
C’è un fenomeno che si ripete con la puntualità delle stagioni, anche se non compare nei bollettini meteorologici: l’avvicinarsi delle elezioni risveglia amministratori, progetti, cantieri, promesse e perfino dossier rimasti per anni nel cassetto.
A Savona il fenomeno sembra essere cominciato con un certo anticipo. Il sindaco Marco Russo, dopo quattro anni di amministrazione scanditi da molte dichiarazioni e da risultati che i cittadini giudicheranno, è entrato nella fase dei video, degli annunci e degli interessamenti urgenti. Un giorno l’ospedale, quello dopo l’Aurelia bis, poi i cantieri, la viabilità, le opere attese. Tutto improvvisamente meritevole di attenzione.
Peccato che molte di queste questioni non siano nate ieri mattina.
L’Aurelia bis, per esempio, è da anni il monumento locale alle incompiute: un’infrastruttura fondamentale, attesa da Savona, Albisola, Valloria, La Rusca e da chiunque abbia provato a percorrere l’Aurelia nelle ore sbagliate — cioè quasi tutte. I lavori si fermano, ripartono, rallentano, vengono annunciati e poi di nuovo avvolti nella nebbia dei rinvii. Nel frattempo residenti e automobilisti convivono con disagi, deviazioni e promesse di imminenti ripartenze.
Ora il sindaco chiede un incontro ad Anas entro settembre, una riunione con i sindaci interessati e soprattutto tempi certi. Richiesta legittima, ci mancherebbe. Anzi, sacrosanta. Viene soltanto da domandarsi perché questa energia istituzionale non si sia vista con la stessa continuità negli anni precedenti, quando i cantieri erano fermi e il territorio attendeva risposte.
Russo afferma che l’Aurelia bis è diventata il simbolo dell’inefficienza delle opere pubbliche. Difficile dargli torto. Ma proprio per questo il Comune avrebbe dovuto trasformare da tempo quella consapevolezza in una pressione politica costante, pubblica e verificabile su Anas, Regione e Governo. Non bastano le interlocuzioni: servono date, impegni scritti, aggiornamenti ai cittadini e, se necessario, iniziative politiche ben più incisive.
Il problema è che Savona ha già pagato il prezzo di alcune scelte comunali presentate come modernizzazione e poi diventate fonte di malcontento. Le pedonalizzazioni decise senza un disegno convincente e senza soluzioni adeguate per traffico, parcheggi e commercio. La raccolta dei rifiuti, che continua a suscitare proteste e interrogativi. Cantieri e viabilità spesso gestiti con una comunicazione che arriva quando il disagio è già sotto gli occhi di tutti.
Adesso, con le elezioni comunali del 2027 che cominciano a intravedersi all’orizzonte, il ritmo cambia. Video, sopralluoghi, richieste di incontri, dichiarazioni combattive. Ben venga ogni intervento utile: Savona non ha bisogno di polemiche sterili, ma di opere concluse e problemi risolti.
I cittadini, però, hanno buona memoria. E sanno distinguere tra chi affronta un problema quando esplode in campagna elettorale e chi lo segue con ostinazione quando le telecamere sono spente.
Per l’Aurelia bis non servono altri annunci: servono ruspe al lavoro, tempi certi e una data finale. Il resto, come spesso accade, rischia di essere soltanto campagna elettorale in formato video.






