Un nuovo progetto da oltre 8 MW approda alla Valutazione di Impatto Ambientale. Due aerogeneratori sulle alture di Rialto e infrastrutture elettriche a Finale Ligure. La domanda è sempre la stessa: chi decide quanto eolico può sopportare il nostro territorio?
Non passa praticamente settimana senza che spunti un nuovo progetto eolico sulle montagne della provincia di Savona. Questa volta tocca a Rialto e Finale Ligure, interessati da un impianto denominato Parco Eolico Pian dei Buoi, proposto dalla società BH WIND S.r.l.
La documentazione presentata alla Regione Liguria prevede la realizzazione di due aerogeneratori, ciascuno con una potenza nominale superiore a 4 MW, da installare nel territorio comunale di Rialto. Le infrastrutture elettriche, precisamente la cabina di consegna e la cabina primaria AT/MT, ricadrebbero invece nel Comune di Finale Ligure.
L’istanza è stata presentata il 28 luglio 2026 e il progetto è sottoposto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, dopo che un decreto dirigenziale regionale del 14 agosto 2025 ne aveva stabilito l’assoggettamento a VIA.
Non si tratta dunque di un impianto già autorizzato, ma di un progetto sul quale devono ancora essere valutate le conseguenze ambientali.
Due pale, ma il problema è molto più grande
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta soltanto di due aerogeneratori. Ma è proprio questo il punto.
Se ogni progetto viene considerato isolatamente, due pale oggi, altre cinque domani e altre dieci dopodomani, si rischia di perdere completamente di vista il quadro generale.
Il Savonese è diventato uno dei territori maggiormente interessati dalle proposte di nuovi impianti eolici. Dalla Val Bormida all’entroterra finalese, dalle alture di Altare ai crinali che separano la costa dalle vallate, si moltiplicano le iniziative per sfruttare il vento.
Ma esiste una valutazione complessiva di quello che sta accadendo?
Esiste un limite oltre il quale un territorio, per quanto ventoso, non può essere ulteriormente occupato da infrastrutture industriali?
E soprattutto, chi si preoccupa di verificare gli effetti cumulativi dei diversi progetti?
Perché una cosa è valutare due aerogeneratori, altra cosa è valutare l’impatto di decine di impianti che, sommati, possono modificare profondamente il paesaggio e gli equilibri ambientali di un’intera provincia.
Le montagne non sono aree industriali a disposizione di chiunque
Nessuno mette in discussione la necessità di sviluppare le energie rinnovabili e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Ma sostenere la transizione energetica non significa accettare automaticamente qualsiasi progetto, ovunque venga proposto.
Gli impianti eolici di grande potenza comportano infrastrutture che meritano un’attenta valutazione: fondazioni, viabilità di accesso, trasporto di componenti di grandi dimensioni, collegamenti elettrici e possibili modificazioni del territorio.
Bisognerà quindi verificare, attraverso gli elaborati progettuali, quali interventi siano effettivamente previsti a Pian dei Buoi, quali aree verrebbero interessate e quali conseguenze potrebbero esserci per il paesaggio, la vegetazione, la fauna e gli habitat.
Non basta affermare che l’energia prodotta sarà pulita. Occorre anche dimostrare che il modo in cui viene prodotta sia compatibile con il territorio che deve ospitare gli impianti.
Perché l’energia può essere rinnovabile, ma una montagna profondamente trasformata non sempre può tornare com’era.
E i Comuni che cosa dicono?
Il progetto interessa direttamente due amministrazioni comunali: Rialto, dove sorgerebbero gli aerogeneratori, e Finale Ligure, dove sarebbero collocate le infrastrutture elettriche.
Sarebbe importante conoscere pubblicamente la posizione dei rispettivi sindaci e delle amministrazioni.
Sono favorevoli? Contrari? Hanno già esaminato la documentazione? Intendono presentare osservazioni?
E soprattutto, i cittadini sono stati informati adeguatamente?
Troppo spesso le grandi trasformazioni territoriali vengono discusse quando le procedure sono già in una fase avanzata e la popolazione scopre soltanto allora che sulle montagne vicine potrebbe sorgere un nuovo impianto.
La partecipazione pubblica non dovrebbe ridursi a una formalità burocratica.
Trenta giorni per presentare osservazioni
L’avviso pubblico della Regione Liguria prevede la possibilità, per chiunque, di presentare osservazioni nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.
Il termine indicato è di 30 giorni dalla pubblicazione dell’avviso da parte dell’autorità procedente.
La documentazione è consultabile sul portale regionale dedicato alle procedure VIA.
È un passaggio importante, perché cittadini, associazioni ambientaliste, comitati e amministrazioni possono esaminare il progetto e segnalare eventuali criticità.
Naturalmente, per esprimere un giudizio definitivo sull’impianto occorrerà conoscere gli studi ambientali, le dimensioni effettive degli aerogeneratori, le opere accessorie e le eventuali interferenze con le aree di pregio naturalistico.
La Liguria deve decidere che futuro vuole per il suo entroterra
Il caso di Pian dei Buoi riporta al centro una questione che la politica regionale continua a dover affrontare: quale modello di sviluppo vogliamo per le nostre montagne?
Un territorio che negli anni ha già sopportato pesanti trasformazioni industriali, infrastrutturali e ambientali non può essere considerato una superficie vuota sulla quale collocare nuovi impianti senza una visione complessiva.
Non possiamo continuare a ragionare per singoli progetti, come se ogni crinale fosse indipendente da quello vicino.
Serve una pianificazione seria, trasparente, capace di individuare le aree realmente compatibili e quelle da salvaguardare.
E serve soprattutto una valutazione degli effetti cumulativi, perché il problema non è soltanto la singola pala eolica, ma l’insieme degli interventi che rischiano di trasformare il paesaggio dell’entroterra savonese.
La transizione energetica è necessaria. La trasformazione indiscriminata delle nostre montagne non lo è.
E prima di autorizzare nuovi impianti sarebbe opportuno rispondere a una domanda molto semplice:
Quante pale eoliche può ancora sopportare la provincia di Savona?
Perché, di questo passo, rischiamo di scoprirlo soltanto quando saranno già troppe.






