
Un tempo, il pensiero del sovrano i sudditi potevano leggerlo sugli editti esposti sulla pubblica piazza.
Ora le imperdibili pensate dei nuovi signorotti si possono leggere sui quotidiani e perfino sui social media, nel cui mare magnum sguazzano indisturbati, sempre però allineati e coperti rispetto ai desiderata del sovrano.
E allora li senti disquisire di occasioni irrinunciabili di sviluppo e di altre simili amenità come se l’energia prodotta da un inceneritore fosse la panacea di tutti i mali.
Parlano dei comitati del no, di posizioni preconcette, ma ben si guardano di partecipare ai convegni dove tecnici qualificati, non prezzolati e indipendenti spiegano l’enorme impatto degli inceneritori di ultima generazione a fronte degli scarsi benefici.
I nostri eroici prodi però ben si guardano dall’enunciare quali siano i reali benefici e gli inevitabili costi sulla qualità dell’ambiente e sulla vita in senso lato che un tale impianto industriale comporterebbe.
Sì, perché un inceneritore è un impianto industriale che non sviluppa occupazione, produce poco e brucia molto e inquina come un’industria chimica.
E invece loro promettono sviluppo, occupazione, adeguamento di strade e ferrovie, dimenticandosi che solo il passaggio del Giro d’Italia ha permesso di rivedere qualche centinaio di metri quadrati d’asfalto prima che su quelle strade piene di buche qualcuno ci lasciasse la pelle.
Gli stessi che si preoccupano ora di sviluppo sono quelli che da decenni, dopo il fallimento della chimica pesante, nulla hanno fatto per impedire lo svuotamento economico e sociale della Val Bormida, favorendo solo operazioni speculative o di facciata, che nulla hanno a che vedere con un reale sviluppo sostenibile.
Parla per tutti l’ignavia sulla questione Funivie, che stante la nota situazione della rete autostradale, ha ridotto quasi al collasso la S.P. 29 del Colle di Cadibona.
Tanto si sa, i sudditi sono creduloni e hanno la memoria corta e si può promettere anche un milione di posti di lavoro, di berlusconiana memoria.
Prima di vederci imporre di nuovo anche lo ius primae noctis, sarebbe auspicabile un risveglio delle coscienze per evitare che sovrani, vassalli, valvassori e valvassini ci conducano a sprofondare in un medioevo ancora più buio.
P.S.: per gli allergici ai comitati, sottolineo che parlo e scrivo a titolo personale, almeno fino a quando si potrà.
Sergio Restagno, Dego






