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Val Bormida e la riscoperta della grafite: tra memoria mineraria e nuove sfide

Nel grande mosaico del Programma Nazionale di Esplorazione lanciato dal Governo per individuare nuove risorse strategiche, un tassello si incastra proprio nel cuore dell’entroterra savonese: l’alta Val Bormida.

Dopo decenni di silenzio e miniere chiuse, l’area compresa tra Murialdo, Calizzano, Osiglia e Mallare torna sotto i riflettori grazie a un piano di indagini minerarie che punta a riscoprire – e forse rilanciare – l’estrazione di grafite e altre materie prime critiche, indispensabili per la transizione energetica e digitale.

Dalla storia alla prospettiva

La Val Bormida ha una lunga tradizione di coltivazione mineraria, in particolare di antracite e grafite, cessata nella seconda metà del Novecento. Oggi, nuove tecnologie e la crescente domanda di materiali per batterie e componentistica elettronica spingono a riaprire il capitolo minerario in una chiave più moderna e, sulla carta, più sostenibile.

Il progetto promosso da ISPRA – l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – prevede un’accurata mappatura del sottosuolo, campionamenti, analisi chimico-mineralogiche e indagini geofisiche. Nella prima fase verranno censiti affioramenti e vecchie discariche minerarie. Successivamente, saranno utilizzate sofisticate tecniche di prospezione: dalla tomografia elettrica alla polarizzazione indotta fino ai rilievi elettromagnetici aerei.

Non solo grafite

Oltre al carbonio grafitico – risorsa strategica per la filiera dei veicoli elettrici – il progetto esplorativo mira a individuare altre materie prime critiche (CRMs): vanadio, piombo, zinco, argento e persino tracce d’oro. Un potenziale giacimento “multimetallico” che potrebbe alimentare l’interesse di aziende nazionali e investitori esteri.

Secondo le stime, i primi risultati preliminari arriveranno entro metà 2026, quando saranno tirate le somme su qualità, quantità e sostenibilità economica delle eventuali attività estrattive.

Economia, ambiente e consenso sociale

I promotori parlano di un’operazione con molteplici ricadute:

L’altro lato della medaglia resta però quello che storicamente accompagna ogni progetto di escavazione: l’impatto ambientale e la coabitazione con un territorio di pregio paesaggistico e fragile equilibrio ecologico. Per questo ISPRA sottolinea la volontà di avviare un percorso di dialogo trasparente con le comunità, accompagnando le attività con informazioni aggiornate e scientificamente fondate.

Tra gli scenari di medio termine si ipotizza anche un ampliamento delle indagini, con carotaggi in profondità e test di flottazione della grafite per verificarne le potenzialità industriali. In parallelo, si valuta la possibilità di trasformare parte dell’eredità mineraria in attrazione turistica e culturale, come già avvenuto in altre regioni italiane.

Una scommessa sul futuro

Il ritorno della grafite savonese si inserisce in un contesto internazionale di crescente domanda di minerali critici, mentre l’Europa si interroga su come ridurre la dipendenza dall’import cinese. In questo scenario, la Val Bormida potrebbe diventare un piccolo tassello di una strategia nazionale più ampia, che ambisce a coniugare sicurezza degli approvvigionamenti e rigenerazione economica di territori marginalizzati.

Un futuro ancora tutto da scrivere, tra aspettative di sviluppo e timori di nuove ferite ambientali. L’unica certezza è che, dopo decenni di oblio, le montagne di Murialdo e Calizzano tornano a far parlare di sé. E stavolta non solo per la memoria di un’epoca industriale che sembrava sepolta.

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