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Una Giunta disgiunta

Non faccio certo l’avvocato dell’avvocato…. ma era prevedibile e l’ho anche scritto prima delle elezioni
Mi riferisco alle accuse di immobilità istituzionale a Savona oltre i 100 gg dall’elezione del nuovo sindaco.
Chiunque entra in un comune come quello di Savona, indipendentemente della propria volontà si trova una serie di gabbie e recinti con filo spinato difficili da superare almeno nel breve e medio periodo.
Questo non vuol giustificare l’inedia attuale, ma c’è una storia di depauperamento della collettività che si riversa sulla struttura complessiva, fatti storici che purtroppo hanno a che fare con le scelte della vecchia opposizione di fare una opposizione solo formale e non è un caso.
Chi non ne ha tenuto conto prima mentre era in corsa e nonostante i tanti esperti messi in campo, oggi subisce Su chi può far conto il sindaco?
Sulla complessiva capacità dei “dipendenti” comunali e dai rapporti costruiti nel tempo con associazioni e gruppi di potere esistenti (Economato vescovile, banche, opere sociali, università, il suo stesso partito con i vari capicorrente, ecc).
Quindi poco o nulla poiché le partecipate vanno per conto loro e da decenni, l’abitudine è il non intervento (fra comune e Aziende) o addirittura il loro uso in termini privatistici con accordi sottobanco (vedi inchieste) oppure la rapina da parte del comune del fatturato aziendale che poi non viene reso, ad uso bancomat.
In questa situazione non si può cambiare una storia in piedi da decenni in poco tempo, anche perché l’unica cosa che potrebbe davvero cambiare sono i rapporti con la popolazione per forzare il bavaglio di regole e problematiche istituzionali
Non perché voglio essere populista in assoluto, ma perché dalle collettività escono forme di aiuto, almeno di gruppi di pressione che servono a chi fa politica per rivendicare miglioramenti. Una popolazione informata e cosciente dei passi in essere è altro che utenti di FB. Ma questa è fantasia…
Al di là delle parole preelettorali spese a vuoto, non c’è nessuna istituzionalizzazione di qualcosa di simile con regole e procedure certificate (e sarebbe una cosa a costo zero) e l’unico alleato, la popolazione si perde per strada… .
Non ci sono battaglie alte, di valore come quella, ad esempio, contro il DDL Concorrenza che è un invito alla privatizzazione di quel poco di pubblico esistente o contro l’uso della CDP nazionale, non c’è neppure a livello progettuale una indicazione di squadra utile allo studio per questo fine e tutte le competenze vanno dove girano piccioli buoni, non fuffa spalmata.
Così i soldi dell’EU e del PNRR vanno dove il dente duole, questo alla faccia dei buonisti che vogliono vedere sempre solo positivo per scelta ideologica o di quelli che senza passare da un consenso territoriale si sbattono per diventare consuleur di questa miscela contradditoria politica.
Per l’energia che è una quota parte consistente della vita sociale, non c’è neppure un tentativo di mettere attorno ad un tavolo competenze e persone del territorio (Energy Manager compreso, ammesso che esista) per aprire una stagione di lavori e miglioramento della vita oltre che di democrazia applicata, certo non è preciso compito del comune ma chi deve fare da coordinamento a queste cose? Stessa discussione per l’aspetto dell’arte con un silenzio colpevole verso tutto il reparto ceramica (Macachi e non solo) molto importante in zona, mentre fanno accordo con la Fondazione Mari per restauro di beni storici (e ben vengano) gli artisti e gli artigiani numerosi sul territorio devono “arrangiarsi” per conto loro pagandosi ogni cosa in piena pandemia. Si discuteva ed era opinione preelettorale, che fosse necessaria una sanità diffusa e territoriale, ora non si sente neppure una parola contro le decisioni concrete attuate da Toti della privatizzazione in avanzato stato della sanità ligure, degli ospedali chiusi e della sanità negata di fatto ai cittadini di cui un sindaco è garante.
E che storia è quella del dissesto idrogeologico senza che almeno nel territorio di Savona ci sia una strategia diversa dall’accettare la natura “irriverente” per strade, fiumi e altro, con assenza di una strategia impostata a fronte di studi fatti dal CNR di Torino che ha documentato ogni possibile evenienza nel tempo.
Il tentativo di aprire un nuovo termoinceneritore nella sede dell’ex Tirreno Power da parte della Regione con la VIA autorizzata, mentre c’è un processo ancora in corso per inquinamento pregresso, non merita una dichiarazione con una presa di posizione (che in parte raccoglie anche un interesse della Società partecipata con nuova NewCo)?
Insomma, l’ignavia si può cambiare, ma chi si è battuto per arrivare a quella poltrona, ora anche ben pagata, non può fare la madonna addolorata stracciandosi le vesti per impotenza, faccia quello che se davvero fosse una diversità politica dovrebbe fare: SIA UNA OPPOSIZIONE POLITICA!
E lo sia socialmente, non all’interno di un gruppo ristretto di riferimento. Diversamente non c’è differenza con le altre forze esistenti o rispetto alla vecchia giunta di segno teoricamente opposto, almeno così la disperazione politica compresi anche i 13.000 savonesi circa che lo hanno votato, avrebbe un elemento di riferimento e di guida per smuovere il pantano in cui siamo finiti.
Oppure, e questa è anche una versione attendibile, il suo partito di riferimento PD  con i suoi satelliti è in ogni caso lo stesso che a Roma sta abbracciato a Draghi, come rappresentanza del liberismo globale imperante e lo costringe a tacere e da vero furbetto di quartiere fingendo appunto impotenza non  criticando perché “non è positivo”.  I fatti lo dice la semantica si possono solo fare, ma anche le parole si possono solo dire.
Ma se non si parte da una critica approfondita allora si lavora solo e proprio per il re, senza una patria vera e vinci la partita per abbandono di una delle parti in causa: la cittadinanza.

 Gianni Gatti

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