C’è una parola che torna spesso quando si parla di rifiuti in Liguria: emergenza.
Ed è una parola che, a leggere i documenti ufficiali della Regione, non sembra affatto destinata a scomparire.
Il caso della discarica del Boscaccio di Vado Ligure ne è l’ennesima dimostrazione.
Un impianto diventato centrale (per mancanza di alternative)
Negli ultimi anni il sistema ligure dei rifiuti si è retto su pochi pilastri:
Scarpino a Genova e il Boscaccio a Vado Ligure, gestito dalla società privata Ecosavona. Una situazione figlia di ritardi cronici: niente impianti di trattamento adeguati, raccolta differenziata a rilento e nessuna vera chiusura del ciclo.
Il risultato?
Rifiuti spediti fuori regione, discariche sotto pressione e un sistema che continua a navigare a vista.
La scadenza che nessuno sembra voler vedere
C’è però un punto preciso che dovrebbe far suonare più di un campanello d’allarme: la concessione attuale della discarica scade il 31 dicembre 2026.
Dopo quella data, secondo quanto previsto, la gestione dovrebbe passare attraverso una gara pubblica. Ma ad oggi, quella gara non risulta avviata.
E qui nasce il problema vero: senza un nuovo affidamento, dal 1° gennaio 2027 si rischia di trovarsi senza una gestione regolarmente autorizzata.
Tradotto: un’altra emergenza rifiuti, questa volta annunciata.
Proroghe mascherate e procedure discutibili
Nel frattempo, la Regione ha tentato una strada alternativa: una procedura semplificata per estendere la gestione fino al 2028.
Una scelta che solleva più di una perplessità.
Non solo perché riguarda aspetti economici e concessori (come tariffe e indennizzi), ma anche perché è stata avviata con uno strumento pensato per modifiche “neutre” dal punto di vista ambientale.
La stessa Provincia di Savona ha evidenziato la necessità di separare chiaramente gli aspetti ambientali da quelli concessori, proprio per evitare confusione e possibili forzature.
Insomma, il rischio è quello di usare scorciatoie procedurali per rinviare decisioni che dovrebbero essere affrontate in modo trasparente.
Il nodo politico: pubblico o privato?
C’è poi un altro elemento, meno tecnico ma molto politico.
Il piano regionale prevede che l’impianto diventi di fatto un’infrastruttura pubblica, con gestione affidata tramite gara.
Ma il passaggio dal modello privatistico a quello pubblico appare tutt’altro che lineare.
Anzi, sembra impantanato tra ritardi, incertezze e un project financing che, secondo il documento, non risulta ancora perfezionato.
E mentre le carte restano ferme, i rifiuti continuano ad arrivare.
Un copione già visto
Il quadro che emerge non è nuovo.
Promesse di “cambi di passo”, piani ambiziosi sulla carta e poi, nella realtà, rinvii continui e soluzioni tampone.
Nel frattempo il sistema resta fragile:
- nessun impianto di chiusura del ciclo
- discariche sempre più centrali
- costi che inevitabilmente ricadono sui cittadini
La domanda che resta senza risposta
Il documento regionale si chiude con un interrogativo semplice ma pesante:
perché non è ancora stato avviato il bando di gara per la gestione del Boscaccio?
È una domanda tecnica solo in apparenza.
Perché dietro c’è una questione politica vera: la capacità (o incapacità) di programmare.
E forse il punto è proprio questo.
Più che una crisi dei rifiuti, quella ligure sembra sempre più una crisi di decisioni.






