Vado Ligure, la “riqualificazione” che sa di cemento: torri, centri commerciali e colline che spariscono

C’è una parola che a Vado Ligure ormai suona come una presa in giro: riqualificazione.
Perché dietro questa parola elegante, negli ultimi atti amministrativi, sembra nascondersi una cosa molto più semplice e molto più vecchia: cementificazione.

Basta… leggere  ….l’ordine del giorno del Consiglio comunale del 13 maggio per capire la direzione presa.
Al punto 8 si parla dell’area ex Officine Ferrero: uno strumento urbanistico attuativo in variante, cioè cambio delle regole per costruire di più e diversamente rispetto a prima.

Tradotto: un mega centro commerciale e due torri residenziali.

Non esattamente un giardino pubblico.

Dalle fabbriche ai centri commerciali: il solito film

L’area ex Ferrero rappresentava un pezzo di storia industriale.
Oggi diventa l’ennesimo tassello di una trasformazione già vista mille volte:

  • prima si chiude la produzione
  • poi si lascia degradare l’area
  • infine arriva il progetto “miracoloso”
  • e guarda caso… è sempre cemento

Il tutto condito da una variante urbanistica, cioè quella scorciatoia amministrativa che permette di piegare il piano regolatore alle esigenze del progetto, e non viceversa.

Punto 7: “valorizzazione ambientale”… con espropri e urbanizzazione

Non è finita.
Al punto 7 dello stesso ordine del giorno si parla di acquisizione di terreni tra Porto Vado e San Genesio per una presunta:

“riqualificazione sostenibile e valorizzazione ambientale”

Parole bellissime.
Peccato che, spesso, queste operazioni siano il preludio a nuove urbanizzazioni mascherate da interventi green.

Perché ormai il copione è noto:
si parte con parchi, percorsi, valorizzazione…
e si finisce con parcheggi, strutture, consumo di suolo.

E intanto si tagliano le colline

Come se non bastasse, negli stessi giorni arriva anche un altro tassello:
il via libera a un intervento per rimuovere una porzione di collina e creare un nuovo piazzale logistico.

Tradotto dal burocratese: si scava, si spiana e si cementa.

Altro che sostenibilità.

Il grande equivoco: sviluppo o saturazione?

La domanda vera è una sola:
Vado ha davvero bisogno di tutto questo?

  • Un nuovo centro commerciale, quando il commercio locale è già in difficoltà
  • Due torri residenziali, in un territorio già saturo
  • Nuovi piazzali logistici, in una zona già sotto pressione ambientale

O siamo davanti all’ennesima operazione dove lo sviluppo è solo sulla carta, mentre il consumo di territorio è molto reale?

Il rischio: perdere territorio senza guadagnare futuro

Il problema non è essere contro tutto.
Il problema è capire che tipo di sviluppo si vuole.

Perché qui il rischio è evidente:

  • si perde suolo
  • si modifica irreversibilmente il paesaggio
  • si aumenta il carico urbanistico
  • senza una reale visione di lungo periodo

E alla fine resta solo una cosa: più cemento e meno identità.

A Vado Ligure la parola “riqualificazione” sembra sempre più una formula magica.
La pronunci, e tutto diventa accettabile: torri, centri commerciali, sbancamenti.

Ma i cittadini non sono stupidi.
Sanno distinguere tra un progetto che migliora il territorio e uno che lo consuma.

E qui il dubbio è forte: non sarà che, dietro la riqualificazione, si nasconde semplicemente
l’ennesima colata di cemento ben confezionata?

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