In Val Bormida, a pochi chilometri di distanza, convivono due storie che sembrano scritte in universi paralleli. Da una parte si celebra l’acqua più pura della Liguria, l’“oro blu” delle Terme Vallechiara, pronta addirittura a conquistare Dubai e gli Emirati Arabi. Dall’altra, sullo stesso territorio già provato da decenni di inquinamento industriale, si insiste nell’imporre un inceneritore che rischia di contraddire ogni sforzo di tutela ambientale.
L’acqua più pura che va nel mondo
La rinascita della Nova Terme Vallechiara di Altare è una storia industriale positiva, e non se ne vedono molte in zona.
L’azienda, tornata pienamente operativa grazie a una proprietà italo-araba, ha investito più di 10 milioni per riportare sul mercato un’acqua considerata fra le più leggere in commercio: residuo fisso minimo, controlli rigidissimi, filiera totalmente automatizzata.
Un impianto all’avanguardia progettato per mantenere immutata la qualità dell’acqua, esaltandone la purezza. Una realtà che dà lavoro, cresce, guarda ai mercati di Dubai, Doha, Riad e intende imbottigliare oltre 20 milioni di bottiglie l’anno, esportandone il 70% nel Golfo Persico.
Un prodotto che si presenta come eccellenza e ambasciatore della Val Bormida nel mondo. E giustamente viene celebrato.
Fin qui la buona notizia. Perché poi c’è il resto.
La contraddizione: sullo stesso territorio si vuole costruire un inceneritore
Mentre Vallechiara esalta la purezza dell’acqua, gli amministratori locali e regionali portano avanti — con ostinazione degna di miglior causa — il progetto di un inceneritore proprio in Val Bormida.
Un territorio che da decenni paga un prezzo altissimo sul piano ambientale e sanitario: industrie dismesse, aree contaminate, una qualità dell’aria già compromessa e una popolazione stanca di essere la discarica industriale della Liguria.
Un inceneritore significa inevitabilmente emissioni:
- polveri ultrafini, le più pericolose perché penetrano nei polmoni e nel sangue;
- CO₂, in particolare dalla combustione della plastica;
- ossidi di azoto e di zolfo;
- metalli pesanti.
Emissioni che contrasterebbero frontalmente con l’immagine di un’acqua “pura”, “leggera”, “di qualità superiore”, esportata come eccellenza del territorio.
È difficile conciliare la narrazione di una Val Bormida che offre acqua salutare e incontaminata con quella di una valle che deve bruciare tonnellate di rifiuti ogni anno.
Due identità incompatibili. Due idee di futuro che si annullano a vicenda.
Due traiettorie opposte dello stesso territorio
Da un lato:
- innovazione, eco-sostenibilità dichiarata, investimenti privati, lavoro, un prodotto naturale che punta all’eccellenza;
dall’altro:
- un impianto industriale altamente impattante, emissioni, proteste, migliaia di firme, una popolazione che teme per la propria salute e un territorio che rischia di perdere ulteriormente attrattività.
La domanda sorge spontanea: come può un territorio che produce acqua di altissima qualità ospitare, contemporaneamente, un inceneritore?
Come si può promuovere l’immagine dell’“oro blu” e allo stesso tempo alimentare l’idea della “valle che brucia rifiuti”?
È una contraddizione che dovrebbe imbarazzare chi amministra la cosa pubblica. E che dovrebbe spingere a una riflessione profonda sulla direzione in cui si vuole portare la Val Bormida.
La Val Bormida deve scegliere che futuro avere
La rinascita di Vallechiara dimostra che un altro modello è possibile: economia circolare, valorizzazione delle risorse naturali, filiere corte, innovazione.
L’inceneritore, invece, rappresenta l’ennesima scorciatoia industriale di un’altra epoca, che rischia di compromettere proprio ciò che si dichiara di voler promuovere.
La domanda finale, allora, è semplice:
Vogliamo una Val Bormida sinonimo di acqua pura o una Val Bormida sinonimo di fumo?
Perché entrambe le cose, insieme, non possono convivere.






