Vado, il porto della cocaina: quando essere “al centro del mondo” assume un significato inatteso

Le cronache di questi giorni raccontano una realtà che fa riflettere. Nel porto di Vado Ligure, in appena tre settimane, sono stati sequestrati circa 770 chilogrammi di cocaina, nascosti tra container di platani e banane provenienti dal Sud America. Un dato che si aggiunge a un bilancio ancora più impressionante: 3,5 tonnellate di cocaina sequestrate in Liguria dall’inizio del 2026, con la regione che rappresenta il 18,2% di tutti i sequestri portuali effettuati in Italia.

Numeri che dimostrano, da un lato, l’efficacia delle indagini di Guardia di Finanza, Dogane e forze dell’ordine, ma che dall’altro inevitabilmente fanno nascere qualche domanda.

La prima è quasi inevitabile: se sono state sequestrate tre tonnellate e mezzo di cocaina, quanta droga è riuscita invece a superare i controlli? È una domanda che probabilmente nessuno potrà mai quantificare con precisione, ma che rende l’idea delle dimensioni del fenomeno.

La seconda è più curiosa che preoccupata: che fine fanno tutte queste tonnellate di cocaina una volta concluse le procedure giudiziarie? Vengono distrutte in impianti autorizzati, sotto stretto controllo delle autorità. Ma, visto il dibattito che da mesi anima la Liguria sull’ipotesi di costruire un inceneritore, qualcuno potrebbe scherzare chiedendosi se finiranno proprio lì. Naturalmente è soltanto una battuta: la distruzione della droga segue procedure rigidissime e dedicate.

Le dichiarazioni dello Slip-Cgil meritano però attenzione. Il sindacato ricorda che nessun sequestro avviene per caso: dietro ogni operazione ci sono analisi dei flussi commerciali, studio delle rotte, controlli documentali, esperienza investigativa e personale altamente specializzato. Scanner e cani antidroga sono strumenti preziosi, ma da soli non bastano. Servono investimenti, formazione e soprattutto organici adeguati, perché il traffico commerciale cresce molto più velocemente delle risorse destinate ai controlli.

Ed è qui che riaffiora un ricordo destinato a strappare un sorriso amaro.

All’inaugurazione della nuova piattaforma portuale qualcuno proclamò con orgoglio che “Vado è il centro del mondo”. All’epoca il riferimento era allo sviluppo logistico, ai traffici commerciali e alle prospettive economiche.

A distanza di qualche anno, però, quella frase suona quasi profetica.

Perché se da una parte il porto continua a crescere e ad attirare traffici internazionali, dall’altra sembra essere entrato anche nelle rotte preferite dei narcotrafficanti sudamericani.

Certo, nessuno può imputare al porto la responsabilità dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. Anzi, proprio i sequestri dimostrano che i controlli funzionano. Ma è altrettanto evidente che maggiore è il volume delle merci, maggiore diventa l’interesse delle organizzazioni criminali.

Insomma, Vado è davvero diventata un crocevia internazionale.

Forse, però, la prossima volta che qualcuno parlerà del porto come del “centro del mondo”, sarà opportuno specificare di quale mondo si sta parlando.

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