Ci arrivano nuove segnalazioni, accompagnate da fotografie, su una situazione di degrado che a Vado Ligure sembra ormai essersi trasformata da emergenza in abitudine.
Sul piazzale marittimo viene segnalata la presenza di persone di etnia rom che stazionano nell’area con tende, panni stesi e sistemazioni di fortuna. Le immagini documentano inoltre condizioni di sporcizia e generale degrado che meriterebbero quantomeno un intervento di verifica e pulizia.
Il problema, naturalmente, non è l’appartenenza etnica di chi occupa gli spazi, ma una domanda molto più semplice: le regole sull’utilizzo delle aree pubbliche valgono per tutti oppure, in alcune zone di Vado, sembrano diventate facoltative?
E poi c’è un tratto di via Pertinace, dove la situazione appare persino più paradossale perché, secondo quanto ci viene riferito, si trascina ormai da anni.
Una strada comunale sarebbe infatti occupata in maniera pressoché permanente da veicoli e mezzi riconducibili a un sedicente meccanico-carrozziere, con conseguenze sul normale utilizzo della via e, secondo le segnalazioni ricevute, arrivando di fatto a inibire o rendere difficoltoso il passaggio.
Non parliamo quindi di un episodio occasionale, di un’auto lasciata qualche ora dove non dovrebbe stare o di una situazione comparsa ieri. Parliamo di un’occupazione della via che i residenti segnalano da tempo e che, proprio perché dura da anni, rende ancora più difficile comprendere come possa essere stata tollerata così a lungo.
Le fotografie che pubblichiamo pongono dunque una questione che va oltre il semplice decoro urbano. Se un’attività utilizza stabilmente una strada pubblica come se fosse l’estensione di un’officina privata, è legittimo chiedersi quali controlli siano stati effettuati, se l’attività sia regolarmente autorizzata e a quale titolo possa essere occupato quello spazio pubblico.
Sono domande, non accuse. Ma dopo anni diventano domande piuttosto pesanti.
Perché a Vado, come in qualsiasi altro Comune, un cittadino che occupa abusivamente suolo pubblico rischia una sanzione. Un commerciante deve rispettare autorizzazioni, concessioni e prescrizioni. Chi esercita un’attività artigianale deve possedere i requisiti previsti dalla legge.
E allora via Pertinace appartiene ancora alla collettività o qualcuno, con il trascorrere degli anni, l’ha trasformata nella propria officina a cielo aperto?
Sul piazzale marittimo come in via Pertinace il punto è lo stesso: non servono proclami sul decoro, ma controlli e regole applicate senza figli e figliastri.
Se tutto è regolare, il Comune lo spieghi ai cittadini. Se invece non lo è, intervenga.
Perché quando una situazione irregolare dura qualche giorno può essere una disattenzione. Quando dura anni, la domanda inevitabile diventa un’altra: possibile che nessuno abbia visto nulla?






