A Vado Ligure tornano i metri, i righelli e – immaginiamo – anche il compasso.
I vigili sono di nuovo in strada a misurare dehors e insegne dei negozi. Centimetro più, centimetro meno. Con una concentrazione che non si vedeva dai tempi delle grandi emergenze… quelle vere, però, no.
La scena è ormai un classico: negozianti rassegnati, clienti incuriositi, metri srotolati con solennità. Sembra di assistere a un censimento geometrico della crisi: non si contano le serrande abbassate, si misurano i tavolini.
Era già successo.
Poi erano arrivate le proteste.
Poi una pausa di riflessione.
Ora si ricomincia, perché certe tradizioni non muoiono mai. Come il controllo del centimetro ribelle.
Il messaggio è chiarissimo: a Vado Ligure il problema non è il degrado, non è la desertificazione commerciale, non è l’assenza di una visione.
Il problema è il dehors che sconfina di cinque dita.
L’insegna che osa respirare.
La sedia che invade il suolo pubblico senza autorizzazione morale.
Così, mentre la città fatica, qualcuno veglia sull’ordine millimetrico.
Perché magari Vado non sarà prospera, ma sarà perfettamente allineata.






