Dopo Bonifacino e Ferrando chi sarà il prossimo ad essere dimissionato, o invitato a fare harakiri di propria iniziativa?

In tanti, a Savona, oramai hanno compreso che il Sindaco Russo mal sopporta chi osa non ubbidir tacendo.
Nonostante i giudizi non certo lusinghieri che colpiscono tutti coloro che osano dissentire con il primo cittadino, qualche timida e guardinga vocina, in maniera riservata e circospetta, maligna che a palazzo Sisto il bilancio cittadino abbia iniziato a virare verso il rosso. E non stiamo facendo della facile ironia politica alludendo al colore politico, anche se parecchio sbiadito, della coalizione.
Una certa allegria nel gestire il bilancio comunale incomincia a preoccupare anche qualcuno all’interno della stessa maggioranza.
Di variazione di bilancio in variazione, i conti rischiano di trasformarsi in marchesi. Purtroppo sono solamente un lontano ricordo i tempi e i metodi parsimoniosi dell’indimenticabile assessore Silvano Montaldo.
A proposito di bilanci, sarà per puro caso, ma gli amministratori delle partecipate che stavano gestendo con oculatezza le rispettive aziende, sono stati sostituiti.
A novembre dell’anno scorso il Sindaco ha dimissionato il presidente del depuratore, Alberto Bonifacino, il quale aveva presentato alcuni esposti in Procura su presunte irregolarità nel bilancio degli anni 2017 – 2019.
Qualche settimana fa è toccato all’Amministratrice unica di Ata, Simona Ferrando, anch’ella invitata caldamente a dimettersi dall’incarico.
Esaminando attentamente i libri contabili, la Ferrando aveva appurato che l’azienda vantava un credito col Comune di 2.600.000 euro. Il vero affronto è consistito nel richiederli indietro al Comune di Savona.
Sarà stata una casualità, ma le richieste di dimissioni si sono concretizzate il 5 marzo e il suo sostituto è stato nominato a tempo di record.
Dopo queste ultime dimissioni possiamo azzardare che non c’è il due senza il tre.
Negli ambienti che contano e che sanno, inizia già a girare il nome del prossimo trombato, pardon del prossimo presidente che verrebbe invitato a dimissionarsi.
Facile capire chi sarà, a giugno scadrà il cda di un altro ente partecipato.
La sua colpa, si vocifera, è l’avere fino ad oggi rimandato sine die i mastodontici, immaginifici, utopistici e costosissimi progetti proposti dal Sindaco, che, ovviamente, dovrebbero essere a totale carico dell’ente partecipato che, però, da bilancio non se li può permettere.
Al malcapitato gli oneri, a qualcun altro gli onori e la speranza che Savona sia elevata a capitale della cultura, con la benedizione della città che conta.

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