
Eppure, oggi qualcosa si muove.
Secondo quanto annunciato da Arte Genova, entro giugno potrebbe finalmente arrivare un gestore per questa perla liberty affacciata sul mare. Una proposta concreta c’è: arriva da un gruppo imprenditoriale piemontese già attivo in Liguria, pronto – almeno sulla carta – a trasformare la villa in ciò che doveva essere fin dall’inizio: una struttura turistico-ricettiva di alto livello, con hotel e ristorante.
Dopo anni di silenzio, è già una notizia.
Il ritorno della speranza
La vicenda di Villa Zanelli è nota: oltre 6,6 milioni di euro investiti dalla Regione per un restauro impeccabile, concluso nell’estate del 2023. Un intervento che ha restituito alla città uno dei suoi gioielli architettonici più eleganti.
E qui arriva il punto.
Restaurare non significa far vivere.
Per tre anni la villa è rimasta perfetta ma immobile, come una cartolina senza destinatario. Giardini che tornano a riempirsi di erbacce, sale vuote, finestre chiuse. Una bellezza congelata.
Ora, finalmente, una proposta che sembra “sostenibile a livello economico e tecnico”, come ha spiegato l’amministratore unico Paolo Gallo. Seguirà una gara pubblica, con tempi abbastanza rapidi: trenta giorni per il bando, trenta per le valutazioni. Se tutto filerà liscio, entro giugno si potrebbe avere un nome.
Condizionale d’obbligo, ma necessario.
L’ottimismo necessario (ma non ingenuo)
È giusto essere ottimisti. Perché ogni città ha bisogno di credere che i propri simboli possano tornare a vivere.
Villa Zanelli non è solo un edificio: è identità, memoria, potenziale. Un luogo che può davvero diventare un punto di riferimento turistico e culturale per Savona.
Ma l’ottimismo, da solo, non basta.
Perché le domande restano tutte lì, sul tavolo:
- Un hotel di lusso con appena 11 camere può davvero reggere economicamente?
- Chi investirà in arredi e gestione in un contesto urbanistico ancora incerto?
- Quanto pesano la vicinanza della caserma dei vigili del fuoco e il degrado dell’area circostante?
- E soprattutto: quale visione c’è dietro, oltre la singola operazione?
Sono interrogativi concreti, non polemiche.
Il vero problema: la funzione, non il restauro
Il caso di Villa Zanelli racconta una verità scomoda: la politica, negli ultimi anni, si è spesso fermata alla fase più visibile – quella dei lavori, dei finanziamenti, delle inaugurazioni.
Ma la parte difficile viene dopo.
Dare una funzione sostenibile a un bene pubblico richiede mercato, strategia, visione di lungo periodo. Non basta “immaginare” un hotel di lusso: bisogna capire se quel modello può stare in piedi, in quel luogo, in quel contesto.
E qui, forse, si è sbagliato qualcosa all’inizio.
Una seconda occasione (da non sprecare)
La proposta in arrivo rappresenta una seconda possibilità. Forse l’ultima.
Se la gara andrà a buon fine, Villa Zanelli potrà finalmente accendersi: luci nelle stanze, tavoli apparecchiati, persone nel parco. Vita vera, non solo architettura.
Ma se anche questa occasione dovesse arenarsi, il rischio è quello di trasformare definitivamente la villa in un monumento all’incompiuto.
Bellissimo, certo. Ma inutile.
In attesa di giugno
Savona, oggi, è sospesa tra entusiasmo e diffidenza.
È giusto sperare. Ma è altrettanto giusto osservare, chiedere, pretendere chiarezza.
Perché il vero capolavoro non è restaurare una villa. È farla vivere.
