con altri interventi sui ponti del Letimbro, successivamente risolti ( lì era questione di bulloni da stringere)

Insomma, a Savona attraversare un ponte sta diventando un’esperienza da affrontare con una certa dose di ottimismo.

Il vero problema, però, non è stabilire chi possieda il ponte. È capire chi difenda concretamente i cittadini quando il ponte non si può più attraversare.

Nessuno pretende che il sindaco si trasformi in ingegnere dell’Anas, tecnico dell’Autorità portuale o archeologo della Soprintendenza.

Ma un sindaco può chiedere tempi certi, pretendere spiegazioni, convocare incontri pubblici, coinvolgere altre istituzioni e, quando necessario, contestare formalmente decisioni che penalizzano la città.

A Savona queste iniziative, almeno per quanto emerge pubblicamente, sembrano essersi concentrate soprattutto su richieste, sollecitazioni e tavoli tecnici.

E qui nasce il dubbio: non sarà che, a forza di rispettare le competenze altrui, si finisca per dimenticare le proprie responsabilità politiche?

Perché Anas risponde dei suoi ponti, l’Autorità portuale dei propri impianti e la Soprintendenza delle proprie verifiche.

Ma i cittadini che subiscono i disagi sono sempre gli stessi: i savonesi.

A questo punto viene quasi da suggerire una nuova delega nella giunta comunale: l’assessore ai ponti sfortunati.

Avrebbe parecchio lavoro.

Sempre che riesca a raggiungere l’ufficio senza trovare qualche ponte chiuso.

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