Val Bormida: Il coraggio di dire no, quando tutti fingono che sia un sì ragionevole

Politica divisa, comunità in trincea. E il M.O.D.A riporta sul tavolo scienza, salute e alternative concrete

C’è una costante, nella storia industriale della Val Bormida: ad ogni crisi produttiva o svolta urbanistica, qualcuno arriva con la stessa proposta travestita da novità. Si chiama “opportunità”. La formula non cambia: un impianto “necessario” al progresso, un territorio “vocato alla produzione”, la promessa di qualche posto di lavoro.
Così fu con ACNA, così con la centrale a carbone, così con la Italiana Coke. Oggi, la parola magica è termovalorizzatore.

Ma qualcosa sta cambiando, perché la memoria, finalmente, torna ad avere diritto di parola.

IL PARADOSSO POLITICO: TUTTI CONTRO, MA OGNUNO CON UNA NOTA A PIE’ PAGINA

  • Il Movimento 5 Stelle di Conte si dichiara apertamente contrario: parla di rischio sanitario, territorio già provato, gestione opaca dei residui (e cita il caso delle 27.000 tonnellate di ceneri tossiche lasciate a Cairo).
    Ma allo stesso tempo è alleato  con il PD in Liguria e altrove, dove gli inceneritori già esistono e vengono difesi come strumenti “di chiusura del ciclo”.
    Insomma: No qui, ma sì altrove.
  • Il Partito Democratico ligure dice di no al termovalorizzatore in Val Bormida e invoca priorità diverse: messa in sicurezza idrogeologica, sanità territoriale, viabilità, sviluppo pulito.
    Ma è altrettanto vero che nelle regioni dove governa (Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia in parte) gli inceneritori non solo ci sono, ma si espandono.
  • Il centrodestra, almeno su questo, è compatto: sì all’inceneritore, ed è in pieno pressing sui sindaci.
    L’asse Vaccarezza – Ripamonti – Olivieri si sta muovendo con intensità: si passa dal ”forse”, al “valutiamo”, fino al “è un’opportunità strategica”.
    E dove non arriva la persuasione, spunta la minaccia: “Si farà anche con l’esproprio”, parole di Marco Bucci.

Il quadro politico è chiaro: il territorio è la moneta di scambio.

 

LA LEZIONE DEL M.O.D.A DELL’INDIMENTICABILE AGOSTINO TORCELLO: LA SCIENZA NON È UN OPTIONAL

Nel documento firmato da Virginio Fadda (biologo) e Marco Caviglione (medico) riportato da La NuovaSavona, riprendendo il lavoro di Agostino Torcello,  il passaggio chiave è netto:

Incenerire CSS non è una soluzione moderna, ma la prosecuzione di un modello industriale dannoso.

Perché?

  • Produce diossine, metalli pesanti, nanoparticelle ultrafiniimpossibili da filtrare.
    • Le ceneri prodotte sono rifiuti pericolosida smaltire in discariche speciali.
    • L’incenerimento non incentiva la raccolta differenziata, ma la riduce perché conviene bruciare.
    • È incompatibile con il principio europeo DNSH (Do Not Significant Harm), necessario per accedere ai fondi europei e PNRR.
    • Gli studi epidemiologici più recenti documentano:
  • aumento di tumori specifici (fegato, mammella, linfomi),
  • nascite pretermine e basso peso neonatale,
  • incremento di malattie cardiopolmonari, anche con impianti moderni.

Il punto decisivo è questo: non conta quello che esce dal camino in concentrazione, ma quanto si accumula nel tempo nella catena alimentare locale.

Val Bormida è già un laboratorio doloroso di cosa significhi bioaccumulo industriale.

L’ALTERNATIVA ESISTE – È OPERATIVA – ED È ITALIANA

Non è utopia, non è teoria.
A Brescia esiste l’impianto di riciclo a freddo più avanzato d’Europa, capace di:

  • riciclare il 95% delle plastiche,
  • senza combustione,
  • senza emissioni tossiche.

Finanziabile interamente con Recovery Fund / PNRR.

Mentre la Regione Liguria fissa un obiettivo di raccolta differenziata fermo al 65%, la UE chiede 90% entro il 2030.
Un inceneritore obbligherebbe invece a garantire un volume minimo di rifiuti da bruciare per 20–30 anni: un vincolo industriale che uccide l’economia circolare.

Per dirla senza foglie di fico:
Se fai l’inceneritore, sei obbligato a produrre rifiuti.
E quindi a non riciclare.

IL NODO TERRITORIALE

La Val Bormida non è “terra vuota”.
È terra ferita, sì.
Ma è anche:

  • corridoio turistico tra mare e Langhe,
  • territorio di produzioni agricole di qualità,
  • tessuto di PMI che cercano futuro nella riconversione pulita.

Chi dice che qui ci vuole l’inceneritore non sta progettando sviluppo, sta accettando l’inevitabilità del danno.

LA VAL BORMIDA NON È IL PIANO B DI NESSUNO

C’è una domanda che nessuno in Regione ha ancora avuto il coraggio di affrontare pubblicamente:

Perché proprio qui?

La risposta è semplice e amara:
perché si pensa che qui la gente sia stanca, povera, ricattabile, disunita.

Ma se c’è una lezione che la storia del territorio ha insegnato è questa:

Quando la Val Bormida si alza in piedi, non la sposta nessuno.

E oggi è di nuovo quel momento.

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