Villa Zanelli, la rinascita mancata: ora una petizione chiede di destinarla ai disabili

Savona. È la villa più bella e più discussa della città, il gioiello Liberty di via Nizza tornato a splendere dopo anni di degrado. Ma oggi Villa Zanelli, restaurata con oltre 5 milioni di euro di fondi pubblici (regionali, statali ed europei), rischia di diventare il monumento simbolo dello spreco e dell’occasione mancata.
Un bene pubblico, affidato ad Arte Genova, che doveva diventare un hotel di lusso, ma che non ha mai aperto realmente le porte né a turisti né alla cittadinanza.

Ora una petizione su Change.org rilancia una proposta concreta e dal forte valore sociale: trasformare Villa Zanelli in un centro di eccellenza marino per le persone disabili, mettendola a disposizione dell’AIAS Savona (Associazione Italiana Assistenza Spastici), la cui sede di via Famagosta è inagibile da tempo per gravi problemi strutturali.

 Firma e condividi la petizione: “Villa Zanelli ai disabili, non ai fantasmi del lusso” – Change.org

Una villa da 6,6 milioni e nessun progetto vivo

Il restauro di Villa Zanelli è stato salutato, al momento dell’inaugurazione, come un “gesto d’amore per la città” dall’assessore regionale all’urbanistica Marco Scajola. Ma a un anno di distanza, la realtà è quella di una struttura chiusa, silenziosa, e a rischio di nuovo abbandono.
L’idea iniziale di un hotel a cinque stelle si è rivelata insostenibile: solo 11 camere, numeri incompatibili con qualsiasi gestione economica, e nessun imprenditore disposto a investire.
Dopo mesi di annunci e di “manifestazioni d’interesse”, nulla si è mosso.

Nel frattempo, la villa è stata utilizzata sporadicamente per eventi pubblici o mostre temporanee, concessi con il contagocce: due esposizioni all’anno e dieci giorni di apertura del giardino.
Il resto del tempo, cancelli chiusi e silenzio, con il rischio che l’opera d’arte liberty torni a essere preda di degrado o vandalismi, come già accadde negli anni passati.

Un’eredità tradita

Eppure, la storia di Villa Zanelli è anche una questione di giustizia storica e morale.
La villa era originariamente destinata per lascito a scopi sociali e sanitari, in particolare per la cura e l’assistenza dei ragazzi disabili.
Una vocazione chiara, che nel corso del tempo è stata tradita da scelte politiche miopi e da una gestione bipartisan che ha oscillato tra abbandono e speculazione.

Negli anni, si è perfino tentato di cartolarizzare la villa — cioè venderla ai privati per far cassa — e di ridurre il suo parco storico per costruire la nuova caserma dei vigili del fuoco.
Oggi, la beffa è compiuta: una villa pubblica, restaurata con denaro pubblico, che resta chiusa al pubblico.

La proposta: Villa Zanelli per l’inclusione e il mare

La petizione, promossa da un gruppo di cittadini savonesi, rilancia una visione alternativa e di buon senso:

“Se il progetto alberghiero è fallito, se la villa non può sostenersi come hotel di lusso, usiamola per ciò che ha senso — scrivono i promotori —.
Savona e la Liguria hanno bisogno di spazi per la riabilitazione, l’attività sportiva e il turismo accessibile. Villa Zanelli può diventare un centro di eccellenza marino per i disabili, un luogo di integrazione e di vita reale, non un monumento alla retorica.”

L’idea è affidare la gestione all’AIAS Savona, garantendo alla città una funzione socio-sanitaria e sportiva legata al mare, in linea con le nuove linee guida dell’inclusione e con le politiche europee sul turismo accessibile.
La struttura, con i suoi spazi verdi e l’accesso diretto alla spiaggia, si presterebbe perfettamente a ospitare laboratori, terapie motorie in acqua, attività sportive inclusive e percorsi educativi.

Politica distratta, cittadini attivi

Mentre la Regione tace e il Comune si dice “perplesso ma non informato”, la società civile savonese si muove.
La petizione — che ha già raccolto centinaia di firme in pochi giorni — chiede alla Presidenza della Regione Liguria di rivalutare la destinazione d’uso della villa e di fermare la corsa all’abbandono e al degrado.
Non è solo una battaglia simbolica: è la rivendicazione del diritto dei cittadini di decidere come utilizzare i beni pubblici pagati con soldi pubblici.

Un bene comune, non un trofeo elettorale

Villa Zanelli è costata oltre 6 milioni di euro tra restauri e arredi, fondi europei e regionali.
Appartiene a tutti i liguri, e non può restare un guscio vuoto usato come vetrina politica.
L’alternativa proposta dai cittadini non è solo eticamente nobile, ma anche economicamente sensata: un centro per disabili vivrebbe di attività, convenzioni, turismo sociale e progetti europei, e soprattutto restituirebbe alla città un simbolo vivo.

Oggi Villa Zanelli è come una diva dimenticata, bellissima ma sola.
Savona non può permettersi di lasciarla marcire un’altra volta dietro un cancello chiuso.
Chi crede nel valore dell’inclusione, della trasparenza e del bene comune può fare una cosa semplice ma decisiva:

 Firmare la petizione su Change.org e chiedere che Villa Zanelli torni a vivere — per tutti, non per pochi.

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