Val Bormida compatta contro l’inceneritore: anche Millesimo dice NO. Una valle che non vuole più essere sacrificata

La Val Bormida continua a mandare segnali forti e inequivocabili: l’idea di costruire un inceneritore sul territorio non solo non convince, ma genera una contrarietà sempre più ampia, trasversale e consapevole. L’ultima conferma arriva da Millesimo, dove un Consiglio comunale affollatissimo ha approvato all’unanimità il documento firmato dai 19 sindaci della valle. Una decisione politica non rituale, che ha il sapore di una presa di posizione definitiva: la Val Bormida non intende più essere trattata come un’area di sacrificio.

Una sala piena, una comunità sveglia

Nella sala comunale  non c’era più un posto a sedere. Amministratori, cittadini, comitati, famiglie: una presenza che non si vedeva da anni e che testimonia quanto il tema sia sentito. Fuori, altre decine di persone hanno seguito la seduta dai corridoi o dalla piazza.

La partecipazione, da sola, racconta tutto: la valle è attenta, si informa, discute, pretende risposte. E soprattutto ha capito che questa partita segnerà il futuro del territorio per generazioni.

Una valle fragile che non sopporta altri rischi

Le ragioni del “no” non sono ideologiche, ma si basano su dati tecnici e sanitari già noti da tempo. La Val Bormida è una valle chiusa, con scarsa ventilazione e storicamente gravata da decenni di emissioni industriali, insediamenti chimici e crisi ambientali ancora vive nella memoria collettiva.

Aggiungere un inceneritore significherebbe:

  • aumentare la concentrazione di microinquinanti in un’area già critica

  • peggiorare la qualità dell’aria in un microclima sfavorevole alla dispersione

  • generare impatti diretti sulla salute pubblica

  • compromettere la rinascita turistica e agricola che la valle sta faticosamente costruendo

Molti interventi nelle assemblee dei mesi scorsi lo hanno ribadito: un termovalorizzatore in Val Bormida sarebbe un errore storico.

Il Coordinamento No Inceneritore: “Difendere il territorio non è uno slogan”

Il Coordinamento, molto attivo da mesi, parla di una consapevolezza in crescita e di un coinvolgimento che non si vedeva da tempo. Assemblee pubbliche, dossier, banchetti informativi, raccolte firme, presenze costanti ai Consigli comunali: il movimento sta trasformando la protesta in un percorso civico strutturato.

«La difesa del territorio – spiega la portavoce Daniela Prato – non è una bandiera da agitare, ma la condizione per garantire un futuro possibile alla valle».

Tensione in aula: la mozione dell’opposizione viene bocciata

La serata ha registrato però anche momenti tesi. La maggioranza ha respinto la mozione presentata dal gruppo di opposizione “SiAmo Millesimo”, che chiedeva di comunicare formalmente alla Regione il “no” del Comune all’inceneritore.

Secondo la minoranza, il voto contrario è stato accompagnato da una polemica evitabile: il sindaco avrebbe insinuato dubbi sulla paternità del testo, contestazione giudicata offensiva dal capogruppo Manuele Benzi, che ha rivendicato con forza la propria professionalità e il diritto-dovere di firmare atti politici senza essere delegittimato.

Per la maggioranza, invece, la mozione era carente nelle motivazioni e superata dal documento dei sindaci, considerato “il vero atto politico di riferimento”.

Uno scontro che dimostra come il tema non solo stia mobilitando i cittadini, ma stia anche ridefinendo gli equilibri politici locali.

I 19 sindaci fanno fronte comune

Con Millesimo salgono a diversi i Comuni che hanno approvato formalmente il documento unitario. Una compattezza rara, che restituisce un messaggio chiaro alla Regione:

la Val Bormida è unita e non accetterà calcoli o imposizioni dall’alto.

Ed è proprio questa compattezza a fare la differenza: amministrazioni di colori politici diversi parlano con una voce sola, condizione che in passato non sempre era stata garantita.

Una valle che ha memoria

In Val Bormida le ferite ambientali non si sono mai rimarginate completamente. Per questo l’opposizione all’inceneritore non nasce dalla paura, ma dall’esperienza. La popolazione ha già visto cosa significa convivere con industrie impattanti, emissioni poco controllate, promesse di compensazioni mai mantenute.

Oggi la valle sembra voler dire: “Mai più”.

Il ruolo dei cittadini: la partita non è chiusa

Il documento approvato è un passo importante, ma la partita è tutt’altro che finita. La Regione non ha ancora espresso una posizione definitiva, né ha stralciato l’ipotesi del termovalorizzatore dall’agenda dei possibili scenari.

Per questo il Coordinamento annuncia nuove iniziative:

  • assemblee nei Comuni

  • banchetti informativi

  • approfondimenti tecnici

  • nuove raccolte firme

  • una presenza costante ai Consigli comunali

È proprio la partecipazione dal basso che finora ha dato forza alla mobilitazione e che continuerà a farlo.

La valle si è svegliata, e questa volta non farà un passo indietro

Millesimo diventa un tassello di un mosaico più grande: una valle che non vuole essere zittita, che non vuole più essere il retrobottega industriale della Liguria, che difende l’ambiente non per moda ma per sopravvivenza.

La Regione dovrà ascoltare questo segnale.

Perché quando una comunità intera – amministratori, cittadini, associazioni, tecnici – si muove insieme, non è più solo una protesta: è un popolo che difende la propria casa.

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