Val Bormida, l’aria nei limiti e la pazienza finita

La politica regionale continua a ripetere che i dati sulla qualità dell’aria sono rassicuranti. Le centraline ARPAL tra Cairo, Carcare e Cengio mostrano valori generalmente dentro i limiti di legge per PM10, PM2.5 e ossidi di azoto.

Bene.
Ma la Val Bormida non è un laboratorio statistico. È un territorio che ha già pagato abbastanza

Regione e ARLIR: la pianificazione senza territorio

Il progetto dell’inceneritore nasce dentro una logica tutta burocratica: la pianificazione dei rifiuti regionale e le valutazioni tecniche di ARLIR.
Carte, numeri, fabbisogni, modelli previsionali.

Tutto perfetto sulla carta.

Peccato che in questi documenti la Val Bormida sembri solo una casella geografica disponibile, non una comunità con una storia ambientale pesantissima.

Regione e ARLIR parlano di equilibrio impiantistico.
I cittadini parlano di equilibrio territoriale.

Sono due lingue diverse.

La memoria che la politica finge di non vedere

ACNA, discariche, bonifiche, controlli ambientali permanenti.
La Val Bormida è stata per decenni il retrobottega industriale della Liguria.

E oggi, quando si parla di inceneritore, la risposta istituzionale è sempre la stessa:
“i valori dell’aria sono nei limiti”.

È una risposta tecnicamente corretta e politicamente insufficiente.

Il territorio si muove: assemblea il 20 febbraio

Non è un caso che il dibattito stia uscendo dalle sedi istituzionali per tornare tra i cittadini.

Il coordinamento “No Inceneritore”, insieme al comitato per la tutela di Monte Cerchio, ha convocato per venerdì 20 febbraio alle ore 20.30 alla SOMS di Cairo un’assemblea pubblica dal titolo significativo:
“Invasione della Val Bormida? Basta grazie”.

Il tema è esplicito:
inceneritore, biodigestore,  discariche e pale eoliche come pressione crescente su un territorio che chiede di non essere ancora una volta il luogo dove si concentrano le scelte più impattanti.

È il segnale che la questione non è più solo tecnica o amministrativa, ma profondamente politica e sociale.

La fiducia non si costruisce con le centraline

ARPAL misura l’aria.
Ma non misura la fiducia.

E la fiducia, in Val Bormida, è stata consumata da decenni di decisioni calate dall’alto.

Per questo il dibattito sull’inceneritore continua a crescere: non è solo opposizione a un impianto, è la richiesta di cambiare finalmente logica.

Non più territorio “tecnicamente idoneo”.
Ma territorio politicamente rispettato.

La domanda che resta senza risposta

La Regione continua a spiegare perché un inceneritore serva.
Non riesce però a spiegare la domanda più semplice: perché ancora la Val Bormida?

Finché questa domanda resterà senza risposta, ogni progetto continuerà a sembrare una scelta già vista.
E già subita.

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